Il top coach che porta le pizze: ma non era proprio così...



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Il top coach che porta le pizze: ma non era proprio così...

Thomas Drouet ama parlare. Probabilmente apprezza la popolarità. In un'intervista di qualche giorno fa con “L'Equipe”, ha fornito la frase buona per un titolo. Parlando del periodo di quarantena, ha detto che avrebbe potuto improvvisarsi fattorino delle pizze qualora la situazione non si fosse sbloccata a breve.

Come, prego? L'allenatore di una top-30 WTA (Qiang Wang), monegasco ma residente alle Mauritius, potrebbe essere costretto a un lavoro così umile? La notizia ha fatto rumore, ha alimentato la sua popolarità ma lo ha costretto a effettuare una mezza retromarcia.

In effetti, Drouet non è certo timido quando si tratta di raccontare le sue vicissitudini. Classe 1983, ex giocatore di discreto livello (ha avuto qualche punto ATP e vanta una presenza in Coppa Davis con il Principato di Monaco), deve la sua prima ondata di popolarità a...

una testata. Già, perché dal dicembre 2012 al maggio 2013 ha fatto parte del team di Bernard Tomic e ne è uscito nel modo più burrascoso, con una denuncia e un processo a carico di papà John, che in occasione del torneo di Madrid lo avrebbe colpito con una testata.

Otto mesi di reclusione (sospesi con la condizionale) e una maxi sanzione di 435.000 dollari australiani. Se la denuncia è stata sacrosanta e il processo gli ha dato ragione, Drouet ha concesso i suoi diari di quel periodo a un media australiano, mettendo ancor di più in cattiva luce il padre di Bernard.

Vale la pena ricordare alcuni passaggi: nell'inverno 2012, lascia un incarico presso il Country Club di Monte Carlo e si reca a Gold Coast insieme al noto preparatore atletico Salvador Sosa (che aveva lavorato con il team di Riccardo Piatti).

I problemi iniziano subito, già durante la settimana di Natale, quando papà Tomic gli notifica un taglio dello stipendio: da 1.200 euro a settimana più le spese, a 1.000 euro senza spese. “Ormai non potevo più tornare indietro.

Lui non voleva pagarmi perché il giorno di Natale non avevo lavorato, ma gli spiegai che lo stipendio era per ogni giorno trascorso lontano da casa”. In quel periodo, in una sessione di allenamento, Drouet avrebbe addirittura vinto un set in allenamento contro Tomic, incitato dal padre.

“Se fai più di tre game in un set, lo mando a casa”. In profondo imbarazzo, Drouet avrebbe fatto il suo dovere e papà John avrebbe tenuto fede al suo proposito, rispedendo a casa il figlio. I soldi sono sempre stati un problema: dopo il successo al torneo ATP di Sydney, il padre giunse dal clan con un assegno in mano.

“Pensavo che volesse festeggiare, invece ci disse che pagava troppe tasse e che per questo ci avrebbe pagato di meno”. In tutto questo, Bernard alternava momenti di presunta ribellione ad altri in cui sembrava soggiogato dal padre.

Di sicuro, sarebbe scappato più volte di notte per andare a fare baldoria. “Per questo, ogni mattina era necessaria mezz'ora per farlo alzare”. La situazione sarebbe poi peggiorata a Monte Carlo, quando John avrebbe messo le mani addosso al figlio, per poi deflagrare con la testata di Madrid (che peraltro è costata a papà Tomic un allontanamento di 12 mesi dal circuito).

Il diario di Drouet non piacque a Tomic Sr., che lo definì “patetico” e “malato”. Ha proclamato la sua innocenza, sostenendo che il suo unico pentimento era di non averlo colpito sul serio. “Ha detto che non poteva dimettersi, ma se non gli piaceva la situazione mi domando perché non abbia lasciato il posto.

Se vuoi lavorare, un posto lo trovi”. Mah. Non ci sono dubbi sul fatto che quell'episodio abbia alimentato la popolarità di Drouet, che soltanto un paio di mesi dopo era nel clan di Marion Bartoli quando la francese vinse a Wimbledon.

Da allora è rimasto nel circuito femminile senza più mettere piede nel mondo ATP. Dopo il ritiro dalla Bartoli ha seguito per un po' Timea Babos (che con lui ha ottenuto i suoi migliori risultati), poi le russe Anastasia Pavlyuchenkova e Anna Blinkova.

Circa un anno fa, ha iniziato a lavorare con Qiang Wang, miglior giocatrice cinese. I risultati sono arrivati: sotto la sua guida è salita al n.12 WTA, ha raggiunto i quarti allo Us Open e ha battuto Serena Williams all'Australian Open.

La cinese sogna di vincere uno Slam, ma il progetto ha subito un brusco stop a causa del COVID-19. E allora, ecco l'intervista che ha fatto discutere. “Con la Wang ho un contratto che prevede 35-40 settimane all'anno, ma quando il circuito si è interrotto le ho chiesto un accordo, di versarmi il 50% del mio compenso.

Lo avrei considerato come settimane complete. Lei ha rifiutato perché in questo periodo non sta guadagnando. Il progetto prevede tre settimane di allenamenti in Cina da inizio giugno, poi altre tre alle Mauritius. Se però viene annullata tutta la stagione, non so come farò”.

Drouet è poi andato in profondità nella questione, spiegando che la Wang è una giocatrice di alto livello, con guadagni importanti (di soli premi ufficiali è vicina ai 5 milioni di dollari) e per questo si è permesso di chiederle un aiuto, pur applaudendo le sue donazioni per gli ospedali di Wuhan.

“Vediamo cosa succederà: o troviamo una soluzione, oppure chiuderemo il contratto, mi farò pagare quello che mi deve e cercherò un altro datore di lavoro. Adesso potrei consegnare pizze a domicilio nella fascia serale per guadagnare qualcosa e non intaccare i miei risparmi”.

Come era prevedibile, le parole di Drouet hanno fatto rumore. Se è vero che gli allenatori dipendono dalle lune dei tennisti e il loro mestiere non ha particolari garanzie (non a caso, proprio Drouet sta cercando di creare un'associazione dei coach senza scopo di lucro, in modo da tutelare i diritti della categoria), non lo si può certo definire un “poveraccio”.

Abita a Mauritius, non esattamente il posto più povero del mondo. L'affermazione secondo cui avrebbe potuto fare il fattorino delle pizze “per non intaccare i suoi guadagni” ha fatto discutere. Probabilmente si è reso conto di aver esagerato e ha effettuato una parziale retromarcia tramite l'account Weibo della Wang.

Come prima cosa, ha cercato di ricucire – almeno pubblicamente – il rapporto con la giocatrice. “Voglio chiarire che non ci sono problemi. Ho voluto parlare della mia situazione: non è facile, ma siamo tutti nella stessa barca.

Quanto a portare le pizze, ho specificato che lo avrei fatto se ne avessi avuto bisogno. Non provo vergogna per questo, l'ho già fatto quando ero un tennista. Mi serviva per pagare le bollette. Però ho anche aggiunto che sarebbe stata l'ultima opzione possibile”.

In merito agli accordi contrattuali con la Wang, ha aggiunto di averle chiesto il 50% del compenso per il periodo in cui non potrà viaggiare a causa delle norme francesi. “Lei non era d'accordo e da quel momento ci siamo impegnati per trovare una soluzione corretta per tutti.

Ci siamo riusciti e vogliamo continuare a lavorare insieme. Mi ha detto che appena sarà possibile viaggiare ci alleneremo insieme: vuole essere pronta al 100% quando riprenderanno i tornei, ma vuole anche utilizzare questo tempo per migliorare una serie di aspetti sui quali, generalmente, non possiamo lavorare”.

Insomma, un tentativo di sgonfiare il caso. Vedremo se l'accoppiata Wang-Drouet sarà ancora in piedi quando il circuito riprenderà, ma questa faccenda si presta ad alcune considerazioni. Da un lato, è giusto che gli allenatori abbiano una migliore tutela.

Da anni, ormai, è attiva GPTCA (Global Professional Tennis Coach Association), certificata dall'ATP, che ha nel suo comitato direttivo Toni Nadal, Dirk Hordorff, Rainer Schuettler e Alberto Castellani. Non esiste qualcosa di simile nel circuito WTA, anche se il sindacato sta dando sempre più importanza ai coach: lo stesso Drouet ha una sua pagina sul sito WTA e da qualche tempo vengono organizzate le conferenze stampa non solo delle giocatrici, ma anche dei loro allenatori.

L'idea di Drouet, dunque, è sana. Nel caso specifico, tuttavia, è difficile immaginare che debba necessariamente portare le pizze a domicilio, a maggior ragione in un luogo come Mauritius. Detto questo, la sua intervista all'Equipe ha certamente contribuito a far parlare di lui. E chissà che non abbia messo sull'attenti qualche giocatrice..