Quel giorno in cui Agassi aspettò Sampras... per perdere!


by   |  LETTURE 11735
Quel giorno in cui Agassi aspettò Sampras... per perdere!

Sarà pur vero, come ha rivelato Marcelo Rios, che Andre Agassi è risutato per quattro volte positivo all'antidoping sul finire degli anni 90. Una rivelazione a metà, visto che nel suo mitico “Open”, l'americano aveva confessato una positività poi insabbiata dall'ATP, che scelse di credere a una lettera dello stesso Agassi in cui si mischiavano bugie e verità.

Tuttavia, l'ex Kid di Las Vegas si è anche reso protagonista di slanci di grande sportività. Senza scomodare le attività benefiche post-ritiro, in questo periodo senza tennis, è bello ricordare quanto fece in occasione della finale del torneo di Miami, che – senza la piaga coronavirus - proprio oggi avrebbe vissuto il suo atto finale.

A rendere ancora più bello il gesto del 1994, il fatto che a beneficiarne sia stato il suo più grande rivale, Pete Sampras. I due hanno dato vita alla principale rivalità degli anni 90, da cui Agassi è uscito sostanzialmente sconfitto.

Su 34 scontri diretti, il bilancio dice 20-14 per Pistol Pete, che peraltro si è aggiudicato 14 Slam a 8. I due si sono rispettati, hanno dato vita a partite epiche, talvolta si sono alleati (come nel 1995, quando stipularono un patto d'acciaio per vincere la Coppa Davis), ma non si sono mai amati.

“Diciamo che non ci andrei a cena insieme” diceva Agassi negli anni di piena rivalità. Anche per questo, assume maggior valore il gesto compiuto prima della finale del “Lipton” 1994, prima edizione con il nuovo campo centrale.

Quando si presentò negli spogliatoi, trovò un Sampras sdraiato sul pavimento, in preda a un mal di stomaco che gli avrebbe impedito di scendere in campo per le 13, orario stabilito per l'inizio del match.

Da regolamento, Agassi avrebbe intascato il titolo, nonché i punti ATP e il prize money destinato al vincitore. Non aveva nessun obbligo nei confronti dell'avversario, al massimo avrebbe potuto concedersi un'esibizione per il pubblico di Miami, come peraltro accadde cinque anni prima quando Muster non potè giocare.

“Quel giorno mi sono svegliato alle 7 del mattino – raccontò Sampras – ansimavo, ero in preda a nausea e conati di vomito. Non pensavo che sarei stato in grado di giocare. Ho avuto una flebo in vena dalle 10.45 alle 12.20”.

Non era la prima volta che Sampras aveva problemi di questo tipo: anche durante lo Us Open del 1990 (suo primo titolo Slam) era stato colpito da un virus allo stomaco che mise in pericolo il suo percorso. Anni dopo si sarebbe scoperto che soffriva di anemia.

Era un grande momento per Sampras: l'anno precedente era salito al numero 1 ATP ed era il dominatore del circuito. Aveva iniziato il 1994 vincendo Sydney, Australian Open e Indian Wells, mentre Agassi affrontava uno dei suoi tanti momenti difficili.

Si era presentato a Key Biscayne da n.31 ATP, sua peggior classifica dal 1987. Nel dicembre 1993 si era sottoposto a un delicato intervento al polso, che lo aveva costretto a saltare l'Australian Open. L'aria della Florida, tuttavia, gli aveva fatto bene: lungo il percorso aveva battuto fior di campioni come Becker, Pioline, Edberg e Rafter.

Era il primo torneo in cui al suo angolo c'era Brad Gilbert, l'uomo che ne ha rivoluzionato la carriera. È proprio Agassi, tra le righe del suo “Open”, a raccontare l'accaduto. Quando lui e Gilbert entrarono nello spogliatoio, trovarono Sampras per terra.

“Pete si stringe le ginocchia al petto e geme. Avvelenamento di cibo, sentenzia il medico. Brad mi sussurra: 'direi che hai appena vinto Key Biscayne' Il direttore del torneo prende da parte Brad e me e mi chiede se sarei disposto a dare a Pete il tempo di riprendersi.

Sento Brad che s'irrigidisce. So che cosa vorrebbe che dicessi, ma io rispondo: 'Dai a Pete tutto il tempo di cui ha bisogno'. Il direttore sospira e mi mette una mano sul braccio. Grazie, dice. Abbiamo 14.000 persone là fuori.

Più la televisione. Brad e io ciondoliamo nello spogliatoio, facendo zapping e telefonando. Chiamo Brooke Shields, che ha un provino per Grease a Broadway, altrimenti sarebbe qui. Brad mi lancia un'occhiataccia. Rilassati, gli dico, Pete probabilmente non si riprenderà.

Il medico fa a Pete un'iniezione, poi lo fa alzare in piedi. Lui barcolla come un puledro appena nato. Non ce la farà mai”. Invece, sempre secondo Agassi, sul campo (il match è iniziato alle 14, con oltre un'ora di ritardo), si presenta il “gemello cattivo” di Sampras, un'entità che non aveva nulla a che vedere con quello che era raggomitolato su se stesso nello spogliatoio.

“Adesso sono arrabbiato. Mi sento come se avessi trovato un uccellino ferito, l'avessi portato a casa e curato amorevolmente perché poi tentasse di cavarmi gli occhi. Reagisco e vinco il set. Adesso sono sicuro di aver tenuto testa all'unico attacco che Pete era in grado di sferrare.

Non può avere energie residue. Ma nel secondo set migliora ancora e nel terzo è un fenomeno. Vince in tre set”. In quel momento Sampras era superiore ad Agassi, in ripresa ma ancora lontano dal top. Il match durò due ore e quindici minuti, un 5-7 6-3 6-3 scandito da 14 ace di Sampras, l'ultimo sul matchpoint.

“Adesso sto molto meglio – disse Sampras dopo la partita – con lo scorrere del match, l'adrenalina saliva e ho pensato che avrei potuto vincere. Questo ha dimostrato che ho coraggio”. Agassi parlò dei sui principi.

“Ciò che conta non è vincere il torneo, ma essere orgoglioso di quello che fai. Se non sono stato in grado di battere un Pete in salute, significa che non meritavo di vincere il torneo. Qualunque fosse la sua condizione, ha giocato un'ottima partita”.

Il 1994 sarebbe stato comunque importante per Agassi: da n.20 ATP vinse il suo primo Us Open, poi l'anno dopo sarebbe salito per la prima volta al numero 1. Tra i più felici di quel gesto di sportività fu il fondatore del torneo, Butch Buchholz.

“Il gesto di Agassi è stato fantastico, non gli piaceva l'idea di vincere senza giocare. Il medico di Pete fu chiaro: se gli avessimo fatto un'iniezone, si sarebbe ripreso entro qualche ora. Eravamo felici di avere una partita, perché Pete ci disse che non pensava di poter giocare.

Allora gli abbiamo detto se fosse stato disponibile a giocare se un dottore lo avesse rimesso in piedi nel corso della giornata. Al suo OK, Agassi ha accettato di tardare l'incontro. E non dimenticherei che l'anno dopo si sono ritrovati in finale, con vittoria di Agassi per 7-6 al terzo”.

Con in tasca il quarto dei dieci titoli intascati nel 1994, Sampras ringraziò Agassi per la sportività ed ebbe a dire: “Avrei fatto lo stesso per lui se ci fossimo trovati in ruoli invertiti. È stato un gesto di grande classe”.

Come dargli torto.