Da Rafael Nadal ad Andy Murray: chi ha fatto tappa per l'ultima volta in Australia?

Una generazione di giocatori sembra intenzionata a ritirarsi a fine stagione: alcuni equilibri del tennis mondiale potrebbero molto presto cambiare

by Luca Ferrante
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Da Rafael Nadal ad Andy Murray: chi ha fatto tappa per l'ultima volta in Australia?
© Bradley Kanaris/Getty Images

1985-1987. Semplicemente una generazione di tennisti che è stata un importante riferimento per tutti gli attuali giovani del circuito e ha scritto tante pagine della storia di questo sport. Una serie di atleti, non pochi, che potrebbero aver vissuto la loro ultima esperienza in Australia da professionisti.

Insomma, un ultimo ballo senza un vero addio. Negli ultimi giorni si sono susseguite dichiarazioni piuttosto forti di giocatori che sembrano intenzionati a chiudere la loro carriera al termine della stagione. Tutto lascia presagire che il tennis si debba preparare a una grande rivoluzione dopo il 2024, che sposterà e cambierà sicuramente alcuni equilibri.

Gli Australian Open, in questo, hanno fornito una conferma importante sulla 'new generation' che sta avanzando: ormai non bisogna più stupirsi di vedere talenti dai 18 ai 22-23 anni approdare agli ottavi o ai quarti di un Grande Slam.

Il tennis è diventato un gioco sempre più fisico e duro, soprattutto se si considerano le partite al meglio dei 5 set. Giocatori dai 36 ai 38 anni stanno cominciando a sentire il peso dell'età e della stanchezza (assolutamente comprensibile).

E diventa inevitabile riflettere sul futuro e pensare a quella parola che un po' spaventa chiamata ritiro. Sul banco ci sono 5-6 tennisti di un certo calibro che potrebbero dire basta a fine anno: tra i diversi indizi che lasciano intendere questa ipotesi, l'appuntamento delle Olimpiadi di Parigi che segna quasi sempre il completamento di un ciclo.

Non si può che partire da Rafael Nadal. Il campione spagnolo ha vissuto un 2022 da sogno con i trionfi a Melbourne al Roland Garros, collezionando anche la semifinale di Wimbledon. Il rovescio della medaglia è stato rappresentato da un 2023 pieno di infortuni e problemi fisici, che gli hanno fatto saltare l'intera stagione e addirittura dubitare del ritorno in campo.

Il viaggio in Australia (sarà l'ultimo da atleta?), partito da Brisbane gli ha causato un nuovo affaticamento ed è così sfumata la possibilità di vederlo protagonista allo Slam di Melbourne. "Ho detto che era possibile che il 2024 sarebbe stato il mio ultimo anno.

Lo ripeto ma non posso confermarlo al 100% perché non lo so" sono le parole che sembrano aver già segnato il destino di Rafa. I suoi obiettivi principali, in cui intenderà fare bene e togliersi magari altre grandi soddisfazioni, sono i due tornei in programma a Parigi: il Roland Garros e i giochi olimpici, sempre sugli stessi campi in terra rossa.

Chi vede lo spettro del ritiro, proprio nelle ultime settimane, è Andy Murray: "È una possibilità concreta che sia stata l'ultima volta qui. La mia famiglia conosce il luogo in cui vorrei terminare la carriera, ma non ho ancora preso una decisione.

Dovrò farlo" è l'amaro commento dello scozzese dopo la sconfitta all'esordio agli Australian Open. L'umore non è cambiato nel 36enne di Glasgow quando all'Atp 250 di Montpellier si è arreso dopo tre set al rientrante Benoit Paire.

Da fine settembre il vincitore di 3 titoli Slam ha collezionato una serie molto negativa di 7 sconfitte in 8 gare disputate (una sola vittoria ottenuta al 500 di Basilea). Un momento delicato per Murray, non più competitivo sulla terra rossa e che inizia a faticare anche sul cemento.

Quello che non gli manca sicuramente è la determinazione di andare ancora avanti: "La maggior parte delle persone se ne andrebbero e si arrenderebbero nella mia situazione in questo momento. Ma la mia mente funziona in modo diverso.

Non mi arrenderò. Continuerò a lottare e a lavorare per produrre le prestazioni di cui so di essere capace". Non solo Nadal e Murray. La Francia è vicina a perdere, ipotesi non così remota a fine 2023, due tennisti che hanno fatto da riferimento a tutto il movimento per diversi anni.

Il primo è Richard Gasquet, che ha riaperto a questa opzione dopo essere uscito dalla top 100: "Ci sono rimasto per quasi 19 anni. Se non sarà possibile risalire, mi ritirerò. Non continuerò a lottare nei Challenger".

L'altro è un Gael Monfils consapevole che non gli restano molti tornei da giocare: "I giovani stanno giocando molto bene, è molto difficile competere con loro. Spero che si tratti di qualche anno ma può anche essere meno.

Sono pronto per entrambe le cose". Tanti dubbi anche in Stan Wawrinka: "È l'ultimo anno che giochi qui? Speriamo di no. Vediamo come andrà l'anno". Uno dei pochi tennisti che resiste a questo tipo di discorsi e dimostra ancora di poter battere chiunque all'interno del tour è senza dubbio Novak Djokovic, che quest'anno in Australia non è riuscito a confermarsi campione ma resta l'uomo da battere e l'attuale numero uno del mondo a 36 anni.

A Melbourne ha avuto inizio la tanto citata svolta generazionale? I prossimi appuntamenti, soprattutto del Grande Slam, potranno confermare o meno questa teoria. Nel frattempo, il mondo del tennis deve farsi trovare pronto a questo grande cambiamento che sembra avvicinarsi prepotentemente.

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