Unione ATP-WTA, Kyrgios attacca Federer: chi ha ragione?


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Unione ATP-WTA, Kyrgios attacca Federer: chi ha ragione?

“Mi chiedo solo... sono l'unico a pensare che tennis maschile e femminile debbano unirsi?”. Un paio di righe, scritte da Roger Federer, hanno fatto deflagrare Twitter. Inevitabile, se a scrivere è il più influente di tutti.

In un periodo senza tornei, la presa di posizione dello svizzero ha scatenato un'ondata di reazioni. Quasi 50.000 like, 5.000 retweet e circa 1.500 commenti. Quasi tutti favorevoli, a partire dal suo amico Rafael Nadal, il quale ha fatto intendere che tra i due c'erano già state discussioni in tal senso.

Le reazioni sono state positive da parte di quasi tutte le giocatrici. Simona Halep, Petra Kvitova, Alize Cornet e altre hanno accolto con entusiasmo l'idea. C'era stata una frecciata di Serena Williams, non tanto sul contenuto, quanto sulle modalità di comunicazione.

L'americana aveva pubblicato un tweet in cui sosteneva che l'informazione fosse confidenziale, e che dunque non avrebbe dovuto essere condivisa. Lo ha cancellato, ma non ha evitato che qualcuno lo salvasse. Pazienza. Un pizzico di polemica anche da parte di Vasek Pospisil, uno dei membri più attivi del player council.

Pur non discutendo la bontà dell'iniziativa, scrive: “Ottima idea: l'ATP ci sta lavorando da gennaio, da quando ci hanno anticipato questa possibile visione”. Traduzione: “Bene, ma non hai inventato niente”.

L'idea che abbia tirato una frecciata a Federer ha diviso il popolo di Twitter: qualcuno ha sostenuto Pospisil, altri hanno detto che era stato un po' troppo aggressivo. Immancabile l'intervento di Billie Jean King, tra le fondatrici della WTA, sindacato del tennis femminile, nonché paladina dell'eguaglianza.

“Già 50 anni fa immaginavo un unico organo di governo – ha scritto la King – ritengo che i due circuiti, insieme, siano più forti. Sono d'accordo, è una mia visione e ho sempre pensato che la WTA sia stata un Piano B”.

In effetti si era mossa in questo senso nei ruggenti anni 70, ma all'epoca gli uomini non erano d'accordo. L'argomento sembra stare davvero a cuore a Federer, che – sempre via Twitter – ha approfondito il suo pensiero.

“Non mi riferisco a unire le competizioni, ma gli organi che ci supervisionano. Oggi è troppo confuso: ci sono due diversi sistemi di classifica, due loghi, due siti, diverse categorie di tornei. Avrebbe già dovuto succedere, ma probabilmente adesso è il momento.

Sono momenti difficili per ogni sport e possiamo uscirne in due modi: con due corpi deboli, o con uno forte”. La visione sembra condivisa anche da Andrea Gaudenzi, nuovo CEO ATP. Da quando è salito al comando del tennis maschile, il faentino ripete che il tennis dovrebbe unirsi per offrire un prodotto unico e più appetibile.

“Siamo di fronte a una grande opportunità, ma la si può cogliere solo lavorando insieme. La crisi può dividerci ulteriormente, oppure unirci una volta per tutte”. Qualcosa è già stato fatto: qualche settimana fa è stato inaugurato “Tennis United”, uno spettacolo congiunto tra uomini e donne, condotto da Vasel Pospisil e Bethanie Mattek Sands.

Sembra il primo passo: nel corso di un'intervista con Tennis Channel, lo stesso Gaudenzi ha parlato di quando ha lavorato con ATP Media: “In quel periodo ho notato che la maggior parte delle energie vengono spese per risolvere contrasti interni.

In realtà non c'è competizione tra di noi: la competizione è con altri sport e altre piattaforme”. A ben vedere, la possibile unione tra ATP e WTA è argomento vecchio. Se ne parla da almeno vent'anni, quando hanno iniziato a proliferare i tornei combined anche al di fuori degli Slam.

Uno dei fautori era Larry Scott, ex capo WTA. Si dimise nel 2009 proprio perché non riusciva a portare avanti la sua idea di fusione. Quando era a capo del circuito femminile, gli proposero di lavorare per l'ATP. “Dissi di no, ma ritenevo che il tennis potesse esprimere tutto il suo potenziale con la fusione tra ATP e WTA.

Sono profondamente convinto che ciò debba accadere”. Mai come oggi, la sua visione sembra vicina a concretizzarsi. Lo stesso Steve Simon (attuale CEO WTA), interpellato dal NY Times, ha fatto sapere che la WTA è in costante contatto con l'ATP.

“Ho sempre sostenuto che otteniamo il massimo se lavoriamo insieme, e gli ultimi accadimenti lo hanno confermato. Non vediamo l'ora di proseguire le discussioni per capire se si potrà effettivamente farlo”.

Bene, fin qui sembra tutto ok. Ma siamo sicuri che sia un bene per il tennis? O meglio, per il tennis maschile? Qualcuno ha già fatto notare la scarsa coerenza di Rafael Nadal: oggi sembra entusiasta, mentre in una conferenza stampa durante l'Australian Open 2019 aveva lasciato intendere un'opinione ben diversa.

Disse che le donne avrebbero dovuto guadagnare di più rispetto agli uomini se ci fossero state ragioni commerciali (più biglietti venduti, contratti più remunerativi, maggiore audience). Ragioni che, evidentemente, non esistono.

“Unire ATP e WTA? Non so, non posso rispondere a questa domanda perché non ho le informazioni necessarie. Dovreste chiedere ad ATP, ITF e WTA. Questo è un periodo delicato, in cui se esprimi un'opinione rischi di essere attaccato”.

Frase diplomatica, ma che lasciava intendere idee ben diverse rispetto a quelle espresse oggi. Rispetto alla spinta unitaria di Federer, l'unica voce contraria è quella di Nick Kyrgios. Intanto ha risposto con veemenza al post, con un laconico “sì” alla domanda di Federer, lasciando intendere che lo svizzero sia l'unico favorevole alla fusione.

Non contento, ha detto la sua: “Qualcuno ha chiesto alla maggior parte dei giocatori cosa pensano della fusione con la WTA, e se ci farà bene?” Come se non bastasse, il giorno dopo ha aggiunto che non dovrebbe esserci nessuna fusione.

Ma entriamo nel merito: in effetti, Kyrgios sembra esprimere un'idea piuttosto diffusa tra gli uomini. Nel circuito ATP c'è la vaga sensazione che le donne siano un po' “parassitarie”, nel senso che sfruttano il traino degli uomini per ottenere visibilità e guadagni.

Da tempo ci si domanda quanto pubblico – e quanta attenzione - avrebbe uno Slam solo al femminile, o un semplice torneo del circuito. Domanda retorica: basti pensare agli Internazionali d'Italia fino al 2010. Tra uomini e donne c'era una notevole differenza di incassi, colpo d'occhio e ascolti.

In tutto questo si inserisce l'eterno dibattito sull'eguaglianza del montepremi: dopo decenni di battaglia, le donne lo hanno ottenuto negli Slam. Molti non sono d'accordo, sottolineando i maggiori introiti generati dal maschile e la durata dei loro match (negli Slam giocano al meglio dei 5 set).

Ma ci sono altre questioni: spesso gli uomini non vedono di buon occhio i tornei combined, perché – a fronte di un minor appeal – le donne occuperebbero troppi spazi, troppa attenzione e logistica pura (come i campi d'allenamento).

È successo anche il contrario, con le donne arrabbiate per essere collocate troppo spesso sui campi secondari e in peggiori fasce orarie. Anni fa, al torneo di Washington, erano confinate in spogliatoi prefabbricati. Insomma, i conflitti interni esistono e non sono da poco.

Ci si domanda come mai la spinta all'unità arrivi soltanto adesso. Ok, l'emergenza sanitaria ha modificato le priorità, ma perché uno come Roger Federer ha scelto di esporsi soltanto nell'aprile 2020? Non avrebbe potuto farlo 5, 10, 15 anni fa? Di certo una fusione farebbe sicuramente bene al tennis femminile, mentre potrebbe essere un'incognita per il maschile.

Siamo sicuri che vendere un unico prodotto porterà maggiori benefici al “lato ATP”? Difficile a dirsi. Al contrario, sono condivisibili alcune affermazioni di Federer, improntate a una semplificazione del prodotto.

Avere le stesse categorie di tornei, la stessa distribuzione di punti e lo stesso sistema di classifica sarebbe positivo. Tuttavia, è qualcosa che andrebbe fatto a prescindere della fusione. Per questo, chi scrive è convinto che la soluzione sia di natura più globale, che vada oltre ATP e WTA: il tennis ha bisogno di un commissioner, un esterno con grandi competenze tecniche e commerciali che possa regolamentare tutto (ATP, WTA, ITF, Slam e sigle inferiori) nell'interesse del prodotto, tenendo conto delle esigenze di ogni associazione.

Un buon commissioner sarebbe la soluzione adatta per migliorare definitivamente il prodotto. Non è tanto una questione di sigle, ma di approccio. In sintesi, hanno le loro ragioni sia Federer che Kyrgios. Ma il punto non è la fusione tra ATP e WTA. Potrebbe essere un primo passo, ok, ma non è la soluzione.