Scavalcano i cancelli di un club per giocare a tennis: arrestati



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Scavalcano i cancelli di un club per giocare a tennis: arrestati

Il lockdown è certamente servito a contenere la diffusione dell'epidemia, ma – in certi casi – ha tirato fuori il peggio delle persone. Come se ci fosse la necessità di trovare un nemico a tutti i costi, tante (troppe?) persone hanno puntato il dito contro i bersagli sbagliati.

I passeggiatori solitari “scovati” dagli elicotteri a favore dell'intrattenimento TV e il recente caso del runner, pestato a 100 metri da casa perché non indossava la mascherina, sono gli ultimi episodi di una situazione che rischia di sfuggire di mano.

E non ci riferiamo all'emergenza sanitaria o alle preoccupazioni per la ripresa economica: qui si tratta di un tessuto sociale che rischia di sfaldarsi. La faccenda che vi raccontiamo si inserisce nel contesto appena descritto, ed è particolare perché riguarda il nostro sport.

Se il tennis aveva fatto il giro del mondo grazie al “palleggio” delle due ragazze di Finale Ligure (che si sono scambiate qualche palla da un terrazzo all'altro), oggi è lo sfondo di una curiosa faccenda accaduta a Dolores, cittadina di 25.000 abitanti a sud-est di Buenos Aires.

Dieci anni fa aveva ospitato un torneo Futures (a cui prese parte un giovanissimo Diego Schwartzman, costretto a passare dalle qualificazioni), ma oggi se ne parla perché un avvocato di prestigio ha violato le restrizioni...

per andare a giocare a tennis. Insieme al figlio, aveva scavalcato le recinzioni del Club Privado Naytuel (di cui era stato presidente) per tirare qualche colpo. Per sua sfortuna, una vicina ha sentito il rumore delle palline e ha avvisato la polizia.

Risultato? Dopo essere entrati nel club scavalcando i cancelli, sono usciti accompagnati dagli uomini in divisa. Secondo alcune fonti, potrebbe esserci l'inizio di un procedimento penale e il sequestro di alcuni beni, per un valore di circa 700.000 pesos (poco meno di 10.000 euro).

I fatti risalgono a domenica scorsa, quando una donna ha avvertito il rumore e alcuni mormorii provenienti da uno dei campi da tennis dell'impianto polisportivo che – nel rispetto delle prescrizioni – era chiuso al pubblico.

La signora non l'ha presa bene e, in un impeto di zelo sociale, ha chiamato le forze dell'ordine. Sono sopraggiunte cinque pattuglie della polizia: trovando i cancelli serrati, un agente ha scavalcato e ha fatto uscire i due trasgressori.

La scena è stata ripresa da una giornalista del posto, Paola Atayro. La donna vive nei pressi del club, si è recata sul posto e li ha filmati, accusandoli verbalmente. “Violate la quarantena e ci mettete tutti in pericolo? Complimenti!”.

Nel filmato si vedono i due che escono dal club, armati di racchetta, accompagnati da un poliziotto. La Atayaro ha scelto di esporre i trasgressori al pubblico ludibrio con la diffusione del video, accompagnata da un post su Facebook.

“Mio figlio, mia madre, i miei nipoti, i miei zii, i miei amici e i loro figli sono chiusi in casa da un mese. Abbiamo paura di andare a fare la spesa, prestiamo massima attenzione. E poi c'è un'altra parte della società che si disenteressa della propria vita e anche dopo le restrizioni vanno a giocare a tennis al Naytuel come se niente fosse.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il consiglio direttivo del club. Ecco i personaggi del giorno. Faccio i complimenti ai poliziotti, che hanno dovuto fare da babysitter a disadattati come questi”. La faccenda è diventata ancora più rilevante quando si è saputo che i due trasgressori erano Marcos Ernests Giles (noto avvocato civilista) e suo figlio.

Tra l'altro, Giles è fratello del giudice Gaston Giles e – come detto – in passato era stato presidente del Naytuel. I due sono già stati interrogati da giudice e procuratore. Secondo i media argentini, il PM li avrebbe accusati di tre reati: violazione del domicilio per essere entrati nel club (che prevede fino a due anni di detenzione); violazione delle misure adottate per evitare la diffusione della pandemia (anche in questo caso, la pena massima è di due anni); resistenza a pubblico ufficiale, la cui sanzione oscilla tra i 15 giorni e l'anno di reclusione.

Come se non bastasse, il PM ha chiesto un sequestro preventivo sui beni delle due persone, per un totale di 350.000 pesos a testa. Al di là della sensibilità di ciascuno, bisognerebbe ricordare la ratio delle normative studiate per il contenimento del virus: evitare che il COVID-19 possa diffondersi.

Sembra evidente che i due non abbiano messo in pericolo la salute pubblica (sono conviventi e non si sono avvicinati a nessuno), ma allo stesso tempo è opportuno segnalare la gravità dei reati ordinari di cui sono accusati (violazione di domicilio e resistenza a pubblico ufficiale).

Il club ha già preso posizione: “Il Club Naytuel è chiuso dal 16 marzo, rispettando la normativa nazionale in merito alla quarantena preventiva e obbligatoria. Allo stesso modo, avvieremo le dovute azioni interne”.

Come a dire che Giles e suo figlio potrebbero avere più di un problema a mettere piede nel club. Essendo Dolores una città piuttosto piccola, nella comunità non si parla d'altro e sono già comparsi alcuni meme con raffigurate le immagini del padre e del figlio come “protagonisti” del film “La odisea de los giles”.

Le autorità argentine hanno adottato misure piuttosto severe, con la chiusura di ogni attività e l'obbligo di restare a casa per la popolazione. A differenza dell'Italia (che ha adottato una depenalizzazione), i trasgressori sono oggetto di procedimenti penali, anche se la polizia non ha l'atteggiamento invasivo adottato da altri paesi sudamericani.

Per adesso, le misure stanno funzionando: nel momento in cui scriviamo, in Argentina ci sono poco più di 3.200 contagiati per meno di 200 decessi. Cifre irrisorie rispetto alle nostre, ma non per questo il Paese sudamericano sta vivendo con serenità l'evoluzione dei contagi.

Anzi, il governo presieduto da Alberto Fernandez ha già fatto sapere che il lockdown potrebbe essere esteso fino a tutto il mese di maggio. Per i due Giles sarà ancora meno piacevole: il tutto per l'irrefrenabile istinto di giocare a tennis.