Boris Becker nega i debiti: 'Su di me false accuse e menzogne'


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Boris Becker nega i debiti: 'Su di me false accuse e menzogne'

Per la prima volta, intervistato dal sito svizzero NZZ, Boris Becker ha affrontato il delicato tema riguardante i suoi presunti ingenti debiti da pagare. Il debitore apparentemente più grande è Hands Dieter Cleven, 74enne tedesco imprenditore ed ex partner di affari del sette volte campione Slam.

Cleven ritiene di essere in credito con Becker di più di 40 milioni di franchi svizzeri, equivalenti a 34 milioni di euro. È la verità? «Non è così - ha negato l'ex tennista tedesco -.

Il tribunale di Zug non ha riconosciuto questa somma, che non è stata nemmeno presa in considerazione. Dietro a questa presunta somma c'è un collegamento molto complicato inerente varie società, che il sig.

Cleven e io abbiamo fondato insieme 15, 16 anni fa. L'ho conosciuto nel 1999 a Dusseldorf in occasione della Coppa del Mondo. Mi chiese se fossi disposto ad acquisire il 50% del centro di tennis di Völkl per promuovere il marchio con la mia immagine e, naturalmente, lavorare sullo sviluppo e il marketing del club.

Concordammo che non avrei dovuto pagare nulla né correre rischi finanziari. All'epoca stavo per ritirarmi dal professionismo e cercavo di ri-orientarmi. Volevo rimanere nell'ambito del tennis. Cleven fu per me come un mentore, mi diede una buona opportunità per fare un primo passo in questa direzione». Proprio in quel periodo, furbescamente Becker spostò la propria residenza a Monte Carlo, con l'intenzione di non pagare tasse.

Da lì la nascita dell'ennesimo debito, che Cleven «si dimostrò propenso a pagare. Ho avuto contratti di sponsorizzazione ben curati e continui, nonché la proprietà immobiliare e quindi anche dei beni.

La mia proposta era quella di fondare una società congiunta in Svizzera in modo da ridargli l'anticipo condividendo il 50% dei profitti. Si offrì di pagare tutte le mie spese professionali e private. In cambio, ho speso tutto il reddito che avevo investendone il 50%». «I problemi sono iniziati quando mi sono spostato a Küsnacht vicino a Zurigo.

Cleven era strettamente contrario perché naturalmente lì ho trovato altri consulenti e mentori. La sua influenza scompariva sempre di più. Poi ho capito che stesse beneficiando significativamente più lui da me che io da lui, e che il nostro accordo non fosse giusto: i contratti e il marchio erano al 100% miei, ma dovevo dargli la metà dei guadagni.

Nel frattempo la mia vita è cambiata, nel 2009 ho sposato la mia allora ragazza, Lilly, e abbiamo avuto un figlio. Ciò ha cambiato completamente lo scenario. La collaborazione è diventata una lotta.

Ciò è degenerato in accuse e richieste assurde come i 40 milioni di franchi». Lo scorso 21 giugno è stato dichiarato in bancarotta. Come ha gestito questa situazione? «Il verdetto è arrivato quattro giorni prima dell'inizio del torneo di Wimbledon.

Dovete sapere che questo è il momento più importante dell'anno per il marchio Boris Becker. Vivo a Wimbledon, lavoro per la BBC lì e ho molti impegni con gli sponsor durante il torneo. Tre giorni dopo la finale, mi sono operato alla caviglia, e nel frattempo leggevo praticamente ogni giorno nuovi dettagli sul mio presunto fallimento.

Ho concluso il mio lavoro presso Eurosport agli US Open il 10 settembre e ho incontrato Mark Ford (il suo fiduciario, ndr) per la prima volta il 13 settembre. Da quel giorno lavoriamo su come risolvere la questione. Purtroppo, tra giugno e settembre, alcuni media - soprattutto quelli tedeschi - hanno dato vita a una guerra nei miei confronti, con notizie false e accuse.

Sono stato accusato di cose davvero assurde. Sono stato zitto per mia scelta. In questa intervista non sto dando opinioni, ma raccontando la realtà dei fatti. E per raccoglierli, c'è voluto tempo.

Sono qui oggi e riesco a dimostrare tutto quello che dico». Proprio su quella dichiarazione di bancarotta, causata da debiti con una banca inglese, Becker ha detto che questa vuole «circa 3.5 milioni di euro più interessi».

Da un lato non contesta la richiesta, dall'altro non è d'accordo sul valore degli interessi. «Chiedono il 25% del totale, io ritengo vada bene il 3-5%». Hans Dieter Cleven gli ha dato i soldi necessari a pagare i debiti fiscali.

Ma poi li ha restituiti? «Nel momento in cui mi sono trasferito dalla Germania alla Svizzera, non mi ha dato più nulla. Ha pagato i debiti della società che prima si chiamava Becker Cleven International (BCI), poi Boris Becker GmbH.

In precedenza, dalla stessa aveva ottenuto dividendi e profitti. La realtà è che al momento il signor Cleven mi deve 90.000 franchi di spese legali per la prima parte del processo. Tutto il resto è una sciocchezza«, ha detto Becker, aggiungendo che le sue due società - Becker Private Office nel Regno Unito e BB SARL in Svizzera - non sono direttamente interessate al processo.

«Ho abbastanza partnership nazionali e internazionali per continuare a pagare il mio personale e a condurre una vita. Non voglio pagare per cose che non ho fatto», ha concluso convinto.

Un'intervista che non cancella i dubbi sulla sua complessa situazione finanziaria. I debiti totali ammonterebbero a più di 60 milioni di euro (il che significa che è stato sperperato un patrimonio da 145 mln), non solo con Cleven ma anche con industrie nigeriane di olio e gas e altri 13 investitori.

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