Roger Federer si racconta: ´Capisco i miei tifosi: che sofferenza guardare Wawrinka o il Basilea!´


by   |  LETTURE 10211
Roger Federer si racconta: ´Capisco i miei tifosi: che sofferenza guardare Wawrinka o il Basilea!´

In un'intervista rilasciata alla rivista Annabelle, Roger Federer si è raccontato e ha raccontato molto della sua vita. Paure, tatuaggi, famiglia. Solo alcuni dei temi toccati dallo svizzero. Non soltanto sei un'atleta di grande successo, ma sei anche un uomo molto famoso.

Il tuo volto è conosciuto in tutto il mondo.
"Questa cosa mi sorprende ogni volta soprattutto nei luoghi in cui il tennis è uno sport meno popolare, come in Europa o negli Stati Uniti. Recentemente sono stato in Etiopia per occuparmi di un progetto che sto realizzando insieme alla mia Fondazione.

Mi hanno riconosciuto per strada. Quando sono andato in Sud America, 150 tifosi mi hanno aspettato fuori dal mio hotel. Questo è pazzesco." Quando hai capito di non essere soltanto un'atleta ma anche un personaggio famoso?
"Non sono diventato famoso all'improvviso, come è accaduto a Boris Becker a 17 anni.

Io in realtà non mi sento un personaggio famoso. Io sono prima di tutto un giocatore di tennis. Sono i miei successi a rendermi popolare e non la mia immagine. Se dovessi però nominare un momento in cui la mia vita è cambiata...dico WImbledon 2003.

La gente da quel momento ha cominciato a riconoscermi." Ti fa piacere questo o magari ti infastidisce?
"Entrambe le cose. A volte quando incontro le persone sono sempre nervossime e ansiose di vedermi. Cerco di rimanere calmo e trasmettere calma anche a loro.

Ci sono momenti però in cui vorresti evitare certe situazioni. I tifosi sanno sempre che mi possono trovare sui campi da tennis, mi piace firmare autografi o fare delle foto insieme. ll rispetto della privacy deve però esserci." Molte persone si sono tatuate le iniziali del tuo nome sul braccio, giusto?
"Si, non solo sul braccio! Di recente sono stato in Serbia e un tifoso mi ha mostrato il suo tatuaggio "RF" sul polpaccio.

A Buenos Aires un ragazzo si è tolto la maglietta e sul suo petto aveva tatuata la mia faccia. Era davvero enorme. Diciamo che è una cosa molto particolare." Lo scrittore David Foster Wallace ha definito il vederti giocare "un'esperienza religiosa".

Può essere questo un fattore di stress?
"Certamente. Soprattutto perchè sono consapevole che tutto ciò durerà fino a quando riuscirò a vincere. Un giorno anche la mia figura sarà meno al centro dell'attenzione." Sei preoccupato all'idea?
"No.

Da Gennaio lavoro con Stefan Edberg. Lui ha vinto sei titoli del Grande Slam ed era il mio idolo da bambino. Adesso è il mio allenatore. Rilascia poche interviste, non è protagonista di spot pubblicitari. La sua vita è molto meno stressante adesso.

La trovo una bella cosa e in futuro immagino la mia vita proprio così." Sei venuto qui, a fare l'intervista, a piedi, senza occhiali da sole e nessuno sembra averti riconosciuto.
Posso farlo solo in Svizzera.

Qui sanno quasi tutti chi sono ma sono sempre molto discreti. C'è stato un periodo della mia vita in cui ho cercato di non farmi riconoscere. Andavo al supermercato indossando occhiali da sole, cappellino e sciarpa.

Quasi come accade nei film! E' stato un periodo breve in realtà perchè questa "parte" non mi si addiceva particolarmente. Da giovane di chi era fan Roger Federer?
"Stefan Edberg, Boris Becker, Pete Sampras, Michael Jordan.

Di Shaquille O Neal avevo un poster enorme in camera." Anche se non ne sei consapevole hai una grande influenza su molte persone. Sei quasi in grado di influenzare le loro giornate.
"Lo so bene. Mi accade lo stesso quando vedo una partita del Basilea o quest'anno con la partita di Stan contro Djokovic in Australia.

Stavo in ginocchio, correvo per la stanza, andavo su e giu poi stavo di nuovo seduto e cercavo di capire se la palla fosse fuori o meno. Guardare una partita è una sofferenza maggiore rispetto al giocarla in prima persona.

Quando sono io ad avere la racchetta in mano mi sento meno vulnerabile. Ecco perchè tante persone hanno paura di prendere l'aereo: perchè non puoi fare nulla una volta in volo. Ci sono però anche momenti meno snervanti in cui sono contento di mettermi davanti alla tv e godermi lo spettacolo."