L'inferno degli indifesi: ecco i più danneggiati dal coronavirus


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L'inferno degli indifesi: ecco i più danneggiati dal coronavirus

È giusto che i circuiti ATP-WTA siano stati interrotti. Per le donne se ne parlerà a maggio, mentre gli uomini nutrono ancora la flebile speranza di scendere in campo a fine aprile. Molto dipenderà dalla “curva” del contagio: difficile fare previsioni oggi, tra inguaribili ottimisti e chi sostiene che si potrà ripartire soltanto l'anno prossimo.

Di sicuro, il carrozzone dello sport mondiale dovrà riprendere soltanto quando l'emergenza COVID-19 sarà definitivamente risolta. È però un fatto che l'economia subirà danni enormi, e il tennis non ne è esente.

La pioggia di cancellazioni ha messo in ginocchio diversi organizzatori, gente che lavora dodici mesi per eventi di 7-9 giorni. È interessante ascoltare il parere di uno dei migliori, l'ex giocatore Jean-Francois Caujolle.

Gli è andata bene, perché il torneo ATP di Marsiglia (di cui è direttore) si è svolto prima dell'emergenza. Tuttavia, Caujolle è coinvolto anche nel torneo ATP di Lione, in programma dal 18 al 24 maggio: già a rischio, ha ricevuto una mazzata con la notizia del rinvio del Roland Garros.

Una frase sintetizza la situazione: “Quando il grasso perde peso, il magro è destinato a morire”. I tornei creano un giro d'affari da cui attingono parecchie categorie di lavoratori, il cui destino è strettamente legato allo svolgimento della competizione.

“Se sono in ballo una federazione sportiva o un gruppo particolarmente solido, i danni si ammortizzano. Se è un privato, può essere un disastro. Se avessi dovuto cancellare Marsiglia avrei prodotto 50 disoccupati e 3 società sarebbero fallite.

Può essere molto difficile superare un guaio del genere”. Secondo Caujolle, infatti, non esiste nessun tipo di assicurazione per coprire questo tipo di problema. “Le assicurazioni non contemplano il rischio di pandemia – continua – nessuno accetterebbe di coprire rischi sconosciuti.

Oggi possono essere compresi gli attacchi terroristici: in futuro, chissà, potrebbero prevedere delle assicurazioni sul COVID-19. In quel caso potremmo essere coperti”. Proprio in virtù di questo, il francese spingeva per la prosecuzione dell'attività, anche a porte chiuse.

L'evoluzione dell'epidemia gli ha fatto cambiare idea. “Fermare tutto è stata una decisione saggia. Bisogna mettere in prospettiva sei settimane nel contesto di una vita intera, inoltre i tennisti viaggiano moltissimo e gli spogliatoi gravitano di persone: basta un caso per arrivare rapidamente a 100”.

Mentre in Italia ci si domanda su cosa succederà per gli Internazionali BNL d'Italia (in questi giorni, sia pure senza certezze, si sta lavorando agli allestimenti), il mondo del tennis è stato sconvolto dalla decisione degli organizzatori del Roland Garros.

Forti del loro status di Grande Slam, e di un notevole potere economico, hanno spostato il torneo dal 20 settembre al 4 ottobre. “Al Roland Garros stanno lavorando ogni giorno sui piani A, B, C, D – diceva Caujolle prima di apprendere la notizia – una cancellazione sarebbe un disastro per via dei mancati incassi”.

Si tratta di centinaia di milioni di euro, fondamentali per una FFT reduce da enormi investimenti per migliorare l'impianto. Una voce fuori dal coro arrivava da Thierry Tulasne, secondo cui il Roland Garros – se svolto nelle date originarie – avrebbe offerto grande spettacolo.

L'attuale coach di Harold Mayot (vincitore all'Australian Open junior) ritiene che lo stop forzato potrebbe fare bene ai giocatori. “Si lamentano della durezza del calendario, quindi un po' di pausa potrebbe essere benefica.

I giovani potrebbero avere la possibilità di allenarsi bene sulla terra rossa, quando di solito non c'è tempo. E altri possono riposare, riprendendosi da eventuali acciacchi”. A parte le indiscrezioni mai confermate, secondo cui sarebbero stati i big (Novak Djokovic su tutti) a imporre lo stop, non c'è dubbio che i tennisti abbiano avuto un ruolo importante nella decisione di fermare tutto.

Tuttavia, c'è una categoria particolarmente danneggiata dallo stop: i frequentatori dei tornei minori, il sottobosco del circuito, quelli che già in condizioni normali faticano ad arrivare a fine mese. Se i più forti possono tranquillamente permettersi sei settimane senza guadagni, non è lo stesso per chi frequenta i tornei minori.

Generalmente, questi giocatori non vantano sponsorizzazioni. “Siamo molto infastiditi perché non possiamo fare il nostro lavoro, e siamo lasciati soli – dice il 28enne Julie Gervais, n.409 ATP – sul piano economico, sei settimane valgono molto e perdiamo parecchi soldi”.

Gervais sostiene di non essere troppo colpito perché vive ancora con i genitori, ma per altri potrebbe sommarsi un deficit di migliaia di euro. “I montepremi dei nostri tornei sono già insignificanti: se vinci un torneo ITF da 25.000 dollari ne incassi 3.000, ai quali devi togliere le tasse e le spese sostenute nel corso della settimana.

Per i top-100 non è così, usufruiscono di aiuti che per noi non esistono”. Presso il Tennis Club Paris si allena Corentin Denolly (nella foto in alto, ndr), 22enne in ascesa, n.285 ATP. Possiede l'enorme fortuna che il suo coach sia pagato al circolo.

“In questo periodo, la mia spesa principale sarà l'affitto. Però succede già a dicembre, durante la preparazione invernale. Farò di nuovo qualcosa del genere tra marzo e aprile”. Per il resto, il pensiero principale riguarda le decisioni dell'ATP in merito alla classifica mondiale.

I punti “indifendibili” saranno cancellati oppure sottratti? Sul punto, John Isner ha addirittura lanciato un dibattito via Twitter. Ma i problemi sono altri: qualcuno si domanda, per esempio, se l'ATP abbia intenzione di effettuare uno sforzo finanziario per tanti atleti temporaneamente disoccupati.

“Ok, non siamo dipendenti ATP, però facciamo parte dell'associazione..”. dice Denolly. Tornano in mente le parole di Marco Trungelliti, che nell'intervista con Tennis World Italia – a margine dei suoi racconti sulla corruzione – disse che l'ATP potrebbe dirottare sui giocatori di bassa classifica gli enormi bonus riservati ogni anno ai primi del mondo, anche solo 5.000 dollari a testa per chi si trova tra la centesima e la trecentesima posizione.

Mai come adesso sarebbero preziosi. Stessa faccenda tra le donne. La giovane Vinciane Remy, priva di classifica in singolare (è 813 in doppio), ha una grande paura: al rientro dopo l'emergenza i tornei saranno sovraffollati, perché tutti vorranno ripartire.

Per chi si trova nelle retrovie, dunque, sarà complicato anche soltanto mettere piede in campo. “In queste settimane non posso fare nulla se non allenarmi, anche perché non abbiamo nessuna assicurazione”.

Il più intraprendente sembra Denolly, il quale aveva ipotizzato l'idea di fare un safari in Sudafrica insieme ad alcuni colleghi. Con le ultime manovre di Macron, che si è allineato alle misure italiane, il progetto sembra ormai archiviato.

Anzi, il loro problema sarà trovare il modo di allenarsi. Chissà se la FFT (che ha già imposto la chiusura dei propri club) sarà selettiva come la FIT al momento di individuare i giocatori col diritto di allenarsi....