Fognini: "Il tennis è un lavoro, il calcio è il mio sport preferito"



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Fognini: "Il tennis è un lavoro, il calcio è il mio sport preferito"

La persona, prima dell'atleta. Con la premessa di dare spazio alle emozioni, il progetto "Behind The Racquet" di Noah Rubin ha raccolto negli ultimi mesi una marea di testimonianze. Da Danielle Collins a Coco Gauff, passando per Roberto Bautista Agut e Daniil Medvedev.

Da una manciata di ore ha arricchito il mosaico anche il "faccione" di Fabio Fognini. «Per me il periodo è quello tra dicembre e gennaio quando sono vicino a ricominciare a viaggiare. Dopo una pausa lunga, le uscite con gli amici, le cene fuori, devo tornare a viaggiare.

Mi ammalo sempre quando sto per ripartire. Qualche linea di febbre o un po’ di raffreddore. Mi dico che passerà. È la stessa cosa da dieci anni. Succede perché dopo aver avuto l’occasione di stare a casa, con la mia famiglia e i miei amici, mi sento come se facessi parte di un’altra vita.

Mi ricordo quando il mio primo figlio aveva otto mesi e Flavia ed io eravamo a Miami per la off-season. È stato un periodo fantastico. Quando stavo per imbarcarmi per l’Australia ho cominciato a piangere come un bambino.

Non riuscivo a lasciarli». Un terzo turno agli Australian Open, poi il vuoto. Almeno fino a Monte-Carlo. Nell'anno della prima in un "1000" e dell'ingresso in Top 10, le cose non sono sempre andate nella migliore delle maniere per il ligure.

«Sono arrivato alla stagione su terra rossa con due sconfitte al primo turno e zero fiducia. Nei mesi precedenti mi dicevo che avevo bisogno di riposo. Che mi dovevo preparare ed essere pronto per Montecarlo. Ero da solo durante lo swing in America Latina e a Miami.

Ho sofferto molto di solitudine in quel periodo e sentivo che il tempo passato con la mia famiglia non era abbastanza. Mi continuavo a chiedere perché lo stessi facendo. Ero sotto 6-4 4-1 e palla break per il mio avversario al primo turno di Monte-Carlo.

Non solo sono riuscito a ribaltare il match ma a vincere il torneo. Ho dato fondo a tutte le mie energie in quel primo match e la settimana si è conclusa con la vittoria più importante della mia vita». Diviso tra tennis e calcio fino ai quattordici anni, Fognini (interista sfegatato) qualche anno fa ha addirittura giocato una manciata di minuti in "Promozione" con il suo Taggia.

«La mia prima passione è stata il calcio. Spesso preferivo giocare a calcio che a tennis. Ma dirlo è difficile dato che il tennis mi ha permesso di fare questa vita. È difficile perché il tennis è un lavoro, non uno sport.

Il calcio è il mio sport preferito e lo guardo ogni volta che posso. Quando ero giovane ho deciso che il tennis era però lo sport giusto per me. Mi dava molta più responsabilità. Se perdo è colpa mia e se vinco è merito mio». Photo Credit: Behind The Racquet