Bufera sull'ITF: i tennisti possono scegliere quando eseguire i test antidoping



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Bufera sull'ITF: i tennisti possono scegliere quando eseguire i test antidoping

Dopo le dichiarazioni rilasciate dai due ciclisti francesi Thibaut Pinot e Guillaume Martin sulle infiltrazioni a cui si è sottoposto Rafael Nadal durante il Roland Garros, il Daily Mail ha deciso di aprire un’indagine sulle normative antidoping che dominano il mondo del tennis.

Pinot e Martin hanno specificato che se avessero preso la stessa scelta del campione spagnolo, sarebbero stati squalificati senza ombra di dubbio. Entrambi hanno voluto evidenziare la differenza di trattamento riservata al ciclismo in materia di doping.

L’inchiesta condotta da Ed Willison e Jannik Schneider è destinata a far discutere, perché getta un’altra ombra di inquietudine sul tennis. Secondo il Daily Mail, infatti, l’ITF consentirebbe ai migliori giocatori del mondo di “prenotare” i propri test antidoping scegliendo il momento e il luogo in cui svolgerli.

I giocatori sarebbero stati inoltre invitati a indicare delle fasce orarie per i test al Masters 1000 di Miami quest’anno e avvisati prematuramente sui controlli da effettuare al Roland Garros 2019 e allo US Open 2021.

Un metodo che potrebbe fare una grande differenza per gli atleti mal intenzionati. Il programma antidoping dell’ITF, dallo scorso gennaio, è gestito dalla International Tennis Integrity Agency. L’ITIA ha confermato che in determinati tornei comunicano agli atleti le date dei test per prelevare il più alto numero di campioni possibili.

Bufera sull'ITF: il sistema antidoping non convince

“Le dichiarazioni dell’ITIA sono eclatanti. Conoscere le date dei test in anticipo rappresenta un’enorme differenza per i campioni di sangue. Una finestra di tre o quattro giorni prima di un torneo costituirebbe il periodo ideale per ricaricare il volume del sangue e massimizzare la capacità di resistenza e recupero” , ha commentato il noto scienziato australiano Rob Parisotto.

L’ex presidente della World Anti-Doping Agency Dick Pound ha paragonato l’approccio del tennis alla tanto criticata incapacità del ciclismo di denunciare gli anni bui del doping di Lance Armstrong. “Ho sempre avuto molti sospetti sulle federazioni che si basano sul numero di test effettuati invece di soffermarsi sugli atleti ad alto rischio.

Cercano rifugio nelle statistiche” . L’ITF è anche accusata di gonfiare il numero di test condotti nel corso delle stagioni. In base alle accurate ricerche elaborate dal Daily Mail, se un giocatore invia contemporaneamente campioni di sangue, analisi dell’urina e passaporto biologico, il sistema è capace di contare tre diversi test invece di uno.

La lotta dell’ITF contro il doping è finita spesso sotto la lente d’ingrandimento negli ultimi 20 anni. Nel 2016 Roger Federer ha rivelato di essere stato testato solo una volta in 10 anni, per giunta durante la preparazione invernale.

Stando a quanto dichiarato dall’International Tennis Federation, Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic sarebbero stati testati rispettivamente 9, 12 e 13 volte fuori competizione nel 2021. L’ITF non ha mai sanzionato un tennista per anomalie presenti nei rispettivi passaporti biologici o nei confronti dell’EPO, un ormone proprio dell'organismo prodotto nei reni, che stimola la produzione dei globuli rossi nel midollo osseo.

Al massimo, due test ABP sono stati programmati nei tornei dello Slam nel 2021. Questo significa che l’organizzazione non ha valutato l’entità delle sostanze presenti nel sangue dei tennisti nei tornei più importanti del circuito maggiore.