Aiuti "soltanto" fino al n.500. Altro che unione: criteri diversi tra ATP e WTA


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Aiuti "soltanto" fino al n.500. Altro che unione: criteri diversi tra ATP e WTA

Senza scomodare lo scettico Dominic Thiem, persino alcuni beneficiari non sono del tutto convinti del “Player Relief Fund”, fondo anti-pandemia di sostegno per aiutare i giocatori peggio classificati. Nelle scorse ore, il belga Arthur De Greef (n.324 ATP) ha detto: “La federazione mi aiuta sin da quando avevo 12 anni, gioco le qualificazioni Slam da cinque anni e adesso non ho guadagni, ma neanche spese.

Senza dimenticare che i miei sponsor continuano a supportarmi. Sinceramente, non capisco perché i giocatori dovrebbe contribuire a questo fondo. Conosco alcuni colleghi che hanno provato a rappresentarci con l'ATP, ma ne sono usciti perché non cambiava niente”.

Se ne parla da mesi, ma adesso – come anticipato dal sito canadese Open Court - il fondo di 6 milioni preparato dai vari organi di governo (ATP, WTA, ITF e tornei del Grande Slam) ha finalmente preso forma. ATP e WTA staranno pure pensando alla fusione, come vorrebbe Roger Federer, ma i due sindacati non sono stati uniformi nemmeno in questa fase.

Già, perché hanno stabilito criteri diversi per l'assegnazione del denaro. Gli importi saranno differenti. Inoltre, l'ATP ha scelto di privilegiare i singolaristi rispetto ai doppisti, mentre la WTA non ha adottato alcuna distinzione.

Il fondo si limiterà ai soli atleti entro il numero 500 ATP-WTA di singolare e 175 in doppio, lasciando fuori un'ampia fetta di professionisti (o aspiranti tali, visto che a quei livelli non esiste un vero e proprio guadagno).

Non era l'idea iniziale, visto che il fondo avrebbe dovuto abbracciare giocatori fino al numero 700-750. Secondo le informazioni raccolte da Stephanie Myles di Open Court, le donne riceveranno un pagamento massimo di 10.400 dollari, divisi in due rate.

Per ottenerli, le giocatrici devono aver partecipato ad almeno sei tornei WTA nei dodici mesi prima dello stop. Di questi, almeno uno deve essere uno Slam. Se una giocatrice non soddisfa i requisiti (o magari ne ha giocati di più, ma senza mettere piede in uno Slam), avrà diritto a metà della cifra (5.200 dollari).

Non esistono differenze tra singolariste e doppiste. Il criterio è vagamente anti-intuitivo: più una giocatrice è valida, più ha possibilità di accedere al bonifico completo. Essendo un fondo di solidarietà, dovrebbe funzionare al contrario.

Tuttavia, esistono criteri di esclusione: le giocatrici troppo “ricche” non avranno accesso al fondo. Cosa si intende per “ricche”? I criteri sono tre: 1) Quelle che hanno raccolto almeno 350.000$ di premi ufficiali negli ultimi dodici mesi.

2) Quelle che hanno guadagnato almeno 1,4 milioni negli ultimi quattro anni. 3) Quelle il cui career prize money è superiore ai 3 milioni e mezzo. Sembra che il consiglio delle giocatrici abbia stabilito all'unanimità di limitare gli aiuti alle top-500 WTA.

Un sostegno alle tenniste peggio piazzate era all'ordine del giorno, ma sarebbe stato respinto. Ma veniamo agli uomini. Premessa: i calcoli erano più complicati, perché il sindacato già provvede ad alcuni contributi di viaggio per i giocatori che frequentano soprattutto il mondo Challenger (4.000 dollari all'anno, distribuiti in due tranche). Ad ogni modo, il contributo sarà di 8.650 dollari (anch'essi divisi in due rate) per i compresi tra il n.101 e il n.500 ATP, mentre i doppisti (fascia di ranking 51-175) avranno un sostegno pari a 4.330 dollari.

Anche l'ATP ha stabilito dei criteri per eliminare chi, presumibilmente, ha più soldi in cassaforte. I limiti sono più stringenti: per accedere al fondo, bisogna aver guadagnato meno di 250.000 dollari nell'ultimo anno, e meno di 1 milione negli ultimi quattro.

Fin qui, sembra tutto semplice. Il problema riguarda i contributi pro-Challenger, la cui seconda rata era prevista a luglio. Tuttavia, i giocatori non riceveranno entrambi i sostegni. Accederanno solo al Player Relief Fund. Sembra una cattiveria, o un atto d'avarizia.

In realtà ha senso: i contributi servono per viaggiare. Con il circuito fermo, il contributo non ha ragione di esistere. Al contrario, ha senso accedere al fondo di “sopravvivenza”. In sintesi, i tennisti che hanno già ricevuto la prima rata del contributo di viaggio, riceveranno la prima rata del fondo “depurata” dai soldi già ottenuti.

Open Court presenta uno schema che chiarisce come saranno distribuiti i fondi, almeno nella prima rata. Vediamo una serie di giocatori che hanno diritto ad accedere al fondo: tuttavia, avendo già intascato 2.000 dollari di “Player Grant”, incasseranno una prima rata da 2.325 dollari (e non 4.325).

Sono quasi tutti, perché si tratta di tennisti che partecipano prevalentemente al circuito Challenger. Il più “fortunato” è lo svizzero Johan Nikles, n.500 ATP (nella foto in alto, ndr), che potrà usufruire dell'intero importo.

Nel 2020, l'ATP aveva ampliato a un milione di dollari i soldi destinati alle spese di viaggio. Non pagando la seconda rata, dunque, può redistribuire ben 500.000 dollari. Inoltre, non ha nemmeno più bisogno di sovvenzionare i Challenger (tramite i diritti per lo streaming), quindi si tratta di un ulteriore risparmio che Open Court ha quantificato in 520.000 dollari.

In altre parole, il sindacato avrebbe a disposizione un tesoretto di circa 1 milione per aiutare gli associati, senza intaccare più di tanto le proprie casse. Dettaglio importante, visto che l'economia ATP dipende – ovviamente – dallo svolgimento del tour.

Lo stesso Gaudenzi, appena insediato, aveva detto che il circuito avrebbe potuto sostenere un anno senza tennis, ma già 2-3 non sarebbero stati possibili. E comunque ciò che influisce davvero, in termini di bilancio, sono le ATP Finals.

Lo snodo economico della stagione sarà quello. Quanto ai giocatori, c'è da attendersi la reazione di quelli fuori dai top-500 ATP-WTA, esclusi dagli aiuti quando – a rigor di logica – sarebbero quelli ad averne maggior bisogno.

Non intascherà un dollaro nemmeno Ines Ibbou (n.620 WTA), l'algerina che aveva scritto un'accorata lettera aperta contro le affermazioni di Dominic Thiem, più che scettico sull'opportunità di dividere i propri guadagni con i giocatori di bassa classifica.

Chissà come la prenderà. E chissà come la prenderanno i giocatori immediatamente esclusi. Tra gli uomini, Gakhov, Kestelboim, Redlicki, Boluda e Cornut-Chauvinc hanno gli stessi punti di Nikles, ma gli stanno dietro perché hanno giocato più tornei.

Stessa storia tra le donne, con le povere Daniela Vismane, Victoria Muntean e Michika Ozeki “beffate” dal numero di tornei giocati negli ultimi dodici mesi. Saranno infuriate. Ma qualcuno, più cinico, potrebbe domandarsi: li/le possiamo davver considerare professionisti/e? La questione, in fondo, è tutta qui.