Brutto finale per una storia di bugie e omissioni: altro sconto a Kicker


by   |  LETTURE 10786
Brutto finale per una storia di bugie e omissioni: altro sconto a Kicker

A costo di tapparsi il naso, certe storie maleodoranti devono essere raccontate. Accettando parzialmente il ricorso degli avvocati di Nicolas Kicker, l'arbitro Jane Mulcahy QC ha ridotto la squalifica per il 27enne argentino.

Squalificato per sei anni (di cui tre già sospesi), ha ottenuto un ulteriore sconto del 10%. Con la riduzione a due anni e otto mesi, Kicker potrà tornare a giocare il 23 gennaio 2021. L'avvocato Diego Garcia Saenz sperava in uno sconto maggiore, ma è comunque soddisfatto: Kicker potrà tornare a giocare dopo aver temuto la radiazione.

Si tratta di una brutta storia perché, sin dall'inizio, è stata condita da bugie e omissioni. Detto che le sentenze vanno rispettate, chi scrive non è d'accordo con la decisione. Ma andiamo con ordine: a seguito di un'accurata indagine, l'ex n.78 ATP fu ritenuto colpevole di essersi venduto due partite (o meglio: furono trovate le prove per due partite), entrambe nel 2015.

La prima al Futures di Padova, contro Duckhee Lee. La seconda al Challenger di Barranquilla, contro Giovanni Lapentti. Prove schiaccianti, evidenziate dal filmato del secondo match, in cui l'atteggiamento di Kicker non lasciava grossi dubbi.

Colto con le mani nella marmellata (in contemporanea, ricevette una mini-squalifica il suo connazionale Federico Coria, punito per “semplice” omessa denuncia), Kicker proclamò la sua innocenza rilasciando dichiarazioni poi risultate non vere.

Già ai tempi del match di Barranquilla, quando gli fecero notare lo strano andamento di quella partita, ebbe la faccia tosta di dire: “A Barranquilla è successo che l'altro si è acceso e ho perso.

Quando è terminata la partita ho acceso il telefono e c'erano una montagna di messaggi su Twitter, persino un amico mi chiedeva cosa fosse successo. L'ho presa bene, mi sono messo a ridere. Cose di questo genere succedono sempre su internet.

Anche se non è facile farsi venire il sangue marcio, io ci provo”. Non avrebbe mai immaginato, all'epoca, che i nodi sarebbero venuti al pettine. Fece peggio quando fu resa nota la squalifica: si proclamò innocente, paragonandosi a Diego Maradona (ancora convinto di essere stato fermato a USA '94 per chissà quale manipolazione politica) e garantì che avrebbe esposto il caso a chi di dovere, “dimostrando la sua innocenza”.

“Chi di dovere” sarebbe stato il CAS di Losanna, ente supremo per questo tipo di controversie. Ma al CAS non c'è mai arrivato: evidentemente, i suoi avvocati si sono resi conto di non avere chance. Le prove erano troppo evidenti.

E allora è arrivato un cambio di strategia: confessione, pentimento e “piena collaborazione” alle indagini. Peccato che, nella sentenza di primo grado, tra le aggravanti, era segnalata (anche) la sua reticenza ("He was also found guilty of failing to fully co-operate with a Tennis Integrity Unit investigation into the allegations made against him").

Non ci sono grossi dubbi, dunque, che il cambio di strategia mirasse a uno sconto della pena. Se poi ci fossero altre motivazioni, beh, non lo possiamo sapere. Nel febbraio 2019, Kicker ha accolto a Buenos Aires una troupe della Tennis Integrity Unit per girare un filmato “riabilitativo”, poi reso pubblico a ottobre.

I videomakers sono stati molto bravi: dal filmato emerge un bravo ragazzo che si è fatto fregare, colpito in un momento di debolezza. In un montaggio di poco più di 4 minuti, Kicker esprime il suo pentimento, racconta come fu avvicinato dal corruttore e ripercorre l'angoscia vissuta durante il match di Barranquilla.

Poi si commuove pensando al figlio e chiude con un “appello” ai giovani, ai quali consiglia di rivolgersi alla Tennis Integrity Unit nel momento in cui ricevono proposte illecite. “Quello è il momento di fidarsi della TIU”.

Peccato che lui non l'abbia fatto, non abbia collaborato alle indagini e abbia continuato a professarsi innocente anche dopo la condanna. Come se non bastasse, le sue dichiarazioni hanno messo in difficoltà Marco Trungelliti.

“La persona che mi ha accusato è stato un tennista argentino”. Il nome non fu pubblicato, ma – guarda caso – tutti i giornalisti argentini andarono proprio da Trungelliti a chiedere lumi sull'accaduto.

Oltre a creare un danno a Trungelliti, raccontato dal diretto interessato nella famosa esclusiva-shock di Tennis World Italia, Kicker aveva detto una cosa non vera: che il “Trunge” lo aveva accusato. In realtà, dopo aver denunciato il tentativo di corruzione (ciò che Kicker non fece, preferendo vendersi una partita e intascare soldi facili), raccontò semplicemente quello che gli era successo.

Dopo essersi proposto come potenziale sponsor, il corruttore si rivelò e – per contenere il nervosismo di Trungelliti – gli fece i nomi di alcuni tennisti con i quali “lavorava”. Tra questi menzionò Kicker, Coria e Patricio Heras.

Furono poi le indagini, incrociando i dati telefonici, ad accertare i contatti dei tre squalificati con questa persona. Trungelliti riferì che gli furono fatti 7-8 nomi: pare ovvio, dunque, che siano stati indagati anche altri giocatori, per i quali non sono state trovate prove.

Mentre Federico Coria è rientrato dopo appena due mesi, Trungelliti è stato sottoposto a un calvario emotivo e burocratico: le audizioni, le dichiarazioni scritte, le testimonianze con gli altri giocatori in videoconferenza, le minacce alla moglie, il mancato saluto di diversi colleghi, la perdita di serenità.

Il tutto, soltanto per aver fatto il suo dovere. Per questo, la riduzione a Kicker stona. L'ex n.78 ATP ha intascato un bel po' di soldi (quanti? Più o meno dei 25.000 dollari di sanzione pecuniaria? Perché non ce lo hanno detto?), ha raccolto la solidarietà di una parte dello spogliatoio e tra dieci mesi potrà tornare a giocare.

Per carità, 2 anni e 8 mesi non sono uno scherzo. Tuttavia, questa storia fa venire il dubbio se l'onestà convenga sempre o se, talvolta, valga la pena rischiare e intascare soldi sporchi. Per chi scrive, e per Marco Trungelliti, la risposta è scontata.

Ma non è così per tutti. Nella mini-sentenza pubblicata il 18 marzo, Jane Mulcahy QC scrive testualmente: “La decisione riconosce il sostegno fornito dal giocatore al programma educativo della Tennis Integrity Unit.

In particolare, ha collaborato alla produzione di un video educazionale che illustra il suo coinvolgimento nella corruzione e mette in guardia gli altri giocatori dalle possibili conseguenze”. Peccato che nel video si parlì di un solo match (quando fu squalificato per due), e non si faccia menzione delle sue dichiarazioni prima del cambio di strategia.

Il 23 gennaio 2021, Nicolas Kicker avrà 28 anni e cinque mesi: sul piano giuridico, sarà di nuovo un giocatore come gli altri, con gli stessi diritti e doveri. Sacrosanto, ci mancherebbe. Ma c'è da augurarsi che nessun torneo ne faciliti la risalita, regalandogli wild card in giro per il mondo.

Sarebbe troppo.