La tennista con le mutande (e il cuore) d'oro


by   |  LETTURE 3312
La tennista con le mutande (e il cuore) d'oro

Il mix tra tennis e fashion si è intensificato negli ultimi anni. Tante giocatrici hanno sfruttato la notorietà per valorizzare la propria immagine. Da Anna Kournikova in giù, c'è stato un proliferare di casi.

L'ultima è stata Sofia Zhuk. Tuttavia, la storia insegna che non si tratta di un fenomeno così recente. Non tutti ricordano, per esempio, che Karol Fageros fu considerata una delle dieci donne più desiderabili degli Stati Uniti.

Erano gli anni 50 e, in assenza delle classifiche computerizzate, non è semplice certificarne la qualità di giocatrice. Dobbiamo affidarci ai risultati, che raccontano di un ottavo di finale a Wimbledon e tre terzi turni al Roland Garros.

Risultati non così diversi da quelli di Lea Pericoli, con cui ha condiviso anche lo stilista: proprio come l'italiana, ha indossato i completi disegnati da Ted Tinling. La sua popolarità, tuttavia, è dovuta principalmente a un episodio avvenuto a Wimbledon, quando le fu impedito di giocare con gli shorts dorati sotto il gonnellino.

Neanche la sua abbagliante avvenenza è servita per ammorbidire le regole dell'All England Club. D'altra parte non hanno fatto sconti nemmeno a Roger Federer, che qualche anno fa si presentò con le suole delle scarpe...

arancioni. Sopranniminata “Miss Tennis” o “The Golden Goddess”, la Fageros era una vera attrazione ovunque giocasse. Girava il mondo con una borsa super-chic, in cui era raffigurata l'immagine di un cuore trafitto dal bullone di un orologio, e troneggiava una scritta, che era anche il suo motto: “L'amore fa passare il tempo.

Il tempo fa passare l'amore”. Spiegò di credere molto in quelle parole, ma che non avevano alcuna attinenza con la sua vita personale. Nata il 27 aprile 1934 a Miami (circa un anno prima rispetto alla Pericoli), il suo avvicinamento al tennis fu per ragioni mediche.

Semplicemente, era un po' cicciottella. I suoi compagni di classe la prendevano in giro, affibbiandole soprannomi non troppo gentili. Preoccupata per la serenità della figlia, la madre la portò da un dottore per trovare un rimedio al sovrappeso.

Si sentì dire che avrebbe dovuto praticare sport, e le fu suggerito il tennis. Non solo dimagrì in fretta, ma si rese conto di avere un grande talento. Ben presto emerse tra le ragazze della sua età, interprete di un elegante serve and volley.

Tra i suoi primi maestri ci fu il mitico Bobby Riggs, vincitore a Forest Hills 1941 (ma ben più noto per la celeberrima Battaglia dei Sessi contro Billie Jean King). Il suo vero mentore, tuttavia, fu Gardnar Mulloy (finalista agli Us Championships 1952).

Lo ammirava a tal punto da soprannominarlo “zio”. Karol ha giocato la sua prima competizione di livello nel 1950, a Philadelpia. In tabellone c'era anche Maureen Connolly, che da lì a poco avrebbe completato il Grande Slam.

La Fageros colse ottimi risultati a livello giovanile, intascando per due volte l'Orange Bowl. I primi risultati di rilievo risalgono al 1954, poi ha raggiunto il picco nel 1957, con il già citato quarto turno a Wimbledon.

Perse contro la messicana Rosa Maria Reyes. Tennis a parte, quell'anno prese una decisione che avrebbe cambiato la sua vita. In occasione di un match di esibizione presso l'Hotel Roney Plaza di Miami scese in campo con un paio di shorts dorati.

Tuttavia, dovette abbandonarli dopo pochi minuti. “Non sapevo che le strisce d'oro avrebbero dovuto cucirsi in modo speciale per evitare che svolazzassero. Dopo pochi colpi, sono dovuta rientrare negli spogliatoi”.

La sua bellezza non passò inosservata nemmeno all'industria cinematografica, al punto che realizzò una serie di provini, mai sfociati in nulla di più concreto. Tuttavia, non rinunciò mai ai suoi shorts dorati: trovò un materiale più resistente e fece scalpore quando li indossò al Roland Garros 1958.

Mancavano poche settimane a Wimbledon e ci si domandava se ci avrebbe provato anche nel tempio degli abiti bianchi. Lo fece, ma fu bloccata dagli organizzatori: “Potrebbero distrarre le avversarie” fu la spiegazione ufficiale.

Nessun problema: le venne incontro lo stilista Ted Tinling, che in quegli anni gestiva i protocolli di abbigliamento a Wimbledon. Risolse il problema realizzando fronzoli uguali... ma bianchi. Da allora, divenne il suo sarto di fiducia.

Il tennis era ancora in epoca dilettantistica: ufficialmente, i grandi tornei non avevano montepremi e i giocatori non potevano firmare contratti. Per questo era complicato viaggiare senza il sostegno della propria federazione o buone risorse personali.

La Fageros beneficiò delle iniziative della USTA: nel tentativo di ripulire l'immagine americana dopo il lancio delle bombe atomiche in Giappone, a Hiroshima e Nagasaki, furono organizzati alcuni “Friendship Tours”, in cui inviava i giocatori a diverse esibizioni.

Per l'occasione, la Fageros strinse una bella amicizia con Althea Gibson, prima donna di colore a vincere Wimbledon. Le due, insieme ad Ham Richardson e Bob Perry, giocarono un po' dappertutto: Malesia, Pakistan, Indonesia, India, Ceylon, Myanmar e Thailandia.

“Non avrei potuto trovare una migliore compagna di viaggio per trascorrere alcuni mesi in giro per il mondo” disse la Gibson, che pure era la protagonista indiscussa. Nel 1959, la Fageros è passata al professionismo, accogliendo una proposta giunta tramite la Gibson.

L'iniziativa partì da Abraham “Abe” Saperstein, proprietario del famoso spettacolo degli Harlem Globetrotters. Era convinto che aggiungere uno spettacolo a quello cestistico fosse una grande idea, così presentò un'offerta alla Gibson.

L'americana pose una sola condizione: che la sua compagna nel circuito fosse la Fageros. Detto, fatto. Il tour ebbe un successo travolgente, al punto che le due furono programmate persino durante le festa di Capodanno al Madison Square Garden di New York, intascando rispettivamente 100.000 e 30.000 dollari, cifre immense per l'epoca.

Gibson e Fageros giocarono durante l'intervallo dello spettacolo dei Globetrotters. Le due si affrontarono 118 volte, con 107 successi della Gibson. Tuttavia, il loro successo era strettamente legato al basket: una volta terminato il tour, provarono a lanciare un “Althea Tour” che però fu un fallimento.

La Fageros fu costretta a smettere di giocare nel 1961, a seguito degli infortuni dopo un incidente in autobus. L'anno dopo si sarebbe sposata con Gen Short, avvocato di Miami, dal quale ebbe tre figlie. Morì di cancro ad appena 53 anni, lasciando un maxi lascito di un milione di dollari all'American Cancer Society.

La prematura morte, giunta troppo in fretta, le impedì di terminare la sua autobiografia “Il cielo deve aspettare”, mai giunta a pubblicazione. Tuttavia, la rivista World Tennis ne pubblicò alcuni passaggi.

Il marito disse che l'obiettivo del libro era raccogliere fondi da devolvere ai malati di cancro. L'ultimo piccolo grande gesto che Karol non è riuscita a portare a termine. Non per questo era giusto dimenticarla. E in un periodo così triste, era il momento giusto per raccontare la sua storia.