Davis: Italia, occhio al tennista vegetariano!



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Davis: Italia, occhio al tennista vegetariano!

Ha dato una gioia immensa ai connazionali, ma per poco non esultava. “In realtà pensavo che l'ultimo passante di Londero fosse buono, aspettavo che mi garantissero che fosse fuori. Ma non ho avuto il tempo di festeggiare"

Già, perché Daniel Galan è stato travolto dall'abbraccio dei compagni, ebbri di gioia per la seconda qualificazione di fila alle Davis Cup Finals. Battere l'Argentina, sia pure rimaneggiata, è un grande risultato per la Colombia del tennis, già forte della migliore coppia in circolazione: Juan Sebastian Cabal e Robert Farah si sono riuniti appena in tempo per la sfida di Bogotà, dopo la sospensione (poi revocata) a Farah per una positività all'antidoping. Il problema è l'assenza di buoni singolaristi, ma forse l'hanno risolto con il 23enne di Bucaramanga, capitale di Santander, uno dei 32 distretti di cui è composto il Paese.

I suoi corregionali vanno fieri dei sui risultati, in particolare della capacità di alzare il livello quando indossa la divisa dei “Cafeteros”. “Non ho avuto chance, ha giocato come un top-10” ha esalato Juan Ignacio Londero dopo la sconfitta.

“Di lui colpisce la costanza e la solidità, è un tennista continuo” gli ha fatto eco Gaston Gaudio, capitano albiceleste. Lui incassa e ringrazia, nella speranza di ascoltare nuovi complimenti alla Caja Magica di Madrid, laddove la Colombia sfiderà Stati Uniti e, soprattutto, Italia.

Non sappiamo chi sarà il numero 1 azzurro a novembre, ma c'è la ragionevole certezza che Galan guiderà la Colombia. Visto il loro gran doppio e l'assenza di altri singolaristi di livello (a Bogotà ha giocato il 33enne Santiago Giraldo, lontanissimo dai fasti di un tempo), il match contro Galan potrebbe essere decisivo nella mini-serie.

E allora vale la pena conoscerlo meglio, anche se fuori dal campo è timidissimo. Non ama parlare, difficilmente guarda negli occhi il suo interlocutore. Carattere. “Tanto so che mi farete spesso domande sul solito argomento”.

Già, sempre lo stesso. Ciò che lo distingue dal resto del plotone sono le abitudini alimentari: Galan è vegetariano, da sempre. Non ha mai mangiato un solo grammo di carne, non ha intenzione di cambiare e nemmeno di provare.

L'educazione vegetariana nasce dai genitori, papà Santos e mamma Doris, entrambi pallavolisti di buon livello. Il padre, tra l'altro, è ancora oggi il suo allenatore presso l'Academia Laverdieri di Bogotà.

Decise di smettere con la carne mentre frequentava l'università, mentre la madre fece una scelta analoga a seguito di un problema di salute. Quando si sono sposati, decisero di trasmettere il messaggio ai figli. Daniel è il più piccolo dei quattro.

Tutti hanno giocato a tennis: prima di lui, il migliore era stato Sat, numero 650 ATP nel 2007. La famiglia è stata un pilastro della sua crescita, lontano dalle rotte principali e senza aiuti. Galan non ha svolto attività junior a causa delle ristrettezze economiche: negli anni dell'adolescenza andava a scuola, si allenava quando poteva contro il muro, oppure sotto la guida del padre, in compagnia dei fratelli.

L'unico sostegno è arrivato dalla Liga de Tenis de Bogotà, che gli pagò i biglietti per una trasferta in Messico (buona per raccogliere un punto ATP). “Tutte le altre spese sono state a carico della mia famiglia”.

Da piccolo gli piaceva Federer e seguiva Victor Estrella Burgos (“Veniva spesso in Colombia e dunque ho potuto conoscerlo”), anche se oggi racconta di aver idolatrato Santiago Giraldo. È certamente vero che fino ai 16 anni non ha quasi svolto preparazione atletica, pagandone le conseguenze.

“Giocavo i tornei Futures, passavo le qualificazioni, ma poi arrivavo molto stanco al tabellone principale. Poi, nell'inverno tra il 2012 e il 2013, ho iniziato a dedicarmici con attenzione”. Oggi è un professionista esemplare, dedica 4-5 ore al giorno al tennis e un paio alla preparazione atletica.

Diventato professionista a 17 anni, ha impiegato poco a vincere la sua prima partita nel circuito ATP (Bogotà 2015), ma poi ha dovuto aspettare quattro anni per fare il bis. In mezzo tanta gavetta, tornei ITF e poi ATP Challenger con tanto di una vittoria in Italia, a San Benedetto del Tronto.

Circa un anno fa ha ottenuto il suo miglior risultato, la semifinale al torneo ATP di Houston, da wild card, con tanto di vittoria sul campione in carica Steve Johnson. Non accadeva da 10 anni che una WC non si spingesse così avanti in un torneo ATP (Sergiy Stakhovsky, San Pietroburgo 2009).

Oggi è numero 148 ATP: pur dando il giusto peso alle parole di Juan Ignacio Londero, è possibile immaginarlo a breve tra i top-100, anche in virtù di un tennis che può funzionare anche lontano dalla terra battuta.

È alto 191 centimetri e serve piuttosto bene, ma il suo nome sarà sempre legato alle sue curiose abitudini alimentari: nel suo piatto non troverete mai uova, pesce, pollo o carne. In una vecchia intervista disse che il suo piatto preferito è la pizza.

OK, ma la benzina quotidiana arriva da altrove: frutta, yogurt, cereali, pasta, cotoletta alla soia a legumi. Le sue stranezze sono visibili anche durante i match, visto che ai cambi di campo gli capita di mangiare un po' di yogurt (oltre alle “tradizionali” banane e barrette energetiche).

Gli amici scherzano e lo invitano a consumare un po' di carne, ma lui fa spallucce. “Non ho la tentazione di farlo e nemmeno la sensazione che mi manchi qualcosa”. A maggior ragione dopo che la carriera di Farah ha rischiato di andare a male proprio per una bistecca avariata...

Un'altra curiosità è la sua scarsa sudorazione. Mentre gli altri cambiano magliette in continuazione, lui sembra sempre fresco. Non ci sono evidenze scientifiche, ma il suo dietologo sostiene che sì, in effetti potrebbe dipendere dal suo essere vegetariano.

Soltanto un altro giocatore condivide l'abitudine, il doppista Miguel Angel Reyes Varela. Ma non c'è dubbio che il simbolo del tennis vegetariano, oggi, risponde al nome di Daniel Elahi Galan. Un giocatore che dovremo tenere sotto stretta osservazione, da oggi a novembre.