Matteo Berrettini, tra presente e futuro



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Matteo Berrettini, tra presente e futuro

Che questo 2020 sarebbe stato un anno difficile per Matteo Berrettini era abbastanza prevedibile. In realtà gli elementi a disposizione per considerarlo come tale sono davvero pochi, e non può essere altrimenti in una stagione anomala come questa.

In passato però abbiamo già visto giocatori che hanno avuto esplosioni repentine non riuscire a confermarsi su alti livelli, soprattutto quando tali esplosioni sono state innescate da un singolo exploit, magari in un grande torneo.

Marco Cecchinato, tanto per fare un nome, è solo uno degli esempi di questa dinamica, che inevitabilmente porta a dover fare i conti con molte pressioni e grandi aspettative che per molti giocatori si sono dimostrate un ostacolo insormontabile.

A tal rigurado, Vincenzo Santopadre, coach di Berrettini, aveva dichiarato in una intervista a fine 2019: ”Non so se il 2020 sarà una stagione più difficile, ma sarà sicuramente diversa per via delle aspettative che Matteo è riuscito a creare”.

Nessuno vuole mettere Matteo in questa categoria, ci mancherebbe, non sarebbe giusto per un ragazzo che occupa attualmente la posizione numero 10 del ranking e che, arrivato all’ultimo torneo della stagione, ha la possibilità di qualificarsi alle ATP Finals.

Qualcosa però, il campo ci ha detto

Dovendo però dare un voto a quello (poco) che abbiamo visto sul campo, non potremmo andare oltre al 6, che è la media perfetta tra quelli che tutto sommato possiamo considerare discreti piazzamenti, come i quarti a Roma o gli ottavi a New York, e alcune sconfitte che sono risultate del tutto inaspettate, vedi l’ultima al terzo turno del Roland Garros con il tedesco Altmaier, oppure l'occasione sprecata a Roma con Casper Ruud.

Intendiamoci, si prova a dare un giudizio solo sulle prestazioni viste in campo, proprio perché sarebbe ridicolo provare a dare giudizi complessivi di una stagione in cui fin qui Berrettini ha giocato appena 5 tornei.

Va anche detto che Matteo dopo la ripresa è stato rallentato da alcuni fastidi muscolari che gli hanno impedito di prendere parte ad alcuni tornei indoor. Il bello di questo sport è che basta un singolo torneo per far cambiare ogni scenario, se infatti arrivassero i quarti a Parigi-Bercy, Berrettini si qualificherebbe per il secondo anno consecutivo alle ATP Finals di Londra, a quel punto ogni giudizio dato fin qui sarebbe, in parte, ridimensionato.

Rimandando quindi ogni giudizio complessivo al 2021, provandoci a sbilanciare, ci sono alcuni elementi che ci portano a pensare che Matteo nei prossimi mesi si confermerà, e non farà parte di quella lista di giocatori che hanno avuto una carriera normale con alcuni “picchi”: il primo è che il ragazzo romano è molto solido mentalmente, sempre equilibrato, positivo, raramente in campo si lascia andare a reazioni negative; fatto da non sottovalutare poi, è che Berrettini incarna in tutto e per tutto il prototipo di giocatore moderno: fisico mastodontico, servizio e diritto devastanti, si adatta benissimo a tutte le superfici di gioco e ha gia dimostrato di potersela giocare praticamente con tutti i migliori; per ultimo, fatto che spesso molti di noi si dimenticano, è che Matteo ha solo 24 anni, e ha iniziato a frequentare assiduamente il circuito maggiore da inizio 2018, neanche due anni fa, questo vuol dire che ha ancora grandi margini di miglioramento.

Vedremo se questo finale di stagione ci darà dei feedback in qualche altra direzione, sperando che Parigi-Bercy non sia l’ultimo torneo della stagione di Matteo.