Perchè il Roland Garros va salvato, anche senza le qualificazioni



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Perchè il Roland Garros va salvato, anche senza le qualificazioni

L'emergenza sanitaria, sfociata in pandemia, rende complicato ogni tipo di pianificazione. Tuttavia, se c'è una possibilità (anche remota) di riprendere a giocare a tennis nel 2020, la priorità dovrà essere data ai due monumenti del circuito ancora rimasti in calendario: Us Open e Roland Garros.

In questo momento la tappa americana rimane nella sua collocazione originaria (24 agosto-13 settembre), anche se qualcuno sussurra che dietro le quinte si stia ragionando su un ulteriore spostamento, non solo di data, ma anche di località (Indian Wells avrebbe il clima e le strutture necessarie per ospitare l'evento in mesi più freddi).

Al contrario, si è parlato a più non posso della scelta a senso unico dei francesi. Molti hanno posto l'accento sull'egoismo e l'incapacità di dialogo verso le altre istituzioni. C'è del vero, e in effetti la querelle sul calendario si è intensificata.

Ma proviamo a vederla da un'altra prospettiva. La federtennis francese ha scelto la velocità d'esecuzione rispetto all'inevitabile lentezza delle consultazioni, scegliendo una strada nuova e inaspettata. La decisione “unilaterale” del Roland Garros non è la causa, ma la conseguenza della rottura della governance del tennis mondiale.

Si possono certamente discutere le modalità, però ci sono pochi dubbi sul fatto che – nel merito – sia stata la soluzione migliore. “Credo di sì, e comprendo appieno la decisione della FFT – ha detto Denis Naegelen, direttore del WTA di Strasburgo – il Roland Garros era il primo Slam ad essere minacciato dal virus e ha avuto la possibilità comportarsi così.

Prendere una decisione in accordo con gli altri sarebbe stato preferibile, ma ci sarebbero voluti almeno due mesi, senza alcuna garanzia di successo. Sinceramente sono rimasto sorpreso dalla polemica: credo che sia stato percepito come un atto vessatorio, ma essendo in contatto costante con la WTA mi pare che le acque si stiano calmando.

Si tratta di persone responsabili, sanno che l'interesse di tutti è lo svolgimento del Roland Garros”. Anche le recenti dichiarazioni di Andrea Gaudenzi sembrano distensive. Non ci sono più le premesse per sanzioni verso Parigi, ed anzi si starebbe lavorando a una soluzione condivisa per la riorganizzazione del calendario.

Se le condizioni sanitarie dovessero consentirlo, in effetti, il salvataggio del torneo farebbe bene a tutti. In primis ai giocatori, che vedrebbero salvaguardati i loro maxi-montepremi, ma anche la stessa FFT e – a cascata – l'intero movimento del tennis francese. Il torneo rappresenta l'80% del fatturato federale: 260 milioni di euro su 325.

Senza parlare del mercato legato al tennis. Parlando con Eurosport France, ha espresso la sua posizione Franck Boucher, rappresentante francese di Yonex e New Balance. “Tutti i marchi e i negozi specializzati sarebbero favoriti dallo svolgimento del torneo – racconta – se non si dovesse giocare, beh, non ci sarebbe più budget per nessuno.

Salterebbero migliaia di posti di lavoro, le aziende affonderebbero. Nel valutare l'operato della FFT bisogna pensare a queste cose. Quelli che oggi criticano sono gli stessi che non hanno bisogno di lavorare o che fanno politica”.

In effetti, in Francia c'è un clima molto teso in vista delle elezioni delle leghe regionali, preludio alle attese elezioni FFT, in cui ci sarà la sfida tra il presidente uscente Bernard Giudicelli e lo sfidante Gilles Moretton.

I due non si amano, tempo fa c'è stata anche una condanna per diffamazione a carico di Giudicelli (che gli avrebbe dovuto impedire di votare per la riforma della Coppa Davis, ma l'ITF lo salvò). Qualsiasi opinione sull'argomento, dunque, va considerata anche sulla base di ragionamenti politici.

Anche per questo, i giocatori francesi non hanno preso una posizione chiara. Boucher ritiene che avrebbero dovuto schierarsi a favore del torneo. In effetti, l'evento ha dato molto al movimento sia in modo diretto (wild card e relativi prize money, preziosi per finanziare la stagione dei professionisti) che indiretto (gli enormi incassi permettono di sovvenzionare le leghe periferiche e, di rimando, i giocatori).

Tuttavia, molti preferiscono non parlare perché non vogliono essere etichettati a favore di una corrente o dell'altra, con il rischio di ripercussioni. Tali considerazioni non si limitano ai giocatori, ma a tutte le parti in causa.

Tuttavia, il Roland Garros dovrebbe essere considerato un bene comune, un'entità superiore da difendere a prescindere. Con il suo atteggiamento discutibile, sicuramente frettoloso, la FFT ha agito a tutela del proprio torneo.

A tutela di un patrimonio. Chi ha raccolto le dichiarazioni di Boucher ha addirittura scomodato la citazione del romanziere Jules Claretie: “Quando un uomo agisce, ha tutti contro: quelli che vorrebbero fare la stessa cosa, quelli che fanno esattamente il contrario, e soprattutto l'esercito di quelli che non fanno nulla”.

Per carità, le argomentazioni dei critici sono comprensibili. In effetti, giocare uno Slam a una settimana dal termine dell'altro è un problema oggettivo per il calendario. Secondo il New York Times, in questo momento sono in corso trattative sotterranee.

Si parla di uno spostamento in avanti di una settimana (in questo caso si giocherebbe dal 27 settembre all'11 ottobre), collocando il torneo al limite della tolleranza meteorologica garantita dalla stagione. Tra l'altro, sarebbero abolite le qualificazioni in cambio di un risarcimento per i giocatori interessati.

In questo modo, ci sarebbero 14 giorni tra l'ipotetica fine dello Us Open (domenica 13 settembre) e l'inizio di Parigi (domenica 27 settembre). La certezza è che ci sarà bisogno di un assestamento, anche per tutti i tornei – e i relativi interessi economici – che saranno condizionati dell'eventuale inserimento di colossi nel calendario.

Gaudenzi ha parlato di possibili ATP 250 nelle seconde settimane degli Slam. Ma – e qui torniamo al principio espresso in partenza – è pacifico che gli Slam debbano essere privilegiati perché garantiscono più denaro all'intero sistema tennis.

In tempi di crisi, i gioielli più preziosi devono essere protetti. Ne va del futuro dello sport che amiamo. Senza dimenticare, ovviamente, che la priorità deve rimanere la salute. In questo senso, sono apprezzabili i primi ragionamenti dell'Australian Open: già si parla di possibile edizione a porte chiuse nel 2021. E mancano nove mesi...