Incorda le racchette a Federer. Ha dovuto trovarsi un lavoro


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Incorda le racchette a Federer. Ha dovuto trovarsi un lavoro

Fase 2, tempo di riaperture. Ma non per tutti. Secondo alcune stime, soltanto il 62% degli esercizi commerciali italiani rialzerà le serrande dal 18 maggio. Per gli altri, le restrizioni in essere (in particolare, quelle sul distanziamento sociale) sono troppo impegnative.

In altre parole, una riapertura non sarebbe conveniente. Ma ci sono altri settori impossibilitati a lavorare. Prendiamo il tennis professionistico: con il circuito bloccato, abbiamo dibattuto all'infinito sulle difficoltà a cui vanno incontro giocatori e tornei.

I primi rischiano di dover smettere (specie se si trovano nel limbo dei tornei minori), i secondi rischiano di non tornare mai più. Molti sono concordi nel sostenere che diversi piccoli eventi spariranno, anche se saranno sostituiti da altri.

E poi ci sono alcune categorie di lavoratori, il cui compito è finito in naftalina. Prendiamo gli incordatori, specie quelli dei grandi giocatori. I campioni hanno esigenze particolari, spesso preferiscono non affidarsi ai servizi messi a disposizione dai tornei.

E allora, quando se lo possono permettere, investono sugli incordatori personali. Il classico bene di lusso. È il caso di Ron Yu: nato in Corea del Sud, si è trasferito negli Stati Uniti da bambino ed è americano a tutti gli effetti.

Studiava presso la Georgia Tech University, ma per lui il tennis era troppo importante. Non faceva altro che giocare, trascurando gli studi. Ma poiché non era l'emulo di Chang, e nemmeno bravo come Hyung Taik Lee (miglior coreano di sempre prima dell'arrivo di Chung), ha trovato la sua dimensione in un altro ruolo.

D'altra parte, il tennis si può amare in tanti modi. E così è diventato uno dei principali tecnici di racchette. Un artigiano, una mano fatata. Non si limita a incordarle, ma le personalizza (le “customizza”, dicono i più avvezzi): sistema le impugnature, mette i grip, aggiunge pesi laddove c'è bisogno.

I suoi genitori non approvarono la sua scelta, volevano che studiasse, ma oggi si possono consolare. “Mia madre può raccontare ai suoi amici in Corea che il figlio lavora ed è amico di Roger Federer” racconta.

C'è il suo zampino in ben 23 titoli del Grande Slam. Dopo avegli affidato le loro racchette, hanno sollevato i trofei più importanti fenomeni come Agassi, Hewitt, Wawrinka e, appunto, King Roger. Nel 2021, Yu festeggerà 20 anni di collaborazione con l'azienda “Priority One”, che si occupa di fornire questo servizio ai professionisti interessati alla cura maniacale dell'attrezzatura.

Fondata da Nate Ferguson, storico incordatore di Pete Sampras, nonché leggenda del settore, Priority One lavora con una ristretta cerchia di professionisti. Tra loro ci sono Novak Djokovic e lo stesso Federer, cliente sin dal 2004.

Generalmente, i servizi si limitano agli Slam e ai tornei più importanti. Più in generale, offrono tre tipi di servizio: “Gold”, su base annuale, Silver (30 racchette, senza limite di tempo) e “Bronze”, con compenso a seconda delle esigenze.

È pacifico che lo stop agli eventi abbia bloccato il business aziendale. Non ci sarà tennis fino ad agosto, ma anche il futuro è avvolto dall'incertezza. Us Open e Roland Garros faranno il possibile per garantire i loro tornei, ma sarà il virus a decidere.

Pur essendo un bene di lusso, anche Priority One deve sottostare alle regole del business. E allora è stato licenziano uno dei tre tecnici, Glynn Roberts, che pure ha maneggiato i telai di Djokovic ed Andy Murray, nonostante il suo nome compaia ancora nel sito ufficiale.

Il 52enne Yu ha resistito alla mareggiata, pur avendo patito una riduzione delle stipendio, e adesso va avanti customizzando uno-due telai al giorno. I clienti sono semplici amatori, clientela che di solito non ha accesso al servizio.

In tempi di crisi, va bene tutto. D'altra parte, a pieno regime arrivava a curare 25-30 telai al giorno. “Il nostro accordo con i giocatori si limita a quando viaggiano e noi siamo presenti ai tornei” dice Yu.

In altre parole, gli incassi sono ridotti a zero. Anche per questo, Yu ha trovato un lavoro part time nei pressi di casa, a Tampa. Una bella differenza per chi è abituato a trascorrere sei mesi all'anno in giro per il mondo.

“Nei momenti di massimo splendore ero arrivato a 33 settimane, poi mi ero assestato a 26” ha raccontato al New York Times. Nonostante apprezzi la possibilità di stare a casa con la famiglia, gli mancano i viaggi.

E gli mancano gli amici nel circuito. “Perché il tennis è come un piccolo villaggio che gira per il mondo: anche se ti trovi in una città diversa, vedi sempre le stesse persone. Ammetto che trovare un lavoro part-time mi ha fatto capire quanto sia innamorato del tennis.

Di solito, dopo 4-5 settimane in giro per il mondo mi capita di essere stanco del tennis. Adesso mi manca”. Yu ha poi spiegato l'effetto del lockdown tennistico sul mondo degli incordatori. La maggior parte di loro, anche chi lavora negli Slam, ha la sua attività "di base" in negozi di tennis.

A volte sono proprietari, a volte sono semplici impiegati. “E hanno perso circa l'80-90% dei loro incassi. Anche in tempi normali, non è un lavoro che arricchisce. Puoi condurre una vita tranquilla, da classe media, ma quello che sta accadendo è devastante”.

Secondo Yu, non c'è particolare sostegno reciproco nel mondo degli incordatori. “Non voglio dire che siano degli eremiti, però in genere sono abbastanza introversi. Magari siamo in 10 in una stanza, capita di scherzare e parlare, ma quando lavori duro può capitare di non dire una parola per ore”.

Una questione di carattere. Molti si domandano che tipo di rapporto abbiano gli incordatori con le racchette. Hanno una visione diversa rispetto all'appassionato comune? “Accade quando vedo un grande colpo e penso che 20 anni fa non sarebbe stato possibile.

In passato, la maggior parte dei giocatori utilizzavano le corde in budello naturale. I tennisti non potevano picchiare quanto volessero, perché dopo 5-6 colpi perdevano il controllo. Oggi si colpisce con maggiore rotazione, ma anche quando c'è un punto importante o una situazione di tensione, tirano tutti fortissimo.

Quando vedo un gran passante incrociato dopo uno scambio duro, penso che 25 anni fa non sarebbe stato possibile”. Il problema è che 25 anni fa nessuno pensava che una pandemia avrebbe potuto colpire il mondo in questo modo.

Si tornerà a giocare, si tornerà a incordare. Il prima possibile, si spera. E Ron Yu tornerà a salutare Roger Federer.