Il dramma economico degli ATP 250. In quanti rischiano di fallire?



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Il dramma economico degli ATP 250. In quanti rischiano di fallire?

La cancellazione di Wimbledon è l'ultimo pezzo di un puzzle che si sta lentamente sgretolando. Contestualmente all'addio dei Championships, abbiamo appreso che la stagione è sospesa fino al 13 luglio. Altri 102 giorni senza tennis.

Non sappiamo come si sarà evoluta la pandemia Covid-19 in estate, dunque gli organizzatori dello Us Open – per ora – si tengono stretti la loro data a cavallo tra agosto e settembre. Quanto al Roland Garros, oltre alle faccende sanitarie, dovrà contenere l'eventuale contrattacco degli altri organi di governo tennistico, che non hanno digerito l'auto-collocazione parigina tra il 20 settembre e il 4 ottobre.

Per quanto gli Slam siano gli eventi più importanti, il carrozzone del tennis è composto da decine di eventi che ogni anno attivano un giro d'affari importante. Danno lavoro a centinaia di persone ma rischiano di essere travolti dall'ondata del virus, col rischio di non rialzarsi più.

Con l'obiettivo di ridurre le spese dei piccoli tornei, ATP e WTA hanno annunciato con buon anticipo la cancellazione (ehm, sospensione, altrimenti qualcuno si arrabbia) dei tornei di aprile, maggio e giugno. Tuttavia, è possibile che qualcuno possa non sopravvivere.

“Il rischio è reale” ha detto al New York Times il presidente WTA, Steve Simon. “Non giocandosi, i tornei subiranno un duro colpo”. In molti casi non c'è copertura assicurativa. Wimbledon si è potuto permettere una cancellazione con tre mesi d'anticipo, anche perché aveva una buona copertura per la pandemia.

Ma non era così per tutti. Ci sono tornei che non hanno potuto godere dell'assicurazione, nonostante commissioni annuali che variano dai 200.000 ai 700.000 dollari. Prendete e|motion, la società di Edwin Weindorfer, proprietaria di alcuni tornei su erba: Stoccarda, Berlino e Maiorca.

“Avevamo l'assicurazione contro terremoto e attacchi terroristici, ma che io sappia nessun evento era coperto da questo tipo di epidemia” ha detto Weindorfer. Per questo, i tornei vanno incontro a molte perdite (a meno di essere aiutati dalle rispettive federazioni).

Anche per questo, un po' a sorpresa, il Mutua Madrid Open è tornato in lizza per provare a giocarsi nel 2020. Il suo presidente, Gerard Tsobanian, ha detto che non gli dispiacerebbe collocarsi nella settimana dal 14 al 20 settembre, quella (molto ipotetica) tra la fine dello Us Open e l'inizio del Roland Garros.

Il rumeno si è reso conto che ATP e WTA non hanno risorse sufficienti per aiutare in egual misura tornei e giocatori. La necessità di rimettere in moto l'economia, dunque, ha aperto a scenari inediti: qualora fosse possibile, potrebbe esserci tennis anche a dicembre, proponendo poi attività ininterrotta tra la fine del 2020 e la nuova stagione.

C'è poi la faccenda del Roland Garros: per ragioni puramente economiche, i francesi si sono presi una data a cavallo tra settembre e ottobre, laddove erano già collocati altri tornei (compresa la sponsorizzatissima Laver Cup).

Come è noto, la scelta è stata unilaterale e non è stata ben accolta. Già si parla di compensazioni per gli altri tornei, oltre a un'ipotetica punizione per il Roland Garros, che distribuirebbe meno punti ATP.

“La pandemia è un'occasione per dimostrare che la famiglia del tennis non è così frammentata, e che le varie parti in causa possono prendere decisioni condivise e collaborare tra loro” sostiene Tsobanian.

Altri ritengono che questo disordine possa portare a una selezione naturale, con la sparizione dei piccoli eventi in difficoltà e la possibilità di concentrarsi sui grandi tornei, quelli che attirano i migliori, gli investitori e la TV.

“Magari dopo il caos arriverà un nuovo ordine, ma adesso abbiamo tutti paura” ha sentenziato Tsobanian. A differenza del calcio, che ha nei diritti TV la principale fonte di guadagni, buona parte dei tornei di tennis dipendono dalle sponsorizzazioni.

“Nel calcio, gli introiti arrivano dalla TV per un buon 60-70% - dice Weindorfer – al contrario, più del 70% dei nostri guadagni arriva dagli sponsor, quindi il tennis è molto più colpito rispetto ad altri sport a causa delle riduzione degli investitori”.

Anche in condizioni normali, i tornei di medio livello (gli ATP 250, per intenderci) fanno fatica a raccogliere profitti importanti. Si tratta della maggioranza assoluta dei tornei del circuito maschile (38 su 68). Sempre il NY Times ha raccolto l'opinione di Bill Oakes, presidente del gruppo che rappresenta gli ATP 250.

A suo dire, l'utile medio di questi tornei è di 125.000 dollari. Cifra così così, specie considerando che un ATP 250 costa (sempre in media) circa 4 milioni di dollari. Al contrario, i profitti sono ben più alti nei tornei di maggior valore: gli ATP 500 hanno un utile medio di 1,1 milioni, mentre i Masters 1000 arrivano a 6.

“In altre parole, l'utile di un ATP 250 è dato da uno sponsor di medie dimensioni. Basta perdere quello per finire in rosso: credo che ogni torneo debba essere preoccupato per quello che sta succedendo”.

Per questo, c'è il rischio concreto che diversi tornei siano costretti a vendere. Come è noto, gli eventi ATP sono in possesso di una “licenza” che ha un certo valore (si va dal milione di dollari fino a toccare i 10): vendendola al miglior offerente, sparirebbero ma potrebbero raccogliere una cifra importante e magari chiudere in attivo.

Prima dello scoppio della pandemia, Monza aveva espresso il suo interessamento a rilevare la licenza di un torneo su terra rossa in difficoltà economiche. Oakes è una fonte di informazioni inedite: a duo dire, nel 2018 ben tredici ATP 250 hanno chiuso col bilancio in rosso.

C'è da credere che la cifra possa aumentare nel 2020, anche se un corretto preavviso permetterà di ridurre le perdite. Dovrebbero essere azzerate le spese per infrastrutture, ristorazione e sicurezza oltre, ovviamente, ai montepremi.

Si è anche diffusa la voce che dovrebbero essere esentati dal pagare la tassa di approvazione all'ATP. Niente da fare, al contrario, per le spese fisse legate a personale, contratti di locazione e spese fisse. Per Windorfer, che organizza tre tornei sull'erba, la sola manutenzione dei prati costa 600.000 dollari all'anno.

Quello a cui è andata peggio è stato il BNP Paribas Open di Indian Wells. Se da una parte può contare sulla copertura economica del miliardario Larry Ellison, è stato bloccato quando stava per iniziare, con tante spese già contabilizzate.

Indian Wells non ha rivelato le perdite, anche se spera di essere riprogrammato nel 2020. “Se sei Indian Wells e il tuo salvadanaio si chiama Larry Ellison, la situazione è ben diversa rispetto a Winston-Salem, che lavora con un'organizzazione no-profit”.

Insomma, prepariamoci a novità importanti nel calendario nel 2021. Le macerie di questa emergenza potrebbero non limitarsi al disastro sanitario.