Quanto manca il pubblico al tennis?



by   |  LETTURE 2149

Quanto manca il pubblico al tennis?

Per il sollievo di tutti gli appassionati, dopo uno stop senza precedenti, la macchina del tennis ha faticosamente ripreso la sua attività a fine agosto. Dopo una dura astinenza di mesi a cui né i giocatori né tantomeno gli appassionati erano abituati, abbiamo reiniziato a seguire i match in tv.

Prima nella "bolla" di New York e adesso a Roma. Così come per il calcio e per la stragrande maggioranza degli altri sport, la prima sensazione nel tornare a vedere un match in diretta è stata di desolazione.

Sì, desolazione è un termine che si addice molto alle circostanze, perché come è noto a tutti, per le disposizioni anti Covid-19, la ripresa delle competizioni è avvenuta a porte chiuse, ciò significa che non solo le partite ufficiali, ma l’intero svolgimento dei tornei è consentito senza gli spettatori.

Intendiamoci, al non giocare per nulla preferiamo ovviamente il male minore, ci mancherebbe, però vedere deserte certe cornici che sono state teatro di match epici, mette inevitabilmente un po' di malinconia. L’esempio lampante è certamente rappresentato dalla finale dello Us Open giocata qualche giorno fa tra Alexander Zverev e Dominic Thiem.

Match di livello non eccelso, condizionato da personaggi che sentivano di avere un’occasione più unica che rara di portare a casa il primo torneo dello Slam. Nonostante le circostanze, è mancato il pathos..

Ecco, il pathos in questo genere di partite si sviluppa insieme al pubblico. Se questo viene sottratto dall'equazione, cosa rimane? Semplicemente un brutta partita che verrà dimenticata presto e che nella migliore delle ipotesi verrà ricordata per essere stata la prima finale Slam ai tempi del Covid.

Andando a ritroso nel tempo, e rispolverando dagli archivi la stagione duemilaquattro, possiamo ricordare una delle finali Slam meno belle che si sia giocata. Se non altro dal punto di vista genuinamente tecnico. Guillermo Coria e Gaston Gaudio, al loro debutto in una finale Slam, diedero vita a un match costellato da errori gratuti e doppi falli, che spinse fino a un finale pieno di emozioni con la vittoria di Gaudio 8-6 al quinto.

Con Coria che per colpa dei crampi si fece rimontare due set di vantaggio gettando al vento l’occasione della vita di vincere uno Slam. Il Philippe Chatrier in quell’occasione divenne una bolgia: chi tifava per Coria che non stava più in piedi, chi per Gaudio che partiva nettamente sfavorito, insomma in quel match il tifo fu protagoniosta non meno dei giocatori.

Dalla prospettiva dei giocatori: l'esempio degli Internazionali d'Italia

Andando invece a fare un’analisi dal punto di vista dei giocatori, quanto pesa a loro questa mancanza? Difficile pensare a una risposta che valga per tutti, ma in linea generale non ci si allontana troppo dalla realtà nel dire che a quasi nessuno di loro piaccia giocare in stadi completamente vuoti.

Allo stesso tempo, però, in alcuni casi particolari potrebbe trattarsi di un male che non viene necessariamente per nuocere. In un torneo che un giocatore gioca per esempio nel proprio Paese (in alcuni più di altri) il pubblico può diventare un elemento di spinta e di supporto, ma anche di pressione, per molti difficile da gestire.

Agli Internazionali Bnl d’Italia, per esempio, storicamente i giocatori italiani hanno sempre fatto fatica, a parte qualche eccezione. È un caso che il record di italiani ai sedicesimi di finale sia arrivato proprio quest’anno? È una provocazione, ovvio, ma quanto lontana dalla realtà? Magari per alcuni giocatori che stazionano oltre la settantesima posizione del ranking giocare a porte chiuse non fa troppa differenza: in fondo chi viene dai tornei Challenger sa perfettamente che di spettatori in una settimana non se ne vedono poi molti.

Il pubblico sugli spalti fa parte di questo sport esattamente come i giocatori, i ball boys e giudici di sedia, è parte integrante dello spettacolo. Noi tutti però speriamo che questo status duri il meno possibile, perchè è fuor di dubbio che vivere di persona l’atmosfera che circonda questi tornei è pura magia.