Jacopo Berrettini e il fratello in paradiso: "Saprà gestire la popolarità"


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Jacopo Berrettini e il fratello in paradiso: "Saprà gestire la popolarità"

Non è leggenda, ma una simpatica realtà. Se Matteo Berrettini – il ragazzo che sta facendo emozionare l'Italia sportiva – ha iniziato a giocare a tennis, lo deve al fratello minore. Pur avendo due anni di meno (è nato nel 1998, mentre Matteo è del 1996), il biondo Jacopo è stato il primo a prendere una racchetta in mano e a trascinare il fratello sul campo.

Oggi è numero 412 ATP, lotta nei tornei minori e sta cercando di costruirsi una buona carriera con l'aiuto di Flavio Cipolla. Nella settimana magica di Matteo, ha perso al primo turno del torneo ITF di Trieste contro lo svedese Christian Lindell.

Quando lo chiamiamo per raccogliere le sue emozioni, si trova ancora in Friuli in attesa di partire per Banja Luka, Bosnia (la città natale di Ivan Ljubicic), per giocare un torneo Challenger. Il rapporto tra i due è speciale, non solo da fratelli, ma anche da confidenti.

Si sentono tutti i giorni, in videchiamata, ma gli ultimi contatti sono quasi surreali: “Prima del torneo mi diceva che stava sempre meglio, erano conversazioni normali – racconta Berrettini jr. - adesso sono del tipo 'cosa sta succedendo?'

C'è stupore, emozione, tiriamo fuori la tensione che abbiamo accumulato. Adoro condividere con lui quello che sta vivendo”. Non trovandosi a casa, Jacopo ha seguito l'impresa contro Monfils grazie alla tecnologia.

“Ho visto la partita sull'ipad – attacca - in parte al ristorante, con lo schermo sul tavolo... so che non è il massimo, ma in in una circostanza così importante direi che sono giustificato! L'ultima parte in camera, con trepidazione, perché nel finale si era complicata.

Mi era già capitato di vedere grandi eventi sportivi in TV, ma seguire mio fratello sul centrale di New York, e vederlo in campo in quel modo, è stato davvero emozionante”. Jacopo ha avuto per due volte timore che non ci fosse il lieto fine: tra il primo e il secondo set (“Quando non trovava un modo per fare il punto, non faceva quello che voleva ed era un po' nel pallone”) e nei momenti concitati del quinto.

(“Quando aveva commesso doppio fallo sul matchpoint e si è trovato 0-30 sul 5-5... più che un suo calo, però, mi preoccupava Monfils. Si caricava molto e quando accumula energia è brutto averlo contro”).

Ma poi è arrivato un successo indimenticabile, tanto da costringere diversi quotidiani a tardare la messa in stampa per dare a Berrettini il giusto spazio. Ma la favola non è ancora finita: nella notte tra venerdì e sabato, l'avversario si chiamerà Rafael Nadal.

Lo stesso che nel 2005 giocava un'eterna finale al Foro Italico contro Guillermo Coria, cinque ore che un Berrettini di nove anni seguì in attesa di... guardare i cartoni animati! Ma contro Rafa, realisticamente, quante chance ci sono? “Credo che sia importante servire bene ed essere incisivo con i colpi di inizio gioco – suggerisce Jacopo – contro Monfils è riuscito a stargli sopra anche nello scambio, ma Nadal è di un altro livello.

Matteo lo ha già capito a Wimbledon contro Federer, è un altro tipo di avversario. Prepareranno la sfida nel modo giusto, credo che sia pronto perché le recenti esperienze lo hanno aiutato. Sono sicuro che farà una buona prestazione, uscendo dal campo consapevole di avere dato tutto.

In fondo, è quello che un tennista chiede sempre a se stesso. Possibilità di vittoria? Non sono molto bravo in matematica, è ovvio che Nadal sia nettamente favorito, ma io gli do un po' di più del 10% che si sente in giro.

Sarebbe presuntuoso dire che parte alla pari, ma per come lo sto vedendo – e per come lo conosco - sono fiducioso”. L'exploit newyorkese di Matteo non ha sorpreso il fratello minore, che per anni si è allenato con lui sui campi del Circolo Canottieri Aniene e ne ha apprezzato la crescita, giorno dopo giorno.

“Nonostante la sconfitta, ho avuto per la prima volta la sensazione che potesse diventare un giocatore vero quando ha sfidato Sascha Zverev a Roma nel 2018. Ha giocato per un set e mezzo alla pari contro un giocatore in gran forma, a tratti gli è stato anche superiore.

Anche se ha perso, mi sono reso conto del livello che poteva esprimere. E poi, a parte il filotto di tornei primaverili, mi ha impressionato contro Thiem a Parigi. Può arrivare a livelli altissimi e credo che possa rimanerci”.

Il grande exploit di New York accenderà mille riflettori su Berrettini, strappandogli un pezzo di privacy. Per esempio, la comunità mainstream scoprirà mille e mille aneddoti sulla vita privata del nuovo Golden Boy azzurro.

Jacopo ce ne anticipa uno: “La sua pigrizia! Quando siamo a casa, è una delle sue caratteristiche principali. Diciamo che gli piace 'pantofolare' Quanto alla popolarità, credo che all'inizio sarà difficile.

È una cosa nuova. Già adesso ha molti occhi addosso, dopo questo torneo saranno almeno il triplo. Ma sono fiducioso: è molto equilibrato, così come le persone che gli stanno accanto. Credo che la gestirà nel miglior modo possibile.

In fondo, gestire le emozioni è una delle cose che gli riesce meglio. Magari farà un po' di fatica, certi impegni gli porteranno via energie, ma andrà tutto bene. D'altra parte è il suo lavoro”.

Il bello del fenomeno Berrettini è che non ci sono alchimie strane, pozioni magiche o chissà cosa. La sua è stata una crescita semplice, lineare, partita al Circolo Magistrati della Corte dei Conti a Roma, proseguita al Circolo Canottieri Aniene e approdata alla Rome Tennis Academy, sempre con Vincenzo Santopadre al suo fianco.

Quando chiediamo a Jacopo di suddividere la torta dei meriti, la sua risposta rispecchia le sensazioni. “Una buona parte va ai nostri genitori. Ci hanno dato tanto, sia oggi che in passato, quando è stato vittima di infortuni.

Come dimenticare il suo team: Vincenzo Santopadre, il preparatore atletico Roberto Squadrone (che lo segue da molti anni) e il mental coach Stefano Massara, con il quale si è sviluppato un rapporto di amicizia. Ma mi permetto di dire che i meriti più grandi sono di Matteo.

Ha passato momenti duri, infortuni, periodi in cui faceva fatica sul campo... li ha superati tutti grazie alla sua forza di volontà”. È piacevole parlare con Jacopo Berrettini: è costretto a rispondere quasi quotidianemente a domande su Matteo, a volte può essere stancante, magari lo è, ma lui non lo lascia trasparire.

E dunque nasce spontaneo il desiderio di sapere qualcosa di più anche sulla sua, di carriera. “La prima parte della stagione, sia pure tra alti e bassi di risultati e di atteggiamento, è andata bene – racconta, alludendo ai quarti ottenuti ai Challenger di Barletta e Parma – poi mi sono fermato un mese per un problema alla schiena e da quando ho ripreso non mi sento granché.

È un momento così così, sto giocando poche partite ma sto lavorando bene con coach Flavio Cipolla e sono fiducioso di ritrovare forza mentale ed energia. E poi Matteo mi sta sempre vicino. Obiettivi di classifica, per ora, non ne ho: voglio solo migliorare il livello.

Se questo accadrà, la classifica verrà di conseguenza”. Il tutto con un occhio al piano di sopra, con un fratellone che è diventato una fonte d'orgoglio per lo sport nazionale. Chissà, magari un giorno tutto questo succederà anche a Jacopo. Crederci è legittimo, sognare non costa nulla. A partire dalla sfida a Rafa Nadal.