EDITORIALE

C´era una volta Caroline Wozniacki

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Kaia Kanepi, nonostante il braccino del secondo set, è stata l'ennesima conferma. Caroline Wozniacki non è (ancora?) pronta per la vittoria di livello assoluto, leggasi prova del Grande Slam. Neanche l'avvento di un nuovo allenatore come Thomas Johansson ha sortito l'effetto sperato per la bella giocatrice nordica, sempre più lontana dal rendere al meglio nei tornei che contano.

Resta finora la sua migliore prestazione a livello Slam la finale dello Us Open 2009, quando si arrese alla rediviva Kim Clijsters. Un lampo isolato, se si pensa che nelle successive 10 apparizioni a livello Major ha conquistato "appena" tre semifinali (Australia 2011 e US Open 2010 e 2011) e due quarti (Francia 2010, battuta dalla nostra Schiavone, e Australia 2012, ancora sconfitta con la Clijsters).

Un blocco probabilmente psicologico, che secondo molti era legato al fatto di essere la numero 1 del mondo, almeno per il computer, e quindi giocoforza la giocatrice da battere del circuito WTA. Con la vittoria del torneo di Pechino 2010, infatti, Caroline conquistò il trono del mondo femminile del tennis, mantenendolo poi ininterrottamente per 14 mesi.

Un dominio che ai più fa storcere il naso, essendo la Wozniacki una giocatrice regolarista, che lascia ben poco allo spettacolo, ed inchiodata alla linea di fondo punta molto sull'errore avversario. Lo Scriba, all'anagrafe Gianni Clerici, rimarcò questi doti, definendola "Robottina" durante gli Internazionali di Francia 2010, dalle colonne di Repubblica.

Caroline abbandona la prima posizione all'Australian Open 2012, e da là è un declino ancora in corso. Nessun torneo vinto quest'anno, con i quarti di Melbourne e la semifinale a Miami e Dubai come migliori risultati.

Se scendiamo dal livello Slam, notiamo però come la bella danese abbia vinto solo 2 tornei in carriera a livello di WTA Premier Mandatory (il corrispettivo dei Master 1000 ATP), tra l'altro a cavallo di 2010 e 2011 (Pechino, come detto, e Indian Wells), e 3 a livello di WTA Premier 5 (la categoria subito sotto, una sorta di ATP 500).

Davvero poco per chi puntava ad essere la dominatrice del WTA, specie in un momento dove le Williams latitavano non poco. Ed ora? Staremo a vedere se la collaborazione con TJ darà i suoi frutti; certo è che a Wimbledon, dove non è mai andata oltre gli ottavi di finale, l'esame è molto, forse troppo, complicato per lei.

Ed il fantasma di Dinara Safina e Jelena Jankovic, ex numero 1 come Caroline e come lei (finora) mai vincitrici di una prova dello Slam, incombe sempre di più. Alessandro Varrassi per TennisWorld Italia .