Il “Cimitero dei Campioni” che per poco non beffava anche Federer...



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Il “Cimitero dei Campioni” che per poco non beffava anche Federer...

Dal 29 giugno al 12 luglio, l'All England Club avrà un aspetto spettrale. Niente Wimbledon, con i suoi rituali e il carico di leggenda nato 143 anni fa. Per anni, tuttavia, c'è stato un luogo in cui gli spettri si materializzavano per davvero: il mitico Campo 2, il “Cimitero dei Campioni”, “Graveyard of Champions”, laddove si è verificata un'impressionante serie di sorprese, con tanti campioni sconfitti da carneadi o giù di lì.

Un fatto inspiegabile, quasi mistico. Gli inglesi, molto attenti alle tradizioni, avevano “abbracciato” questa nomea. Nel 2009, quando ne ha annunciato la scomparsa, il presidente del club Tim Philips disse: “Con il suo nome non ufficiale di 'cimitero dei campioni', il vecchio Campo 2 è parte integrante della storia di Wimbledon.

Gli siamo affezionati, ma dobbiamo considerare il futuro del torneo ed è giunto il momento di creare un nuovo campo”. Con la costruzione di un nuovo Campo 2 (un mini-stadio da 4.000 posti), è stato rinomato “Campo 3” per un paio di edizioni per poi essere demolito nel 2011.

Nonostante il maniacale rispetto per le tradizioni, gli organizzatori di Wimbledon hanno dovuto fare i conti con la necessità di ampliare l'impianto, ritrovandosi a demolire due campi iconici come il “cimitero” e il vecchio Campo 1, fascinoso impianto attaccato al Centre Court, con tribune in legno e tetti che ricordavano i tempi andati.

Costruito nel 1924, da noi è ricordato per aver ospitato uno dei match della cavalcata azzurra nella Davis 1976, quando battemmo a domicilio la Gran Bretagna. Poteva ospitare circa 2.500 spettatori e vi si giocava anche la Wightman Cup (anacronistico match femminile a squadre tra Gran Bretagna e Stati Uniti).

Con la crescita del torneo, tuttavia, c'era bisogno di spazio per costruire il Millennium Building, oggi cuore operativo del torneo. Il Campo 2, invece, sembrava poter resistere all'usura del tempo. Era il “campo del popolo”, il più prestigioso per chi aveva i biglietti per i soli campi secondari.

Anch'esso costruito nel 1924, funzionale al trasferimento del torneo da Worple Road a Church Road, poteva ospitare 2.192 spettatori seduti e 770 in piedi ed era considerato un luogo speciale anche per la sua ubicazione.

Si trovava di fronte ai locali privati dell'All England Club. Fino alla fine degli anni 80, i membri della Famiglia Reale e tutti i VIP entravano al club da quella porta sorvegliata da due soldati. Arrivavano in auto, acclamati dalla folla.

Poco più in là, fuori dal Campo 2, gli “strilloni” (autorizzati) vendevano i programmi del tornei e della giornata. Il campo era piuttosto piccolo, senza grande spazio negli “out”, e particolarmente rumoroso.

Filtrava di tutto, dal rumore degli autobus che viaggiavano su Church Road a quello di piatti e posate nel vicino ristorante, senza dimenticare la disciplina non sempre impeccabile del pubblico, ben diversa da quella del Centre Court.

Proprio sul Campo 2 c'era anche un ingresso posteriore per gli spogliatoi “proletari”, riservati ai junior e ai tennisti non compresi tra le teste di serie. In un contesto del genere, è successo di tutto.

Dal 1974 (anno della sconfitta di Evonne Goolagong contro Kerry Melville) al 2007 (quando Martina Hing si arrese a Laura Granville) tanti campioni sono rimasti vittima del “cimitero”. Jimmy Connors c'è rimasto secco addirittura due volte, nel 1983 (da campione in carica, perse contro Kevin Curren) e nel 1988.

A parte John McEnroe, sconfitto prima del suo trionfo londinese, tutti gli altri big caduti su quel campo erano ex campioni di Wimbledon: Virginia Wade, Pat Cash, Michael Stich, Andre Agassi, Conchita Martinez, Richard Krajicek, Pete Sampras e le sorelle Williams.

L'episodio più clamoroso riguarda Pete Sampras, sconfitto da George Bastl nel 2002. L'americano era il più titolato di sempre (i suoi sette titoli valevano molto di più rispetto a quelli di William Renshaw, giunti nell'epoca del Challenge Round), eppure gli organizzatori pensarono bene di spedirlo sul Campo 2 per il suo match di secondo turno.

Pensavano che sarebbe stato un match di routine, ma Pistol Pete la prese male: “Non vorrei sembrare un divo o qualcosa del genere, ma quando ho visto che mi avevano programmato su quel campo è stato come prendere uno schiaffo in faccia – ha scritto nella sua autobiografia – per tutto quello che avevo fatto nel corso degli anni, pensavo di meitare qualcosa di meglio.

Forse i “lord” di Wimbledon volevano aggiungere un nome illustre tra le vittime di quel campo. In effetti ci sono persone che si comportano come avvoltoi, sperando di vederti morto”. Parlando di quella partita, il Times scrisse che Sampras era come un principe cacciato dal Palazzo Reale e relegato in un bilocale a Surbiton.

Attorno al Campo 2 si è creata una mistica. “Dovrebbero chiamarlo 'cimitero' perché deve esserci qualcuno che va a scavarci di notte” disse Richard Krajicek nel 1999, dopo la sconfitta con il modesto Lorenzo Manta. Era imbufalito per i cattivi rimbalzi dell'erba.

Anche Venus Williams si era lamentata di essere stata collocata lì dopo la sconfitta contro la Jankovic nel 2006. La qualità del prato era l'argomentazione preferita delle vittime. Battuto da Patrick Kuhnen nel 1988, Connors ebbe a dire: “Non importa dove mi fanno giocare, ma ho bisogno di un campo in buone condizioni.

Una palla mi ha colpito in faccia, un'altra mi è rimbalzata in testa, un'altra ancora è rotolata sull'erba”. Diciassette anni più tardi, dopo l'imprevista sconfitta contro Jill Craybas, Serena Williams disse: “Oggi avrei fatto meglio a restare a casa”.

Non tutti sanno che anche Roger Federer ha rischiato di essere vittima della “Maledizione del Cimitero”. Nel 2003, anno del suo primo titolo a Wimbledon (nonché suo primo Slam in assoluto), ha giocato sul Campo 2 gli ottavi di finale contro Feliciano Lopez.

Dopo il riscaldamento ha avvertito un dolore alla schiena, chiedendo l'intervento del fisioterapista già al primo cambio di campo. Il dolore era talmente intenso da fargli pensare al ritiro. "Non so esattamente cosa sia successo – disse dopo la partita – non riuscivo più a muovermi, quindi ho dovuto chiamare il trainer e sperare in un miracolo.

È stato difficile, non so spiegare cosa sia successo, non mi era mai successo prima. Però le cose miglioravano via via che il match andava avanti”. Tuttavia, si rese conto che minacciava pioggia, possibile aiuto.

Alla fine optò per un massaggio in campo e portò a casa il successo. Soltanto sei giorni dopo avrebbe battuto Mark Philippoussis in finale, dando il là a una leggenda viva ancora oggi, un presente in cui il "Cimitero dei Campioni" non c'è più.