Gioco, Partita e... Dio.! Il frate che ha portato il tennis in Monastero



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Gioco, Partita e... Dio.! Il frate che ha portato il tennis in Monastero

Prendendo in prestito una famosa frase di Adriano Panatta, molti sostengono che il tennis l'abbia inventato il diavolo. In effetti, il suo particolare meccanismo di punteggio permette ribaltamenti e situazioni impensabili in altre discipline.

È probabile che la pensi così Andrea Jaeger: la ricordate? Classe 1965, baby fenomeno a inizio anni 80, arrivò addirittura al numero 2 del mondo e in finale a Wimbledon (persa nettamente contro Martina Navratilova).

Allenata dal padre, con il quale aveva un rapporto conflittuale, la Jaeger ha smesso giovanissima perché disgustata da un mondo difficile, in cui l'egoismo era la chiave per avere successo. Niente a che vedere con una persona altruista, con naturale vocazione per dare una mano altri altri.

Ancora più schifata dopo aver visto – parole sue – tennisti fare utilizzo di cocaina e steroidi. E così, nel 2006, la decisione di prendere i voti e diventare suora. La notizia fece scalpore, ma per lei fu una sorta di liberazione.

“Credo che rimarrò una suora per sempre, ho gioia e amore per la vita e questo ruolo mi permette di esprimerli al meglio. Da bambina sapevo che Dio esisteva, che eravamo amici e avevamo un rapporto speciale. Ma nessuno della mia famiglia ha mai saputo che ho pregato in ogni giorno della mia vita”.

Bella storia, che però sembra rafforzare quel ruolo un po' così, quasi “diabolico”, attribuito da Panatta al gioco del tennis. Ma c'è chi la pensa diversamente, arrivando a creare una comunità che possa integrare tennis e preghiera.

È il caso del frate francese Pierre Bidegain, che nel lontano 2003 ha lanciato “Tennis & Priere” (tennis e preghiera), un ritiro spirituale che combina le lezioni di tennis (di cui è ottimo interprete) e la riflessione.

A differenza delle Jaeger, che ha trovato la sua nuova dimensione nel distacco dal gioco, lui ha unito – anzi, intrecciato – tennis e religione. Oggi Bidegain ha 62 anni, ma la vocazione gli è arrivata in età adulta.

“Il tennis ha rappresentato la mia giovinezza e mi ha portato all'integrazione sociale attraverso l'allenamento, le partite e le lezioni che imparavo da ogni singola partita. Grazie al tennis ho imparato a restare positivo nella vittoria e nella sconfitta, ma se mi guardo indietro è stato un vettore dei valori che ho ritrovato nella mia vita cristiana”.

La vita di Bidegain è stata “tradizionale” fino a quasi 30 anni di età, poi le cose hanno iniziato a cambiare durante un viaggio in Brasile, quando vide cristiani e missionari prendersi cura dei bambini senza tetto, in mezzo alla strada.

“Quell'immagine mi ha fatto desiderare di dare il meglio”. La vocazione, poi, è arrivata alla vigilia di Natale 1986. Era andato a cena con amici, e mentre si recavano al club per l'ennesima partitella ha sentito il suono delle campane di una chiesa.

Anziché andare a giocare, preferì recarsi alla messa di mezzanotte. Da lì è iniziato un percorso che lo ha portato a diventare Fratello Pierre del Bambin Gesù e del Volto Santo. La passione per il tennis, tuttavia, non l'ha mai abbandonato.

Tre anni dopo ha messo insieme passione e vocazione con la nascita di “Tennis & Priere”. L'idea aveva preso forma durante il pontificato di Giovanni Paolo II: da grande appassionato di sport, Papa Wojtyla incitava la pratica sportiva e vedeva nel benessere fisico un rinnovamento integrale della persona e della società.

Sulla base di questo insegnamento, Bidegain è partito nel 2003 con un progetto tanto semplice quanto innovativo: l'esperienza sportiva arricchita da una vita spirituale, in cui le lezioni di tennis erano il semplice passaggio di una catena che prevede ascolto, riflessione, canzoni e preghiera.

Il suo credo è molto “filosofico” e “spirituale”: a suo dire, l'approccio evita le sirene che può portare la popolarità garantita dallo star system (di cui il tennis fa parte) grazie a una visione unificata dell'uomo: corpo e anima in un unico concetto.

“Secondo Sant'Ireneo, la gloria di Dio è l'uomo vivente in gran forma – racconta frate Pierre – il corpo è qualcosa di educativo. Noi siamo in piedi come legame simbolico tra terra e cielo.

Il movimento del tennis ti fa alzare ancora di più verso il cielo, poi l'anima è fondamentale perché è da lì che nascono intelligenza e volontà”. Attualmente Bidegain porta avanti il suo progetto nell'antico monastero della Comunità delle Beatitudini di Nay, cittadina ai piedi dei Pirenei, non troppo distante da Lourdes e nemmeno da Tarbes, laddove si gioca Le Petits As, famoso “mondiale giovanile” riservato agli Under 12 e 14.

Difficilmente Frate Pierre porterà i suoi allievi verso l'agonismo sfrenato, anzi, sembra avere ben altri obiettivi. Quanto alle partite, poi, ci pensa lui. Se fate un salto sul sito dell'ITF troverete la sua scheda tra i Senior: è stato anche in classifica mondiale, anche se la sua attività si è limitata alla Francia e quasi esclusivamente ai Campionati Nazionali Senior, nei quali ha ottenuto il miglior risultato nel 2015, spingendosi in finale.

Non crediamo che abbia fatto sua la storica frase di David Dinkins, ex sindaco di New York (colui che propose la chiusura dello spazio aereo dall'aeroporto di La Guardia durante lo Us Open) “Il tennis non è una questione di vita o di morte.

È molto di più”. Però non c'è dubbio che la sua passione sia qualcosa di eccezionale, al punto da aver portato una Babolat Pure Drive nelle segrete di un monastero. Se non è un miracolo questo....