Violenza sessuale: arriva la libertà vigilata per Bob Hewitt



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Violenza sessuale: arriva la libertà vigilata per Bob Hewitt

Libertà condizionata. Dopo aver scontato tre anni e mezzo di carcere, Bob Hewitt è di nuovo libero e potrà trascorrere a casa gli ultimi anni di vita. L'accusa era infamante: l'ex campione sudafricano è stato imprigionato per violenze e abusi sessuali.

Nella fattispecie, due stupri più una molestia che portarono i tribunali sudafricani alla condanna. La storia è iniziata nove anni fa, quando il Boston Globe uscì con una maxi-inchiesta in cui una serie di donne lo accusavano di abusi di vario genere, aggravati dal fatto che le vittime fossero minorenni.

La principale accusatrice fu Heather Crowe Conner, che sostenne di aver fatto sesso con Hewitt quando aveva appena 15 anni. Poiché i fatti erano avvenuti troppo tempo prima, negli Stati Uniti non ci fu la possibilità di aprire l'inchiesta penale.

Non erano di questo avviso in Sudafrica: nel 2013 è iniziato il processo presso la Boksburg Magistrate's Court, poiché due delle accusatrici (Twiggy Tolken e Suellen Sheehan) avrebbero subito le molestie proprio in quella giurisdizione.

Il processo ha avuto un forte impatto mediatico e si è concluso con una condanna a sei anni. I giudici hanno ritenuto credibili i racconti delle donne, perché molto simili tra loro, e hanno punito la condotta di Hewitt: l'ex tennista (ha vinto ben 15 Slam in doppio) non avrebbe mostrato nessun pentimento.

Vista la sua età (aveva 75 anni ai tempi della condanna), il suo avvocato Johann Engelbrecht ha puntato su questo: condizioni di salute e impossibilità di sostenere la vita in carcere, oltre al fatto che le autorità avrebbero “esagerato" nel condannare il suo errore.

Gli era sempre andata male, almeno fino a oggi. L'ottantenne Hewitt può uscire dal carcere per l'indignazione di Suellen Shennan, che ha guidato per un migliaio di chilometri da Johannesburg a Port Elizabeth, sede del processo, per assistere all'udienza e opporsi alla richiesta di libertà vigilata.

La seduta si è svolta ugualmente, nonostante anche il Sudafrica sia sottoposto a quarantena per contenere l'avanzata del COVID-19. La Sheehan è stata costretta a cambiare nome (oggi si chiama Olivia Jasriel) dopo essere diventata una figura chiave del caso: “Mi avevano affibiato l'immagine della piantagrane – racconta – e ho continuato ad essere emarginata per questo, anche nel mondo del tennis”.

Oggi le cose si sono sistemate e ha ripreso a giocare a tennis, oltre a rimanere in contatto con il figlio che vive in Perù. A suo tempo, i genitori della donna testimoniarono contro di lei e le fu diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress.

I legali di Hewitt ci avevano provato anche l'anno scorso, senza successo: stavolta hanno fatto centro e Robert Anthony John Hewitt potrà uscire di prigione il prossimo 24 aprile: incarcerato nel settembre 2016, dovrà “rispettare alcune condizioni fino alla scadenza della sua pena”, come sottolineato da alcune fonti giudiziarie.

Grande giocatore e coach di discreto successo (per un breve periodo, la FIT di Paolo Galgani gli fece allenare un giovanissimo Andrea Gaudenzi), Hewitt aveva una buonissima reputazione. Era anche membro della Hall of Fame. La bomba sganciata dal Boston Globe alla vigilia dello Us Open 2011 ha ribaltato la sua immagine: dopo un'iniziale renitenza, la stessa Hall of Fame lo ha prima sospeso e poi espulso.

La notizia della scarcerazione è rapidamente arrivata a Heather Crowe Conner, sua principale accusatrice. “Sono scioccata – ha detto la Crowe Conner – dovrebbe scontare diverse condanne per ergastolo e gli concedono la libertà vigilata?”.

A seguito del processo sudafricano, si era mosso qualcosa anche negli Stati Uniti. Nel 2015, Hewitt fu investito da una richiesta di risarcimento: avrebbe dovuto versare 1,2 milioni di dollari alla sua accusatrice. Dopo il 2011, infatti, uscì una legge statale del Massachusetts che limitava la prescrizione per i casi di violenza sessuale: la giudice Denise J.Casper fu la prima a utilizzarla: 1 milione era per i “danni morali” e 200.000 dollari come risarcimento per il supporto psicologico “presente, passato e futuro” a cui si è sottoporta l'ex giocatrice.

La sentenza, tuttavia, non è mai stata applicata per un cavillo: secondo la legge sudafricana, Hewitt non aveva ricevuto correttamente i documenti. La Conner non si è mai arresa e sta cercando di far riaprire il caso, anche se ai taccuini dello stesso Boston Globe ha manifestato la sua delusione: “Sembra che questa storia non interessi a nessuno.

Sembra che alle altre donne non interessi. Il mondo si è capovolto”. Discreta giocatrice, capace di raggiungere il terzo turno allo Us Open 1982, la Conner è recentemenente andata in pensione dopo aver insegnato presso la Reading Memorial High School.

Come detto, non ha avuto alcun ruolo nel processo sudafricano: Hewitt è stato condannato per gli stupri nei confronti di due ragazze di 12 e 13 anni nei primi anni 80 (Sheehan e Tolken), nonché per le molestie – risalenti al 1994 – di una ragazza di 17 anni, la cui identità non è mai stata rivelata.

Forte della sua nuova identità, la ex Sheehan è stata l'unica a partecipare all'udienza (una vittima ha scelto di non esserci, l'altra era all'estero). La Sheehan ha spesso parlato con i giornalisti: già nel 2015 disse di aver perdonato Hewitt, pur ritenendosi soddisfatta della sentenza.

Si è sempre battuta per una corretta applicazione della pena. “Ho dovuto lottare duramente per arrivare a questo punto – aveva detto prima dell'udienza – ho bisogno che Hewitt paghi per quello che ha fatto: il dolore causato alle famiglie che ha distrutto.

Ha commesso un grave crimine, facendo sesso con una bambina. Eppure non ha nessun riguardo”. Qualche tempo fa, la donna aveva ricevuto una lettera dall'avvocato di Hewitt, che la invitava a smettere di scrivere di lui sui social network.

L'invito è rimasto tale. “Per molto tempo mi sono domandata se sia stato un errore parlare di quello che era successo – ha detto la donna – convincere la gente a credermi e contribuire alla sua condanna è stato un processo doloroso e frustrante.

Hewitt continua a fare la parte della vittima, non credo che sia cambiato e ritengo che debba restare in prigione. Non si è mai assunto la responsabilità delle sue azioni”. Nel viaggio di ritorno verso casa avrà molto su cui rimuginare, e chissà che non abbia cambiato idea su quel perdono sbandierato anni fa.

“Dovrebbe sperimentare le conseguenze per quello che ha fatto a una bambina di 12 anni” diceva, poco prima di entrare in aula. Purtroppo per lei, non andrà così.