L'anno in cui tutti affogarono sulla terra blu. Tranne Federer



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L'anno in cui tutti affogarono sulla terra blu. Tranne Federer

In preda a viva astinenza, ci siamo riversati su Youtube per vedere un po' di tennis. Anche vintage, perché no. Il problema (al netto della digitalizzazione di tanti contenuti, realizzata da ATP Media), è che nei filmati più vecchi è spesso difficile vedere la pallina.

Telecamere posizionate male, qualità video rivedibile, colori incerti. Ion Tiriac aveva pensato anche a questo: sono passati appena otto anni da quando il magnate rumeno scelse di colorare la Caja Magica di Madrid con tonnellate di...

terra blu. Con il torneo di sua proprietà, aveva fatto un po' di tutto: nel 2002 lo aveva trasferito da Stoccarda a Madrid, convinto (a ragione) che la Spagna avrebbe sostituito la Germania come cuore pulsante del tennis europeo.

Dopo sette edizioni sul cemento indoor, nel 2009 lo ha condotto alla Caja Magica, sulla terra battuta. Da subito, Tiriac prese a muso duro l'establishment del tennis, convinto di arrivare a organizzare un torneo del Grande Slam.

Pur di far parlare del suo torneo, le aveva inventate tutte: nel 2004 sostituì i tradizionali raccattapalle con avvenenti modelle. Niente a confronto del grande tentativo del 2012: stufo dell'arancione della polvere di mattone, trovò un modo per rendere più visibile la palla: dipingere di blu la superficie.

Si erano già convertiti al blu americani e australiani, ma sulle superfici sintetiche puoi fare quello che vuoi. Più complicato con quelle naturali, ma Tiriac – spinto anche dal title sponsor del torneo, il cuo logo è blu – non si fece intimorire: il 7 maggio 2012, accendendo la TV, gli spettatori di tutto il mondo trovarono un campo simile al cielo, al mare.

E i giocatori si sporcarono i calzini con un colore inedito. Il progetto trovò l'immediata opposizione di Rafael Nadal: “I cambiamenti mi piacciono, ma quando portano un progresso – disse il Re della Terra (rossa) – ciò che rende grande un torneo è la storia del tennis.

Per me è un errore. I giocatori non contano e vince solo una persona: il proprietario del torneo”. Un siluro contro Tiriac, ancora prima di scendere in campo. D'accordo anche Novak Djokovic: “L'ATP ha preso questa decisione senza consultare il consiglio dei giocatori.

Scopriremo qualcosa che non conosciamo, non ha senso”. Più che perplessità, Roger Federer espresse solidarietà a Nadal: “Trovo triste che un campione come Rafa, in un torneo casalingo, debba combattere con una superficie che non vorrebbe”.

Tiriac e gli organizzatori giurarono che la terra blu era identica a quella rossa: “Cambia soltanto il colore, la mescola è la stessa”. In realtà cambiava (e molto) anche il prezzo: la terra blu costava 6.000 euro a tonnellata, quaranta (sì, 40!) volte di più rispetto alla terra tradizionale (150).

C'era tanto pubblico, la curiosità era infinita, ma il campo spazzò via i sorrisi. Nadal uscì già negli ottavi, battuto da Fernando Verdasco in una delle sue peggiori prestazioni di sempre sulla terra battuta.

In difficoltà negli appoggi, vittima di una superficie “troppo scivolosa”, si arrese 6-3 3-6 7-5, cedendo gli ultimi cinque game. In conferenza stampa fu chiaro: “Se le cose continuano così, sarà molto triste.

E ci sarà un torneo in meno nel mio calendario”. Come se non bastasse, i quarti furono fatali a Djokovic. Durante il match contro il suo amico Janko Tipsarevic è parso svogliato, come desideroso di scappare via.

Il pubblico non apprezzò, sommergendolo di fischi. Incurante, avrebbe detto le stesse cose di Nadal: “Se ci sarà ancora questo campo, nel 2013 non ci sarò. Il test è fallito”. Per fortuna di Tiriac, l'unico a schivare le insidie fu Roger Federer.

L'altura di Madrid e il suo tennis aggressivo si sono sposate alla perfezione con la terra blu. “Mettiti su una pista di pattinaggio e gioca a tennis: è la stessa cosa. Questo non è tennis, è Candeloro contro Joubert” disse Gasquet, alludendo ai due campioni di pattinaggio di figura.

D'altra parte, sulla terra pensava di potersela giocare, invece si arrese in un'oretta. Tiriac ascoltò senza replicare, godendosi il successo finale di Federer. Costretto alla difensiva contro il tennis potente di Tomas Berdych, dovette rimontare un set di svantaggio in una bella finale, prima di imporsi col punteggio di 3-6 7-5 7-5.

Per lui fu il 20esimo Masters 1000 in carriera. “In effetti è stato difficile muoversi su questa superficie, ma devi adattarti e cercare di sfruttarla al massimo”. Insomma, tutti contro. Eppure Tiriac disse che il colore non c'entrava nulla con la scivolosità.

Dal 2009 al 2011, alla Caja Magica si erano visti troppi cattivi rimbalzi: per risolvere il problema, la terra è stata resa ancora più fitta e questo l'avrebbe resa scivolosa. “Sarebbe stato esattamente lo stesso anche con il colore tradizionale” disse Tiriac.

Quasi ossessionato dalla necessità di una visibilità ottimale, aggiunse che nel 2013 avrebbe potuto far giocare il torneo con palle fosforescenti per rendere ancora più evidente il contrasto. Niente di inedito, visto che anche a Wimbledon avevano fatto qualcosa di simile, rendendo ancora più luminoso il feltro delle Slazenger.

Il problema erano le rimostranze dei migliori: pressata dalle opinioni di Nadal e Djokovic, l'ATP presieduta dal compianto Brad Drewett prese posizione poco più di un mese dopo: “Dopo un'attenta valutazione, ho deciso che i campi blu non saranno più ammessi nella prossima stagione – disse Drewett – se il colore potrebbe aver garantito una maggiore visibilità in TV, quest'anno c'è stato un evidente problema con la qualità dei campi.

Non è accettabile in un torneo come Madrid, uno dei più importanti del circuito. Al di là del colore, dobbiamo accertarci che i campi siano sicuri e confortevoli per i tennisti”. L'anno dopo, tra un elogio e l'altro al campo nuovamente rosso, Nadal vinse il torneo.

E così, tra i tanti record, Roger Federer rimane l'unico giocatore ad aver trionfato sulla terra blu. Resterà tale? Chissà. A fine 2016, l'ineffabile Tiriac ha rilanciato la sua proposta. Dopo aver detto che tutti gli spettatori avevano gradito il contrasto cromatico, disse che nel 2012 c'era stato il problema di eccessiva umidità, per nulla legati al colore del campo.

“Nel tennis ci sono molte cose che non si possono cambiare perché ci sono troppe sigle a guidarlo... da parte nostra, sono in corso trattative con i giocatori per tornare alla terra blu, ma non so quando accadrà”.

Per adesso non è ancora successo, e difficilmente ci saranno cambiamenti fino a quando giocherà Rafael Nadal. Dopo, chissà. Di certo, a Tiriac non manca il coraggio.