Oro olimpico nel tennis, ma anche capitano... del Manchester City!



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Oro olimpico nel tennis, ma anche capitano... del Manchester City!

Jonathan Edwards. Lewis Hamilton. Bobby Charlton. George Best. Fred Perry. Jonny Wilkinson. Gary Lineker. E ce ne sarebbero molti altri, compreso Andy Murray. Cos'hanno in comune i nomi appena citati? Sono tra i più grandi sportivi britannici di sempre.

Ognuno si può divertire a fare liste, classifiche, graduatorie. Classica discussione da bar, ottima per vivacizzare un periodo un po' così. Non tutti sanno, tuttavia, che un nome potrebbe mettere tutti d'accordo.

Non tutti hanno sentito nominare Maxwell “Max” Woosnam. Ci sta, visto che la sua gloria sportiva risale a un secolo fa. Ma basti ricordare che è stato oro olimpico nel tennis e capitano del Manchester City.

Perché Woosnam non era forte soltanto nel tennis e nel calcio, ma era competitivo anche nel golf, nel cricket, nel biliardo e in chissà quante discipline. La sua Olimpiade magica risale a un secolo fa, ad Anversa 1920, poco prima che il tennis fosse ghettizzato prima di ricomparire oltre mezzo secolo dopo.

Vinse l'oro in doppio e l'argento in misto, mentre l'anno dopo avrebbe vinto anche a Wimbledon, che all'epoca si giocava ancora a Worple Road. Nel calcio è arrivato a indossare la casacca della nazionale inglese.

Erano tempi diversi dai nostri, eppure lo sport iniziava ad essere un business. Gli antesignani degli attuali manager intuirono le potenzialità di Woosnam e gli fecero diverse proposte, anche pubblicitarie. Lui ha sempre rifiutato, pensava che prendere soldi fosse “volgare”.

Non ha mai chiesto denaro per competere. Semplicemente, amava lo sport. Ed era anche stato un eroe di guerra. Aveva più confidenza con gli attrezzi del mestiere, che fossero una racchetta, una stecca o un pallone, che con i giornalisti.

Ha rilasciato poche interviste, anche se una volta ebbe a dire: “Se dovessi scegliere lo sport in cui sono più bravo, forse direi il calcio. Ma non ne sono così sicuro”. Woosnam è nato il 6 settembre 1892 a Liverpool, figlio di Charles e Mary.

Il padre era un uomo convinto, testardo: quando vide per la prima volta futura moglie, dovette attraversare un fiume per arrivare a corteggiarla. Tali capacità sono state ereditate dal figlio, cresciuto nella città gallese di Aberhafesp.

All'età di 14 anni entrò nel famoso Winchester College, in cui fu capitano delle squadre di cricket e golf, ma faceva parte anche di quelle di calcio e squash. Raggiunta la maggiore età, si trasferì presso l'università di Cambridge, rappresentandola in qualsiasi sport possibile: calcio, cricket, golf e – finalmente – anche tennis.

Terminati gli studi, nel 1913 si aggregò alla squadra londinese del Corinthian FC per una tournèe in Brasile. Erano altri tempi: il Corinthian era una squadra che esaltava i valori di fair-play, dilettantismo e sportività, codificati col nome di “Corinthian Spirit”.

Fu un fenomeno di costume: il Real Madrid scelse di giocare con maglia bianca proprio in loro onore, e la squadra brasiliana del Corinthians ha adottato il proprio nome come tributo ai britannici. I giocatori non commettevano mai falli intenzionali, e il portiere rinunciava a parare i calci di rigore: si piazzava sul palo e lasciava che gli avversari segnassero, gesto di “scusa” per aver commesso un fallo in area di rigore.

Tali insegnamenti hanno poi contraddistinto il resto della carriera di Woosnam, che l'anno successivo – per divertimento – giocò alcune amichevoli con il Chelsea, salvo poi tornare in Brasile con il Corinthian.

Tuttavia, quando stavano per attraccare, scoprirono che era scoppiata la Prima Guerra Mondiale. Fedeli al loro spirito, misero lo sport in secondo piano e tornarono indietro per arruolarsi nell'esercito. Dopo una breve passeggiata a Rio de Janeiro risalirono in nave e tornarono a casa, peraltro schivando i siluri dei sottomarini tedeschi.

Almeno, così dice la leggenda. Durante la Grande Guerra, Woosnam combatté in prima linea nella celeberrima Battaglia di Gallipoli, rappresentando il Reggimento di Montgomeryshire Yeomanry. La passione per lo sport era talmente grande da non abbandonarlo neanche durante la guerra, al punto da partecipare alle competizioni militari.

Una di queste fu nel tennis, contro la squadra del mitico Queen's Club. Negli ultimi giorni da militare, nelle trincee francesi, combatté a fianco del poeta Siegfried Sassoon. Terminata la guerra, per mantenere la famiglia (nel frattempo si era sposato e aveva due figlie) trovò lavoro presso una società di ingegneria a Manchester, la Crossley Brothers, e ricevette offerte sia dal Manchester United che dal City.

Cedette alle lusinghe dei “citizens”. Ben presto divenne un idolo dei tifosi: una volta, per impegni di lavoro, non poté giocare una partita di FA Cup contro il Leicester. Dopo la sconfitta per 3-0, i tifosi infuriati andarono a protestare sotto la sede della Crossley Brothers.

In tutta risposta, si sentirono giurare solennemente che Woosnam non avrebbe mai più saltato una singola partita. Nel 1920 gli proposero di capitanare la squadra che avrebbe partecipato alle Olimpiadi di Anversa, ma rifiutò perché aveva già dato la sua parola al team di tennis.

In singolare non andò troppo bene, perché fu eliminato al secondo turno dallo spagnolo Manuel Alonso, mentre si sarebbe riscattato in doppio. Insieme a Noel Turnbull vinse la medaglia d'oro battendo in finale i giapponesi Kumagae-Kashio.

Secondo i giornali dell'epoca, fu il migliore in campo e fece la differenza con le sue volèe e con l'efficacia nella risposta al servizio. Nello stesso pomeriggio si ritrovò a giocare la finale del misto, insieme a Kathleen McKane: provato dalle fatiche dei match precedenti, non riuscì ad essere competitivo e i britannici si arresero ai francesi Suzanne Lenglen e Max Decugis, non esattamente gli ultimi arrivati.

D'altra parte, 92 anni dopo, anche Andy Murray si ritrovò a giocare due finali olimpiche nello stesso giorno. Il “Times” scrisse che Woosnam avrebbe potuto eccellere ancora di più se avesse dedicato più tempo al nostro sport.

“Il tennis è come un'amante che deve essere costantemente corteggiata”. Ma non ci fu niente da fare: non ha mai scelto di privilegiare uno sport rispetto agli altri. Al ritorno da Anversa, fu accolto come un eroe.

Dopo aver guidato il Manchester City al secondo posto in campionato, nell'estate del 1921 ha giocato Wimbledon, vincendo il doppio maschile (con Randolph Lycett) e cogliendo la finale nel misto. I suoi risultati, così come la sua inscalfibile passione per lo sport, lo portarono a guidare il team britannico di Coppa Davis (per il quale ha anche giocato otto partite, vincendone sei).

La sua carriera sportiva sarebbe terminata nel 1923, quando si ruppe la gamba durante una partita contro lo Sheffield Wednesday. In realtà, l'anno dopo avrebbe giocato a Wimbledon per l'ultima volta, cogliendo la semifinale in doppio misto.

Terminata la carriera, si trasferì a Londra nel 1940 e sarebbe scomparso il 14 luglio 1965, all'età di 73 anni, per problemi respiratori. “Mio padre era davvero un grande – ricorda la figlia Penny – molto divertente, molto intelligente e sempre pronto a raccogliere le sfide.

Per lui, non tenere il passo significava restare indietro. Pensava che nella vita ci fossero troppe cose da fare per pensare di perdere tempo”. Non c'è dubbio che abbia rispettato il suo credo.