Maestro molestatore: perché ha agito indisturbato per anni?


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Maestro molestatore: perché ha agito indisturbato per anni?

La faccenda è talmente scottante da aver attirato l'interesse del New York Times. Il giornalista investigativo David W. Chen ha realizzato un'approfondita inchiesta in cui si mettono in dubbio le misure adottate dalla potentissima USTA (la federtennis americana) per tutelare i giovani dagli abusi sessuali degli insegnanti.

Tutto nasce dalla storia di Normandie Burgos, maestro di origine filippina che ha lavorato per anni nell'area di San Francisco. Arrestato per due volte, oggi si trova in carcere e sta scontando una pena cumulativa di 255 anni per i crimini commessi.

Il suo avvocato ha già presentato appello. L'articolo semina dubbi sull'atteggiamento della USTA, sia nel caso specifico che nella condotta generale sulla tutela dei giovani atleti. Nel 2014, la federazione tennistica fu l'unica a non sostenere un'iniziativa contro gli abusi sessuali presentata dal Comitato Olimpico Americano.

L'allora direttore operativo, Gordon Smith, disse che non gli piaceva il concetto di un'entità nazionale obbligatoria, poiché ogni associazione avrebbe potuto operare per conto proprio. Tuttavia, tre anni dopo, la USTA ha aderito allo "US Center for Safesport", ente nato proprio dalla riunione del 2014.

Il problema è che tra gli “schedati” manca il nome di Burgos, il quale ha potuto allenare indisturbato fino al 2017 ed è stato arrestato, processato e condannato soltanto grazie al coraggio di un suo ex allievo, Stevie Gould, il quale è riuscito a registrarlo mentre ammetteva di aver fatto sesso con un minorenne.

La lunga attività di Burgos nel tennis, anche dopo un primo arresto, è il fulcro di una causa intentata alla USTA, alla sua associazione affiliata in North California e all'associazione benefica creata anni fa dallo stesso Burgos.

“Non commentiamo i singoli casi, ma siamo abbastanza fiduciosi di aver agito nel modo appropriato – ha detto Chris Widmaier, attuale portavoce della USTA – all'epoca avevamo deciso così perché non volevamo fare un passo indietro, dopo aver messo in atto un percorso lungo e ben finanziato per la sicurezza degli atleti”.

La ricostruzione della vicenda, tuttavia, mette in dubbio l'efficacia delle strategie federali. Figlio di un veterano della marina (che aveva lavorato come cuoco alla Casa Bianca), Burgos è stato un discreto tennista di college, salvo poi intraprendere la carriera di inegnante.

Ha iniziato a lavorare per la Tamalpais High School, migliorando il livello complessivo della squadra, al punto che una volta i genitori degli allievi gli spesarono una trasferta per assistere a Wimbledon. La sua immagine si è incrinata nel 2006, quando alcuni studenti denunciarono gesti inappropriati e molestie durante le sessioni di massaggio e gli esami.

Fu immediatamente espulso della scuola, ma una buona fetta di allievi e genitori si schierarono dlala sua parte, arrivando a raccogliere 15.000 dollari per le spese legali. Il processo non arrivò a compimento, poiché nel 2010 fu dichiarato nullo per errori di natura procedurale.

Dichiaratamente omosessuale, Burgos accusò di omofobia chi lo attaccava, e – nuovamente libero – ha fondato la Burgos Tennis Foundation, proponendo lezioni a metà prezzo rispetto ai club tradizionali.

Inoltre ha intrapreso un'attività a favore dei bambini disagiati, ottenendo per questo alcune sovvenzioni dalla USTA. È finito nuovamente nei guai nel 2014, quando un altro allievo raccontò di essere stato abusato per due anni, sin dall'età di 14.

A suo dire, Burgos lo aveva convinto a seguire una scuola alternativa per avere più tempo da dedicare al tennis. “Ero molto contento perché avrei potuto svolgere un'attività intensa”. Invece è stato un incubo: Burgos gli avrebbe chiesto sesso orale e atti sessuali di vario genere.

Quando il ragazzo si è rifiutato, ha ridotto il tempo di allenamento e gli ha trattenuto l'attrezzatura, oltre a minacciare di non dargli alcuna credenziale per il college. In assenza di prove, è stato rilasciato.

Nel 2017, il passo falso decisivo: Burgos prende di mira il giovane Stevie Gould, il quale oggi sostiene che la USTA sapesse (o sospettasse) qualcosa. In occasione dei Campionati Giovanili a squadre del 2015 gli fu comunicato dai responsabili della USTA North California che a Burgos non sarebbe stato concesso l'ingresso agli impianti.

Fu informato tramite messaggio, senza alcuna spiegazione. Ad oggi, l'associazione non dà risposte. Chi inviò il messaggio (Steve Leube, allora direttore esecutivo di USTA North Carolina) ha detto: “All'epoca non sapevo della causa, quindi non posso fare commenti”.

Burgos avrebbe continuato a molestare Gould per due anni, fino a quando quest'ultimo ha denunciato tutto alla polizia. Provvisto di registratore, ha provato a farlo confessare una prima volta nel 2017. Forse sospettando qualcosa, Burgos riuscì a creare rumori di fondo per evitare che la sua voce fosse udibile.

Il secondo tentativo, invece, è andato a buon fine. Una volta intascata la registrazione, gli agenti lo hanno circondato mentre si stava allontanando. Come detto, stavolta il processo si è concluso con una severa condanna: 255 anni, nonostante le lettere di alcuni genitori che chiedevano clemenza.

Un altro coach ha poi spiegato che il suo progetto era un rifugio per tanti ragazzi senza particolari possibilità economiche. Ma le prove sembrano schiaccianti, così come sembra accertata la mancata dichiarazione dei redditi dell'associazione benefica, che ha spinto il procuratore generale della California a chiedere una sanzione di 9.000 dollari.

In tutto questo, sorgono dubbi sulla condotta della USTA. In particolare, il NY Times si domanda se la più ricca federazione mondiale abbia agito a dovere per tutelare i ragazzi. Secondo la responsabile della Tamalpais High School, nel 2010 la federazione non si era mossa per bloccare Burgos.

L'ultima novità è che l'atleta che lo aveva accusato nel 2014 ha presentato una causa anonima, in cui sostiene che la USTA fosse a conoscenza della sua condotta. La famiglia Gould ha chiesto di poter partecipare alla causa.

Curiosamente, lo scorso anno Stevie Gould ha vinto un premio sportività promosso dalla USTA North California (in passato vinto da nomi importanti come Sam Querrey e Alison Riske). Il ragazzo, che oggi studia presso l'Università di San Francisco, fu invitato a New York per ritirarlo.

“Mi hanno premiato in una sala con almeno 500 persone presenti – ha detto – ho dovuto stringere la mano a decine di persone che non hanno fatto assolutamente nulla per tutto il periodo in cui sono stato abusato”.

L'articolo termina così, lasciando intendere la posizione di Gould nella causa che verrà. Non resta che attenderne l'esito.