Oltre 300.000 euro per “liberarsi” del manager



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Oltre 300.000 euro per “liberarsi” del manager

Gli atleti hanno sempre più spazi virtuali per raccontarsi in prima persona. L'assenza di filtri, talvolta, permette loro di toccare argomenti generalmente ignorati nelle interviste. Nel tennis, il luogo per eccellenza è “Behind the Racquet”, sito lanciato dal professionista Noah Rubin (che grazie alla trovata è diventato uno dei personaggi più influenti del tennis, almeno secondo L'Equipe).

Ma ce ne sono altre, come “The Players' Tribune”. Hanno fatto qualcosa del genere anche in Repubblica Ceca, con il sito “Bez Frazi”. Molto bello, con grafica e immagini di qualità. Il problema di questo genere di servizio è l'assenza di un interlocutore, figurarsi di un contradditorio.

E allora può esserci qualche fraintendimento. Come accaduto dopo la lunga testimonianza di Marketa Vondrousova, numero 18 WTA e splendida finalista al Roland Garros. Nonostante il grande risultato, la Vondrousova non è ancora così nota al grande pubblico.

Per questo è stato interessante leggere il suo lunghissimo racconto, intitolato “Diki vam”, semplicemente “Grazie”. Prima di raccontare l'avventura a Parigi, tuttavia, ha dedicato ampio spazio al suo ex manager.

Non ha certo riservato parole gentili a Vladimir Houdek, che pure ha un background notevolissimo nel mondo del tennis. Fu lui a scoprire le gemelle Pliskova e le gestisce ancora oggi, tramite la sua agenzia “Sport Towers”, che peraltro ha organizzato diverse edizioni del torneo ATP-WTA di Praga.

Per qualche tempo ha seguito anche la Vondrousova, ma il loro contratto decennale si è bruscamente interrotto dopo due anni e mezzo. “All'inizio era andato tutto bene, perché mi aveva permesso di dedicarmi esclusivamente al tennis – scrive la Vondrousova – il primo anno mi ha messo a disposizione 200.000 corone (circa 7.500 euro, ndr), poi la cifra aumentava in base alla mia attività.

Grazie al suo contributo ho potuto permettermi di viaggiare e pagarmi un coach. Insomma, all'inizio è stato importante”. Ma la Vondrousova fa capire di essere stata utilizzata come fonte di guadagno. “Il tennis è molto costoso e io era una semplice ragazza di Sokolov, molto ingenua, e non sapevo quello che c'era dietro.

Gli ero semplicemente grata per quello che mi ha permesso di fare. Mi ha aiutato, poi però ha voluto i soldi indietro”. Inizialmente Houdek prendeva il 20% del prize money, poi l'avrebbe spinta a giocare moltissimi tornei, sottoponendola a una pressione mentale e fisica che l'ha portata a infortunarsi al gomito e a fermarsi per sei mesi.

“Alla mia seconda apparizione nel circuito WTA, a Biel, ho vinto il torneo. Aveva già calcolato quanto gli dovessi dare e mi è scaduto molto sul piano umano. Inoltre spingeva per farmi giocare quando volevo allenarmi o riposare.

Era solo interessato a fare soldi, così nel 2018 ho chiuso il contratto”. Mettere fine a un accordo già firmato, peraltro della durata di dieci anni, non è facile. Houdek prese male la decisione della Vondrousova.

“Perchè sapeva che avrebbe perso molti soldi. Gli avevo già restituito tutto quello che aveva speso per me, ma sperava di andare avanti”. Embè: fino a prova contraria, manager e agenti sono uomini d'affari e non benefattori.

Normale che la faccenda finisse in mano agli avvocati. “È stato molto formale, alla fine ha accettato l'accordo e ha chiesto una buonuscita di 9 milioni di corone (circa 330.000 euro, ndr). Questo mi ha messo in difficoltà, mi sono salvata soltanto grazie al terzo turno raggiunto allo Us Open”.

In sintesi, la Vondrousova fa passare l'immagine di sciacallo senza scrupoli. A giudicare dal racconto, tuttavia, non emerge chissà quale condotta immorale. “È molto difficile replicare a calunnie e bugie – ha detto Houdek a chi gli ha chiesto un commento – poi la gente si fiderà sempre di una giocatrice di successo, non certo di un manager.

Marketa ha giocato d'anticipo, quindi è una battaglia che non posso vincere”. Houdek ha comunque accettato di raccontare la sua versione dei fatti. Alcune affermazioni non gli sono proprio andate giù. “Che io l'abbia costretta a giocare di più per fare soldi è una menzogna, una bugia assoluta.

Ero solo un consulente, davo la mia opinione, ma la scelta finale spetta sempre al tennista”. Sul punto, Houdek ritiene che la Vondrousova si riferisca a un episodio del 2017, quando la invitò (su richiesta degli organizzatori) a giocare il torneo ITF di Trnava, in Slovacchia.

“Se avesse passato 2-3 turni, avrebbe ottenuto l'ammissione diretta per Wimbledon. Lei non voleva giocare, ma le dissi che poteva essere una bella occasione per giocare a Wimbledon, inoltre avrebbe potuto riposarsi nella settimana precedente o in quella successiva”.

In effetti, andò più o meno così: la Vondrousova avrebbe giocato il torneo (tra l'altro, era ferma da tre settimane), lo vinse e con i punti ottenuti sarebbe entrata tra le top-100. La partecipazione a Wimbledon, senza passare dalle qualificazioni, le avrebbe fruttato un assegno di 43.431 dollari.

Insomma, la proposta di Houdek sembrava più che ragionevole. Di certo, il rancore non sembra così giustificato. “Ci sta che Marketa abbia preso male il tutto, o che abbia avuto la sensazione di essere stata obbligata.

È normale, non sempre ci si siede attorno a un tavolo per prendere le decisioni. Era un rapporto d'affari e lei aveva tutto il diritto a metterne fine”. L'uomo che ha allenato le Plisova non ha parlato dei dettagli economici, comunque ampiamente rivelati dalla Vondrousova.

“Posso parlare di questioni emotive, non certo di soldi: sono questioni coperte da riservatezza”. Peccato che sapessimo già tutto. Alla fine non gli è andata malissimo, visto che l'investimento iniziale è stato recuperato e gli ha garantito un introito di oltre 300.000 euro.

C'è un'altra questione che Houdek non digerisce: l'accusa di sfruttare il suo fiuto per fare soldi. Non ci sarebbe nulla di male, ma ha sottolineato l'alto grado di rischio di un lavoro come il suo. In effetti, la storia è piena di giovani promesse che sono costate parecchi soldi (a famiglie e talent scout) per poi non farcela.

Nel suo team, per esempio, c'è il caso di Dusan Karol, classe 1983 molto promettente ma incapace di entrare tra i top-400. “È piccolissima la percentuale di quelli che fanno la differenza: è bizzarro pensare che io scelga qualcuno e poi inizi a fare soldi.

Chi conosce lo sport farà le sue conclusioni, ma temo che in pochi saranno d'accordo con me”. Ex giocatore, ex maestro e coach (per anni ha lavorato in Italia, a Bolzano, e ha ammesso di aver utilizzato con le Pliskova alcune competenze maturate nel nostro Paese), ha anche scritto un libro in cui racconta la sua lunga avventura nel nostro sport, intitolato “Cesta na tenisový trůn” (La strada verso il trono del tennis).

Il caso Vondrousova-Houdek mette in luca un aspetto cruciale e poco conosciuto del tennis professionistico: le persone che orbitano attorno ai giocatori, cercando di trarne benefici di vario genere. Ci sono tanti approfittatori, sciacalli, figure poco oneste.

Ma è anche vero che nel professionismo di oggi è un ruolo fondamentale, di cui non si può fare a meno. Sta al giocatore e alla sua famiglia affidarsi alle persone giuste, che mirano al guadagno (più che legittimo), ma soprattutto al benessere del proprio assistito.

“Nel tennis funziona così – scrive la Vondrousva – gli agenti “catturano” il potenziale dei giocatori quando ancora non capiscono nulla. Per fortuna ho trovato una via d'uscita”.

Nel caso specifico, tuttavia, non sembra sia stata vittima di chissà quale raggiro. Forse ha esagerato, forse ci sono cose non dette. Poco importa: nel suo racconto, la Vondrousova racconta anche alcuni retroscena della sua avventura a Parigi.

Dopo la vittoria al terzo turno chiese al suo fidanzato Stepan Simek di raggiungerla, ma lui non poteva perché proprio in quei giorni gli era morto il padre. “Così sono passata dalla delusione di non averlo con me al dispiacere di non potergli dare il sostegno che meritava”.

Il dolore, tuttavia, è stata una motivazione in più, anche se il suo successo parigino ha creato qualche difficoltà a scuola per la sorella minore, bullizzata dai compagni. “Cosa farà la tua famiglia con tutti quei soldi?”.

Adesso sembra tutto alle spalle, a partire dalla nuova convivenza con il fidanzato (ex tennista). I due vivono a Stvanice, isolotto sul fiume Moldava dove sorge l'impianto da 8.000 posti che è sede dei più importanti avvenimenti tennistici di Praga. E i soldi non sono certo un problema. O almeno, non più.