Lo sfogo di Viktor Troicki: ´Io, visto come un terrorista e punito per qualcosa che non avevo fatto´



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Lo sfogo di Viktor Troicki: ´Io, visto come un terrorista e punito per qualcosa che non avevo fatto´

Il 2015 sembra essersi aperto nel migliore dei modi per Viktor Troicki. Il 28enne serbo, vincitore la scorsa settimana in quel di Sydney, ha fatto nella notte il suo esordio agli Australian Open superando con grande maturità uno scoglio difficile come Jiri Vesely.

Un ritorno che sa di rivincita per l'ex numero due di Serbia, che solo sei mesi finiva di scontare la sospensione di un anno per aver evitato un controllo antidoping. La pausa forzata dal mondo del tennis è stata, all'inizio, quasi una cosa positiva per Troicki, che ha avuto modo di poter staccare la spina dalla racchetta.

Tuttavia, già dallo scorso gennaio, Viktor aveva ripreso gli allenamenti e riacquistato la voglia di tornare in campo. “Mi sono divertito molto all'inizio – racconta il 28enne – ma poi ho iniziato a sentire la mancanza del tennis.

Sapevo di voler rientrare ed essere più forte di quanto ero stato in precedenza e ho iniziato a lavorare duramente. E credo che tutto il lavoro svolto stia finalmente pagando. Sono davvero carico per fare bene in questa mia seconda carriera”.

Il serbo, che aveva ripreso a giocare lo scorso luglio, ripartendo da un mesto 847esimo posto nel ranking ATP, è riuscito a scalare velocemente la classifica, arrivando a chiudere l'anno nei 100 e salendo questa settimana al numero 54.

Ripartire, tuttavia, non è stato facile, anche perché gli era stato imposto una sorta di ban per quanto riguardava la presenza nei vari tornei: “Una volta che era iniziato il torneo, non mi era concesso entrare.

Per loro ero come un terrorista – racconta Viktor – E' stato molto difficile. Ma ho approfittato di ogni possibilità che mi è stata data di giocare con i big del circuito”. Ripensando al suo periodo di squalifica Troicki aggiunge: “E' stato particolarmente complicato dal punto di vista mentale.

Quando sei infortunato è diverso. Ma in questo caso niente sembrava vero. È stato uno shock, il più grande della mia vita. Quando sei innocente, e sai di esserlo, ti fa male, perché vieni punito per qualcosa che non hai fatto”.

La squalifica sembra, però, averlo fatto rinascere: “Sto molto meglio adesso. Quando entro in campo mi sento più forte. Ho svolto tanto lavoro atletico e continuo ad allenarmi sempre di più. Fortunatamente, i risultati stanno arrivando”.

Cosa è cambiato rispetto al passato? “Sicuramente faccio alcune cose meglio rispetto al passato. Tuttavia, credo che la più grande differenza sia data dal fatto che mi diverto a stare in campo, sono più sciolto e fiducioso nelle mie capacità.

Certo, la fiducia è una conseguenza diretta delle vittorie. Vincere il titolo a Sydney è stato ovviamente d'aiuto. Ho iniziato molto bene quest'anno. Sono contento per come sono riuscito a ritornare nel circuito”.

Il serbo racconta di come la squalifica gli abbia fatto apprezzare di più ciò che in realtà possiede e le opportunità che gli vengono concesse: “Sin da bambino il mio sogno più grande era giocare a tennis, diventare professionista e disputare i grossi tornei contro i top player.

Nel corso degli anni credo di essermi un po' abituato a questa idea e ho dimenticato quanto questo fosse un sogno per me. E, dopo la sospensione, ho avuto un po' di tempo libero per pensare a tutto questo. Quando ti viene tolto qualcosa che ami davvero, inizia a mancarti e lo rivuoi indietro.

È questo che mi ha spinto a fare sempre meglio, a lavorare duramente ed è per questo motivo che mi diverto molto di più in campo”.