Jannik Sinner e Lorenzo Musetti: percorsi opposti a confronto



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Jannik Sinner e Lorenzo Musetti: percorsi opposti a confronto

Come probabilmente mai era accaduto prima, in questo momento tutto il mondo ci invidia non uno, bensì due tra i talenti più promettenti nel panorama internazionale: Jannik Sinner e Lorenzo Musetti. Il primo, classe 2001, fa parlare di sé da ormai più di un anno, cioè dal momento in cui ha sorpreso tutti vincendo letteralmente dal nulla il titolo al Challenger di Bergamo, torneo che che si è svolto ad inizio 2019 e a cui Sinner ha preso parte grazie a una wild card.

Da lì in poi Jannik non si è più fermato, iniziando una scalata repentina del ranking che è tutt’ora in atto e che noi tutti speriamo non accenni ad arrestarsi. Il secondo invece, classe 2002, è esploso quest’anno quando, iniziando a muovere i primi passi nel circuito maggiore, ha inanellato prestazioni di ottimo livello prima in alcuni tornei Challenger, e successivamente anche nel circuito maggiore, esprimendosi su ottimi livelli nel "500" di Dubai a inizio anno fino ad arrivare all’exploit degli Internazionali BNL d’Italia e al primo successo Challenger a Forlì.

Adesso i due occupano rispettivamente le posizioni numero 75 e 138 ATP: insomma, davvero niente male. La particolarità di questi due ragazzi è che hanno avuto percorsi a livello junior diametralmente opposti. Musetti è sempre stato considerato un predestinato, è sempre stato ai vertici del tennis under 18 (è stato numero 1 del ranking) e ha vinto anche un titolo Slam a Melbourne nel 2019.

Sinner invece ha avuto pochissima esperienza nel circuito giovanile, compiendo addirittura la scelta radicale di abbandonare l’attività junior nel 2018 (con quasi due anni di anticipo) al fine di dare più importanza agli allenamenti e di anticipare rispetto ai coetanei le prime esperienze nei tornei satelliti.

Ma qual è il percorso corretto? Una risposta certa a questo domanda non esiste. Partendo dal presupposto che non vi è alcuna verità assoluta, i successi che si ottengono nell’attività junior sono importanti, sicuramente indicativi, ma non decisivi.

Il passato ci dice che nulla va dato per scontato

Abbiamo già avuto esempi di ragazzi che hanno dominato a livello junior e che hanno faticato tantissimo nel passaggio tra i pro. Luke Saville e Felipe Peliwo sono nomi che agli addetti ai lavori sicuramente qualcosa rammenteranno.

In questo specifico momento storico nessuno vuole fare parallelismi tra Quinzi e Musetti (e se fossimo proprio costretti, tirando le somme Musetti ha già fatto di gran lunga meglio rispetto a Quinzi nel primo anno tra i professionisti) però è d’obbligo non dare nulla per scontato, proprio perché le esperienze passate ci hanno insegnato che è facilissmo cadere in errori che in una fase delicata come questa possono risultare decisivi.

Pertinenti le parole che Vincenzo Santopadre, allenatore di Matteo Berrettini, ha usato dopo i primi risultati sorprendenti dello stesso Berrettini: "Il tennis è una maratona, non i 100 metri. La priorità a livello junior non deve essere la vittoria, a meno che l’obiettivo non sia diventare numero 1 del mondo under 18, ma se devo creare un giocatore professionista il percorso è molto più lungo”.

Siamo comunque tutti d’accordo nel dire che, tra l'averlo e il non averlo, è sicuramente meglio avere un fenomeno junior nel proprio paese. Anche se fin qui i percorsi dei Sinner e Musetti sono stati molto distanti...