Michael Chang: ´Ecco perche´ ho scelto di allenare Kei Nishikori´


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Michael Chang: ´Ecco perche´ ho scelto di allenare Kei Nishikori´

Michael Chang è stato uno dei tennisti più amati del passato, con uno stile di gioco decisamente aggressivo e tutt"altro che anonimo. Oggi, a undici anni dal suo ritiro, l"americano ha rilasciato un"interessante intervista a Tennis.com, parlando della sua volontà di diventare allenatore, aspetto che in passato non aveva mai preso in considerazione, e dei perché che lo hanno spinto all"avvio della partnership con Kei Nishikori, numero uno del tennis asiatico.

Cosa ti ha convinto a ritornare nel circuito?
Beh, già in passato ero ritornato a giocare alcuni eventi del Champions Tour. Lo scorso anno avevo partecipato al Roland Garros e agli US Open. Questa situazione è un po" un caso raro e in circostanze normali non lo avrei fatto.

Ma Kei è in una posizione unica al momento ed è rappresentante del tennis asiatico. Non ci sono stati tanti tennisti di successo a livello maschile in Asia e lui adesso è lì, ad un passo dalla top ten. In più, siamo molto simili.

Cosa pensi di poter aggiungere al gioco di Kei?
Penso che ci siano alcuni aspetti che possono essere migliorati. A dire la verità, ci siamo incontrati per la prima volta un paio d"anni fa, in un"esibizione a Tokyo.

Abbiamo chiacchierato un po" soprattutto sul suo approccio mentale. In seguito lo rividi lo scorso anno al Roland Garros e, successivamente, in coincidenza con gli Us Open, fui contattato riguardo la possibilità di una collaborazione con lui. Su certi aspetti è già migliorato notevolmente, e si è già visto in Australia a gennaio.

Credo che stia andando verso la giusta direzione, acquisendo sicurezza e migliorando il suo gioco. Ovvio, ci sono cose che necessitano di poco tempo per essere migliorate e altre che hanno bisogno di tempi più lunghi, ma il processo sinora è stato davvero positivo.

Kei è eccellente dal punto di vista atletico, molto solido da fondocampo. Il tuo obiettivo è quello di aggiungere maggiore spinta al suo gioco per consentirgli di fronteggiare i grandi ribattitori?
Credo che dipenda molto dal tipo di avversario che affronti.

Non penso sia corretto affrontare tutti allo stesso modo, devi essere capace di variare il tuo stile di gioco. Contro alcuni tennisti c"è bisogno di essere molto più pazienti, contro altri serve maggiore aggressività, contro altri ancora servono maggiori variazioni di ritmo.

Mi piacerebbe riuscire a dargli più flessibilità a livello di gioco, in maniera tale da consentirgli di poter giocare diversi stili di tennis e non sempre allo stesso modo. La sua base di partenza è molto solida ed è per questo che è tra i primi venti nel ranking mondiale.

Ma, soprattutto quando giochi contro i top ten, devi essere capace di variare il tuo gioco e di essere il meno prevedibile possibile. Quindi il tuo obiettivo è quello di offrirgli maggiori alternative?
Si, praticamente si.

Fa parte del processo di crescita e miglioramento. Se, per esempio, avesse bisogno di entrare con i piedi nel campo e fare una volée, vorrei fosse a suo agio per poterlo fare. Hai detto che lavorare con Kei è affascinante anche a causa della mancanza di tennisti asiatici di successo a livello maschile.

Quali credi siano le cause di questo fenomeno?
Credo che nel tennis femminile lo stile di gioco sia più semplice e quindi sia più facile abituarsi ad esso ed entrare sulla scena internazionale a un livello più alto.

Il gioco è molto più lineare, più piatto e il processo di adattamento non è così difficile. Il tennis maschile, al contrario, ha un tipo di gioco molto diverso, quindi credo richieda molto più tempo per poter vedere tennisti asiatici competere a livelli più alti.

Eri stato già contattato da qualche tennista da quando ti sei ritirato?
Si, ero stato avvicinato per lavorare con alcuni giocatori, non professionisti dell"ATP ma giovani promesse che stanno cercando di irrompere sulla scena internazionale.

Ho provato ad incoraggiare alcuni dei giovani ragazzi che ho incontrato, ma non voglio lavorare full-time. La mia stessa collaborazione con Kei non è sulla base di un full-time. Voglio stare con la mia famiglia e le mie due figlie.

Tuttavia, svolgere alcune sessioni di allenamento e prendere parte ai più importanti eventi anche con la mia famiglia, mi sembra un compromesso fattibile. Come ti è sembrato ritornare a viaggiare di nuovo?
Viaggiare non è mai stato un problema per me, anche perché l"ho fatto spesso anche dopo il mio ritiro.

Il problema più grosso è stata, invece, la mia famiglia, il fatto che non volevo stare lontano da loro. Lo faccio soltanto per la passione che ho per questo sport. Se non credessi che ne valesse la pena aiutare qualcuno o se non avessi un buon rapporto con loro, sicuramente non lo farei.

Sono arrivato ad un punto della mia vita in cui ho la fortuna di poter scegliere cosa voglio fare. Spiegaci come la tua attività da allenatore soddisfi il tuo istinto di competitività?
Non credo che soddisfi il mio lato competitivo.

Giocare nel Champions Tour mi diverte. Ovviamente ho una natura competitiva e l"avrò per sempre, a prescindere che si tratti di tennis o di golf. Mi piace, tuttavia, essere un allenatore, anche soltanto aiutare qualche volta mio padre o mia nipote con il loro gioco o esprimere parole di incoraggiamento verso persone che conosco.

É divertente essere capaci di migliorare e mi dà una grossa soddisfazione il veder sorridere le persone su un campo da tennis, vederle felici e con gli occhi illuminati, sapere che stanno pensando “Wow, questo mi ha davvero aiutato.

Ora va molto meglio”.
Chiaramente con Kei, essendo a un livello di gioco estremamente alto, mi fa piacere veder crescere il suo tennis e saperlo soddisfatto dei progressi che compie. Il fatto che lui pensi “Si, sto migliorando, il mio tennis sta crescendo e i risultati si stanno vedendo” è sicuramente la cosa più positiva per me.

Quali sono gli aspetti più impegnativi dell"essere un coach?
L"aspetto più impegnativo è sapere che certe cose richiedono tempo. Sarebbe bello dire: “Ok, vai incontro alla palla un po" di più” e vedere che all"improvviso viene fatto e non hai bisogno di dirlo di nuovo. Sfortunatamente, come ogni coach ti potrà confermare, la ripetizione è parte di questa attività, richiede tempo.

Quando ripeti certe cose e cerchi di instillare il cambiamento nel gioco di una persona, ci vuole tempo perché quei cambiamenti entrino a far parte dell"ingranaggio.
Una delle cose che ho visto quando lavoravo con i tennisti più giovani era che nel momento in cui gli davo un consiglio o gli suggerivo determinati cambiamenti, la correzione era istantanea e convincente sin da subito.

In seguito capitava che non li incontrassi per un mese e quando ero di nuovo in città mi chiedevano come colpire, perché, improvvisamente, erano tornati a giocare nel modo in cui erano abituati. E quando gli chiedevo: “Cosa è successo? Come mai non fai le cose che ti avevo suggerito?” semplicemente non capivano.

Questo è uno degli aspetti più difficili che, fortunatamente, non dovrebbe capitare con Kei. Lo vedo spesso e Dante (Bottini, l"altro coach di Nishikori) sta facendo un grande lavoro con lui. Sono fiducioso che Kei continuerà a mantenere le modifiche che gli stiamo apportando con Dante e che arriveremo lontano.

Per quanto riguarda la carriera di Kei, cosa rappresenterebbe un successo a livello di partnership? Entrare tra i primi dieci nel ranking, raggiungere più quarti di finale nei tornei del Grande Slam o ottenere più successi contro i top ten?
Credo una combinazione di tutte queste cose.

Sarebbe bello vedere Kei in top 10 ma credo che, allo stesso tempo, mi piacerebbe vederlo diventare costante a livello di risultati. Ha già ottenuto risultati importanti ma gli è mancata la continuità a livello di rendimento per tutto l"anno e mi piacerebbe provare a costruire questa continuità abbinata, per esempio, alla conquista di più titoli, di risultati importanti nei Major e di vittorie sui top ten. Sotto questo punto di vista è molto più vicino ora che in passato, basti pensare alle grosse chances che ha avuto contro Nadal in Australia.

Cosa rappresenta per te essere di nuovo sul circuito come coach insieme a gente come Becker o Edberg?
Non cambia nulla per me, in quanto comunque li vedo spesso nel Champions Tour. Con Stefan ho giocato un paio di volte negli ultimi anni.

Il tuo ritorno nel tour è stato aiutato dal vedere i grossi risultati che Lendl ha ottenuto con Murray in questi ultimi anni?
Non proprio. Credo che se fosse stato così, avrei comunque optato per un ruolo diverso come coach.

Sono davvero felice per ciò che Ivan ha raggiunto, andiamo molto d"accordo. Ero sicuro che avrebbe rappresentato una scelta positiva per Murray perché sono molto simili come stile di gioco. Ivan gli è stato molto d"aiuto soprattutto nel costruirgli quella fiducia per arrivare al livello successivo.

Credo che il successo di Murray con Lendl abbia spinto molti altri giocatori a contattare ex-tennisti. Tra i top player nel circuito, chi ti ricorda te stesso come stile di gioco?
Beh, direi forse un mix tra David Ferrer e Rafael Nadal.

Credo che sia una combinazione tra il duro lavoro e l"essere estremamente diligente ma, allo stesso tempo, è anche legato all"intensità del gioco e al rincorrere costantemente la palla. Entrambi posseggono queste caratteristiche, così come il desiderio di scendere in campo, vincere e non concedere nulla al tuo avversario.

Se oggi stessi ancora giocando, ci sarebbe qualcosa che faresti in maniera diversa?
Cambierei sicuramente la mia attrezzatura. Se stessi giocando contro i tennisti di questa generazione con le mie vecchie attrezzature non avrei alcuna chance.

Grazie alle racchette e alle corde odierne, i tennisti sono capaci di colpire con maggiore ritmo e spin e sono soprattutto le racchette a concederglielo. Anche nel Champions Tour oramai nessuno usa la vecchia tecnologia. Oggi si possono fare tantissime cose che ai miei giorni erano impossibili.