L’importanza del “balance” nel tennis moderno



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L’importanza del “balance” nel tennis moderno

Immaginiamo di affacciarci su un campo dove stanno giocando due ragazzi che non abbiamo mai visto. Qual è la prima cosa che ci colpisce quando vediamo un nuovo giocatore? La tecnica esecutiva? La velocità della pallina? “Ha un rovescio fantastico” oppure “tira fortissimo”.

In genere le prime opinioni riguardano questi ambiti, ed è più che normale che sia così. In realtà però, tutti gli aspetti che rubano l’occhio a primo impatto non potrebbero superare un certo livello se non fossero supportati da appoggi stabili ed efficienti.

In un tennis moderno dove le velocità di gioco sono sempre più esasperate, avere un’ottima tecnica degli appoggi è una delle conditio sine qua non che nel puzzle di un professionista non può venire meno.

Metaforicamente sarebbe corretto dire che in un professionista gli arti inferiori sono le radici, e quelli superiori sono invece i rami e le foglie. Con questo non si vuole certo intendere che la tecnica esecutiva non sia importante, tutt’altro, però una volta che questa è consolidata (in questo sono fondamentali gli anni da junior), il grosso del lavoro quotidiano di un giocatore si concentra su altri aspetti.

Quando infatti, come spesso capita sui social, vediamo tennisti allenarsi durante una seduta di atletica o magari nella preparazione invernale, spesso e volentieri si tratta di esercizi riguardanti la parte bassa, soprattutto riguardo velocità, esplosività, ma anche di equilibrio.

E proprio quest’ultimo è uno degli aspetti predominanti del tennis moderno. Vediamo perché. Dovessimo dare una definizione di equilibrio nel nostro sport, sarebbe giusto dire che è la capacità del tennista di mantenere il centro di gravità sia in fase statica, ma soprattutto in fase dinamica.

In questo svolgono un ruolo predominante gli arti inferiori, ma anche il tronco e la posizione assunta dalla testa. In particolare sono molto importanti le stance che durante il gioco i giocatori assumono. Come detto più volte in precedenza, le stance principali nel tennis moderno sono due: la neutral stance e la open stance.

La neutral, che rispetto ad oggi era molto più usata nei decenni passati, grazie all’allineamento dei piedi garantisce un buon equilibrio e un’ottima spinta grazie alla transizione dietro-avanti. Il problema è che con il progressivo aumento delle velocità di gioco non sempre si ha il tempo di assumere tale posizione, per questo si ricorre alla open stance, molto più utilizzata.

Nonostante non garantisca un equilibrio ottimale, è molto usata soprattutto nei recuperi laterali difensivi dove grazie ad un’accentuata apertura della base di appoggio i giocatori riescono a garantirsi un’adeguato equilibrio in una fase molto dinamica.

L'equilibrio nel diritto e nel rovescio

Per quanto riguarda il diritto e il rovescio a una mano, in termini di equilibrio svolge un’azione molto importante l’arto non dominante, mentre nel rovescio bimane in assenza di questo, tale componente deve essere compensata dall’azione del tronco e della testa.

Per quanto riguarda il servizio invece, fondamentale è l’azione simultanea degli arti inferiori combinata con la torsione del tronco al fine di controllare il centro di gravità prima della fase di accelerazione.

Andando un pochino oltre la parte teorica, per capire quanto importante sia questo aspetto basta andare a focalizzarsi sui migliori del mondo, in particolare l’esempio migliore possibile da prendere in considerazione è l’attuale numero uno del mondo Novak Djokovic, che nonostante sia un attaccante da fondo riesce ad essere fenomenale anche nella fase difensiva proprio per le sue spiccate qualità di mantenimento dell’equilibrio e controllo del centro gravità in situazioni di campo molto svantaggiose. A prescindere dalla tipologia di giocatore, il “balance“ è un elemento imprescindibile