La lunga rincorsa di Lorenzo Giustino



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La lunga rincorsa di Lorenzo Giustino

Lorenzo Giustino è entrato nella storia del tennis italiano e in quella del Roland Garros. Il campano ha giocato il match più lungo di sempre di un tennista italiano a livello Slam e il secondo più lungo nella storia del torneo.

Eppure battendo Corentin Moutet con un surreale 18-16 al quinto set ha fatto di più, molto di più. Non tutti conoscono a fondo la storia del ventinovenne napoletano dal momento che fino ad oggi ha frequentato per lo più i tornei del circuito minore.

In realtà la vita tennistica di Lorenzo ha davvero poco a che fare con il Belpaese. Ha iniziato a giocare a tennis in Campania, da bambino, ma all'età di sette anni si è trasferito con tutta la famiglia a Barcellona per poi accomodarsi nell'Accademia di Manolo Orantes.

A livello under, in Spagna, ha vinto praticamente tutto grazie anche all’apporto del coach Albert Torras, storico allenatore tra le altre cose di Federico Delbonis. Per motivi prevalentemente economici, intorno ai quindici anni, ha iniziato un via-vai con l’Italia.

Ha provato a collaborare con il Blue Team di Arezzo e con l’ex Pro Tomas Tenconi prima di rientare nuovamente in Spagna alla corte di Luis Bruguera. Ha iniziato a muoversi nel circuito Futuers nel 2006 e si è poi assestato in quello Challenger nel 2012.

Per la prima finale categoria a Sibiu, in Romania, contro Robin Haase ha dovuto attendere invece il 2016. L’anno della svolta per Giustino è stato senza dubbio il 2019. Quando ha raggiunto ben tre finali a livello Challenger e ha raccolto il primo titolo di categoria ad Almaty, spingendosi addirittura sul gradino numero centoventisette del ranking, qualcosa è cambiato.

Basti pensare che a Melbourne, prima dello stop, con l'ausilio della buona sorte è riuscito a raggiungere il tabellone principale dello Slam downunder e a concedersi la sfida con Milos Raonic.

Sognare è ancora lecito...

Sul rosso di Bois de Boulogne è riuscito a superare il taglio delle qualificazioni e a spingersi quanto meno fino al secondo turno.

E poco importa se perderà contro Diego Schawrtzman. Dopo sei ore folli, condite dal rifiuto di perdere, il tennista azzurro si è trasferito in conferenza stampa con la gioia di un bambino. ”Questa vittoria significa tanto per me.

Penso di essere migliorato molto in questi ultimi due anni e di essere adesso in grado di fare sempre meglio” ha spiegato. Non serve rammentare altri casi di giocatori italiani che hanno raggiunto l’apice della loro carriera in età avanzata.

L'augurio è ovviamente quello che Lorenzo possa ripercorrere la strada di alcuni di loroe e che possa esprimere tutto il suo potenziale levandosi altre soddisfazioni. Che questo sia solo l’inizio.