Novak Djokovic: i social lo divorano, per i NoVax è un idolo. Sbagliano tutti



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Novak Djokovic: i social lo divorano, per i NoVax è un idolo. Sbagliano tutti

È la notizia sportiva del giorno, la prima grande ‘bomba’ del 2022: Novak Djokovic giocherà gli Australian Open nonostante non sia vaccinato. Può farlo grazie a un’esenzione medica che gli è stata concessa, sollevando un enorme polverone mediatico.

Quasi certamente né Djokovic né membri del suo staff commenteranno la notizia e probabilmente altrettanto farà – o, meglio, non farà – il governo australiano. Certo è che il caso-Djokovic non rientra in una delle quattro motivazioni affinché si possa concedere l’esenzione medica.

Queste sono: una condizione medica acuta che abbia portato ad un ricovero o ad un intervento importante; una recente positività al tampone che porterebbe ad uno slittamento del vaccino di sei mesi; un effetto collaterale grave derivato dalla somministrazione della prima dose; condizioni legate alla salute mentale che potrebbero rendere il vaccino un rischio.

Insomma: nulla di tutto ciò. Secondo le ultime news, il campione serbo non sarebbe l’unico tennista che ha beneficiato dell’esenzione medica per poter disputare il primo Slam dell’anno. Lo ha dichiarato Craig Tiley, il direttore del torneo, senza però chiaramente fare altri nomi.

Risulta, altresì, chiaro che il ‘provvedimento’ adottato è una questione ad personam per permettere al nove volte campione di arricchire il torneo con la sua presenza. Giusto? Sicuramente no! Djokovic, che vincendo il torneo supererebbe Federer e Nadal diventando primatista assoluto come titoli Slam, non ha certamente rastrellato nuovi tifosi, anzi.

L’opinione pubblica si è schierata anche in modo pesante contro di lui, identificandolo – sbagliando per chi scrive – come nemico da combattere. Non è Djokovic ad aver sbagliato a ben vedere, ma chi ha concesso l’esenzione medica.

Il numero uno del mondo, dacché ha dichiarato la sua posizione decisa sulla questione vaccino, non ha mai arretrato, ma di questo non gli si può mica fare una colpa. Grave, anzi gravissimo chi, concedendo l’esenzione, ha creato un precedente pericoloso, specialmente in un Paese come l’Australia che ha lottato con restrizioni ferree – tutt’ora vigenti – contro il Coronavirus.

Sui social proliferano in queste ore gli hater, le critiche, i processi, principalmente diretti allo stesso Djokovic e, dall’altra parte della barricata il mondo “NoVax” ha eletto il serbo a idolo totale.

Il tweet più tagliente e incisivo probabilmente è quello firmato dal giornalista Biasin: “Curiosa questa celebrazione di Djokovic da parte dell'universo noVax: a lui è concesso quello che a loro non è concesso.

E lo celebrano. Straordinario”. In Italia si è esposto anche Enrico Mentana che su Facebook ha chiesto al mondo dello sport di bloccare l’iscrizione di Djokovic all’Australian Open. Paolo Condò, invece, riferendosi a Djokovic twitta: “Al posto degli avversari rifiuterei di affrontarlo.

Per una questione di principio”. Non è questa la sede idonea per condannare o meno chi decide di non vaccinarsi, qui si deve parlare di tennis ed è chiaro che chiunque vorrebbe poter godere della presenza di Djokovic nel ‘suo’ Slam, ma è altresì solare che il rispetto e l’uguaglianza delle regole valgono più di un campione. O forse no?