Gabriela Sabatini: ´Ecco come ho sconfitto la talassemia. Vinci, Schiavone e Suarez Navarro le mie preferite´


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Gabriela Sabatini: ´Ecco come ho sconfitto la talassemia. Vinci, Schiavone e Suarez Navarro le mie preferite´

Dopo aver sollevato il suo unico trofeo del Grand Slam 25 anni fa a New York, Gabriela Sabatini ha lasciato il segno nella storia del tennis. Nonostante abbia giocato affetta da talassemia (malattia ereditaria che comporta l'anemia, ndr), è riuscita a raggiungere la 3^ posizione del ranking WTA ed è stata una delle icone dell'epoca d'oro del circuito femminile, nella quale ha giocato contro colleghe illustri come Steffi Graf, Martina Navratilova e Monica Seles.

Famosa dentro e fuori dal campo, hanno addirittura fabbricato una moneta a suo nome negli Stati Uniti ed è stato dato il suo nome ad una specie di rosa. 'A marzo ho preso nuovamente in mano una racchetta dopo 4-5 anni che non giocavo' ha dichiarato Gabriela in un'intervista.

'Ho accettato perché mi piaceva l'idea di tornare a giocare al Madison Square Garden, a New York, in un'esibizione contro Monica Seles. Lo US Open era un torneo che mi piaceva parecchio e che ho giocato molte volte ed era come un sogno per me essere di nuovo lì e rivivere quei bei momenti.
Quando ho smesso di giocare a tennis, la sensazione è stata quella di una stanchezza mentale.

Ormai erano 3 anni che non mi divertivo più, mi pesava il fatto di dovermi allenare tutti i giorni e mi era sempre più difficile farlo. Ho contattato uno psicologo sportivo e mi ha fatto capire che ormai non volevo più giocare a tennis.

A volte è necessario fare un passo indietro prima che le cose peggiorino: io, in caso contrario, avrei finito per odiare il tennis'. 'Il tennis è uno dei pochi sport dove non hai un periodo di riposo, abbiamo sempre parlato a riguardo tra noi giocatori.

Io in tutto l'anno avevo solo due settimane di riposo, perché poi dovevo tornare a fare preparazione; due settimane l'anno, con tutti i tornei che uno gioca, è davvero poco. Oggi le cose sono leggermente migliorate, ma è ancora molto dura.

I giocatori ora non viaggiano solo con l'allenatore, ma anche con il fisioterapista, perché la cosa fondamentale oggi è mantenersi sani'. 'Quando uno fa lo sport che ama perché lo appassiona, non lo vede come una sofferenza.

Quando ero molto giovane ed andavo in Argentina, i miei amici uscivano per divertirsi di notte, mentre io non potevo fare altro che andare a dormire. Ho perso questa fase da ragazza giovane. Nessuno sportivo professionista può fare quel tipo di vita; sia chiaro, lo sport professionistico è molto bello, ma non è una vita facile.

Non tutti possono affrontare quel tipo di vita'. 'Mi sento fortunata a non aver giocato nel nuovo millennio, penso a tutte le reti sociali... menomale che non funzionavano a quell'epoca! A volte leggo e mi spaventa così tanta informazione, essere così in contatto con tutto e tutti.

Allora era diverso, ma nei miei confronti c'era un'attenzione speciale e non mi dava fastidio. Ho sempre sentito l'amore ed il sostegno della gente'. A PAGINA SEGUENTE, GABRIELA PARLA DI TALASSEMIA, VINCI, SCHIAVONE E SERENA WILLIAMS! 'In passato ho sofferto di talassemia, ovvero un tipo di anemia che ha reso molto basso il tasso di emoglobina.

Ho consultato vari medici ed alla fine ne ho trovato uno in Germania con il quale ho iniziato un trattamento grazie al quale ho avuto notevoli benefici'. 'Sì, sono stata l'unica ad astenermi nel votare contro il congelamento del ranking di Monica Seles dopo l'orribile accoltellamento nei suoi confronti nel 1993.

Ero molto spaventato quando è successo quello che è successo a Monica, perché chiunque di noi poteva trovarsi al suo posto. Fu uno shock davvero incredibile, sia dal lato umano che personale, così ho preso quella decisione.

Dentro il campo siamo giocatrici, ma fuori siamo persone'. 'Il tennis è cambiato rispetto ai miei tempi, né in meglio né in peggio secondo me. Ora c'è molta più potenza, personalmente mi piacerebbe vedere un gioco più vario, come quello di prima, ma è certo che ora colpiscono la palla veramente forte'.

'Il caso di Serena Williams è eccezionale.

A 34 anni è ancora in ottima forma, come se ne avesse 25. Ha una mentalità travolgente ed è questo che la differenzia da tutte le altre. La gente si sta abituando un po' troppo a vedere una singola giocatrice dominare il circuito e questo incomincia a stancare...

A me piacciono le giocatrici che sono in grado di trovare soluzioni varie e differenti. Le italiane Roberta Vinci e Francesca Schiavone hanno un po' questo stile che apparteneva alle generazioni passate. Anche Carla Suarez Navarro.

Io parlo molto di Carla perché mi identifico con il suo gioco. Di Garbine Muguruza invece mi piace la sua mentalità, è molto coraggiosa. Ha tutte le carte in regole per diventare una delle migliori. Credo che il mio gioco avrebbe dato fastidio a parecchie delle giocatrici di oggi, ma bisogna anche stare al passo con questo ritmo di potenza. Penso che sarei potuta stare tra le prime 10!'