Anche lo Us Open cambia superficie: rischio rallentamento?



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Anche lo Us Open cambia superficie: rischio rallentamento?

La notizia è passata un po' in sordina, soffocata dall'emergenza coronavirus. Ma la scelta dello Us Open è significativa: per la prima volta da quando staziona a Flushing Meadows, il torneo cambierà superficie.

Dopo 42 edizioni sul Decoturf, si passerà al Laykold. Lo Us Open è reduce da un periodo di profondi cambiamenti. Una spesa di 600 milioni ha prodotto il tetto sull'Arthur Ashe Stadium, un nuovo Louis Armstrong (anch'esso dotato di tetto retrattile), un nuovo Grandstand e la creazione del Campo 17, mini-stadio decisamente accogliente.

Per il 2020, la novità è di natura tecnica: dopo un'accurata ricerca e l'analisi di varie proposte, gli americani hanno scelto Laykold. L'accordo è valido per cinque anni. Già fornitore del Miami Open e del New York Open (nonché di diversi Challenger francesi), il marchio è decisamente noto nel mondo del tennis, soprattutto negli Stati Uniti.

I campi dello Us Open saranno prodotti da Advanced Polymer Technology (APT), affiliata a “Sport Group”, principale azienda mondiale nel settore delle superfici sportive. APT ha convinto la USTA perché cura l'intero processo, dal reperimento delle materie prime fino all'intallazione.

“Questa catena di montaggio permetterà un totale controllo sulla qualità dei campi, garantendo prestazioni e sostenibilità – ha fatto sapere lo Us Open – i campi in Laykold sono gli unici al mondo con barriera a vapore progettata specificatamente per i campi da gioco, il che incrementa sia le prestazioni che la velocità della superficie”.

Inoltre, Laykold è in possesso della certificazione ISO 14001 (unici al mondo), sposandosi con l'impegno ambientale e di sostenibilità portato avanti dallo Us Open. “Una volta completata la ristrutturazione del nostro impianto, abbiamo ritenuto che fosse il momento giusto per esplorare i nuovi approcci e le ultime tecnologie nella realizzazione dei campi” ha detto Danny Zausner, direttore operativo del “Billie Jean King National Tennis Center”.

Nel corso dell'indagine, Laykold ha rapidamente avuto la meglio sugli altri. “Lavorando con loro, siamo certi che lo Us Open avrà i campi con la migliore giocabilità e le migliori prestazioni al mondo”.

Laykold produce campi da tennis da ben 75 anni e, come detto, è storico partner del torneo di Miami (sin dai tempi di Key Biscayne). La fornitura dello Us Open, tuttavia, rappresenta un notevole passo avanti. “Abbiamo aspettato a lungo l'occasione per mostrare la nostra qualità nel più grande torneo in circolazione e siamo lieti di essere stati scelti.

Siamo pronti per lavorare con uno Slam” ha detto Jim Sacco, direttore operativo di APT. Laykold e USTA si erano già “annusati” negli ultimi anni, quando tre incontri di Fed Cup si erano giocati su Laykold.

Si tratta di un passaggio epocale: nato nel 1881, lo Us Open (che in epoca dilettantistica si chiamava “Us Championships”) si è giocato sull'erba fino al 1974, dopodiché ci sono state tre edizioni su terra verde.

Nel 1978, la grande rivoluzione: abbandonata la storica sede di Forest Hills, hanno costruito a tempo di record il nuovo impianto di Flushing Meadows, scegliendo campi in cemento. Da allora si è sempre giocato sul Decoturf, superficie moderna e capace di evolversi nel corso degli anni.

Nulla faceva pensare al cambio, ma gli americani non hanno voluto essere da meno rispetto agli australiani. L'ultima edizione dell'Australian Open, infatti, ha sancito il passaggio da Plexicushion a Greenset. Si tratta di una pessima notizia per California Sports Surfaces, società americana che fino al 2019 ha fornito i due Slam sul cemento (prima Rebound Ace e poi Plexicushion per l'Australian Open, nonché Decoturf per lo Us Open).

In pochi mesi, hanno perso entrambi gli eventi. Il passaggio a Laykold pone due questioni. La prima è di natura commeciale: che scelta faranno i tornei della Us Open Series? Nel 2004, i tornei di avvicinamento allo Us Open si sono riuniti in un solo brand, con tanto di “Race” dedicata e montepremi aggiuntivi allo Us Open.

Il principio è cambiato: oggi la Us Open Series non offre più extra ai giocatori, limitandosi ad attività promozionali. Al netto degli interrogativi legati al coronavirus, c'è da chiedersi cosa faranno i tornei di San José, Cincinnati, Montreal, Toronto, Albany, Washington, Atlanta e Winston Salem.

Si giocavano tutti su Decoturf: andranno avanti così oppure sceglieranno Laykold? La seconda osservazione è puramente tecnica: i campi saranno più lenti o più veloci? Difficile a dirsi, anche se il sistema di valori presentato da Tennis Abstract farebbe pensare a un rallentamento.

Nelle ultime tre edizioni, i valori di rapidità dello Us Open erano medio-bassi: l'ultima edizione ha fatto registrare un parametro di 0.97 (contro 1.27 dell'Australian Open e 0.99 di Wimbledon, mentre il Roland Garros si è attestato su 0.71).

Gli unici tornei su Laykold sono stati il Miami Open e il New York Open. Quest'ultimo aveva un valore di 1.16, ma la velocità era favorita dalle condizioni indoor. Al contrario, il Miami Open (le cui condizioni ambientali sono ben più simili allo Us Open) aveva un valore di 0.86, peraltro con una percentuale di ace inferiore rispetto allo Us Open (9,5% contro 10,2% sul totale dei punti).

La rapidità della superficie dipende da mille fattori, tuttavia Laykold non sembra orientata su campi troppo rapidi. Prendiamo il New York Open: su quindici tornei indoor (comprese le Davis Cup Finals), i parametri di Tennis Abstract lo collocano in decima posizione, più rapido soltanto di Basilea, Mosca, San Pietroburgo, Stoccolma e Rotterdam.

C'è però un dato diametralmente opposto: New York ha fatto registrare il record assoluto di ace, addirittura il 17% sul totale dei punti giocati. Quest'ultimo dato, oltre a rappresentare una speranza per chi auspica una velocizzazione dello Us Open, ci ricorda un vecchio adagio: le superfici possono avere determinate caratteristiche, ma la rapidità (e la percezione della stessa) è spesso dettata dai giocatori in campo.

Soltanto la prova dei fatti ci dirà la strada presa dallo Us Open. Nella speranza che si giochi, naturalmente.