La Sharapova brasiliana torna a sorridere: “Bia” se la cava con 10 mesi



by   |  LETTURE 3700

La Sharapova brasiliana torna a sorridere: “Bia” se la cava con 10 mesi

La differenza tra zero e dieci mesi può essere molto sottile. Lunedì scorso, quasi in contemporanea, l'ITF hsi è espressa sui casi di positività di Robert Farah e Beatriz Haddad Maia. I comunicati sono piuttosto simili: in entrambi i casi, il tribunale di primo grado ha accettato le tesi difensive, che miravano a spiegare la ragione per cui la sostanza fosse finita nel loro corpo.

Nel caso del colombiano non sono state rilevate colpe, e nemmeno negligenze. Se siete appassionati di diritto, trovate una dettagliata spiegazione nella sentenza di 11 pagine regolarmente pubblicata. Al contrario, nel caso della brasiliana, colpa e/o la negligenza sono state rilevate, pur non essendo “significative”.

Si spiega così la qualifica di 10 mesi che consentirà a “Bia” di tornare a giocare il prossimo 22 maggio. I fatti: la Haddad Maia è risultata positiva a un test effettuato il 4 giugno 2019 presso il WTA 125 di Bol, in Croazia.

Il campione è stato inviato nel laboratorio accreditato di Montreal, Canada, e in data 12 luglio la giocatrice è stata informata. La brasiliana ha rinunciato al diritto alla sospensione della squalifica ed è iniziato l'iter processuale, terminato nei giorni scorsi.

Le avevano trovato SARM S-22 e SARM LGD-4033, comunemente conosciute come variazioni del SARM, anabolizzante che fa parte della lista di sostanze vietate. Quando le controanalisi hanno confermato la positività, la Haddad Maia si è difesa sostenendo che non avesse alcuna intenzione di barare.

Attraverso una serie di documentazioni, ha dimostrato che la sostanza vietata si trovava in cinque integratori su misura, regolarmente prescritti da due medici, esperti in medicina dello sport. Tali prodotti sono poi stati acquistati presso una famacia di San Paolo.

Nella documentazione prodotta dalla giocatrice c'era anche la corrispondenza con l'International Doping Tests & Management (IDTM), in cui chiedeva costantemente informazioni sulla legittimità delle sostanze che prendeva.

In una mail del 30 giugno 2019 (prima che apprendesse della positività, dunque), chiedeva informazioni sugli integratori assunti tra il 28 maggio e l'8 giugno, ottenendo la risposta desiderata: i prodotti non contenevano sostanze proibite.

Quando si è sottoposta al test antidoping a Bol, le hanno chiesto di dichiarare qualsiasi prescrizione medica e prodotti ingeriti negli ultimi sette giorni. Lei parlò genericamente di “vitamine”. Una volta chiarita la questione, con il supporto della professoressa Christiane Ayotte, l'ITF ha stabilito che fosse “più probabile che non” che le tracce della sostanza proibita fossero dovute all'assunzione dell'integratore che le era stato regolarmente prescritto, di cui alcune bottigliette sono state ritenute “contaminate”.

Una volta accettata la NON volontarietà dell'assunzione, il tribunale doveva stabilire il grado di colpevolezza, ovvero valutare le precauzioni prese dalla giocatrice nell'assumere prodotti potenzialmente a rischio.

In linea generale, le tutele applicate dalla Haddad Maia sono state ritenute valide, ma non sufficienti a scagionarla completamente. La sentenza dice che ogni sostanza può contenere sostanze che non sono riportate tra gli ingredienti.

Rifacendosi alla giurisprudenza del CAS di Losanna, il tribunale stabilisce che l'atleta si assume questo rischio ogni volta che prende un integratore.Tra l'altro, in Brasile era già successo che pillole prescritte dai medici risultassero contaminate, sia tra tennisti (il caso più noto riguarda Thomaz Bellucci) che tra atleti di altre discipline.

Per questo, la Haddad Maia avrebbe dovuto essere particolarmente attenta. C'è poi la questione della corrispondenza con la IDTM: se è vero che si tratta di un elemento a suo favore, è stato fatto notare che la giocatrice si è rivolta all'ente soltanto a fine giugno, 29 giorni DOPO aver preso i primi integratori.

Per questo, hanno ritenuto che la negligenza – per quanto “non significativa” - ci sia stata. Da qui, la squalifica di dieci mesi. Non le è andata malissimo, visto che la sanzione massima può essere di quattro anni.

“L'ITF ha accettato che le sostanzie proibite sono entrate accidentalmente nel corpo di Bia, a causa di una contaminazione incrociata – ha detto Bichara Neto, avvocato della giocatrice – lei è sempre stata un'atleta diligente: si è limitata a utilizzare vitamine prescritte da un medico, acquistate presso una farmacia che garantisce di vendere prodotti senza sostanze proibite, e in conformità con le regole”.

A 23 anni, la Haddad Maia è ancora in tempo per tornare su ottimi livelli. La notizia della positività le è arrivata pochi giorni dopo il successo contro Garbine Muguruza a Wimbledon, uno dei più importanti della sua carriera.

Ex n.58 WTA, al momento della sospensione era in 99esima posizione. Oggi è ancora più in basso (n.147), ma il sollievo supera la delusione, anche perché ha già scontato sette dei dieci mesi previsti.

“Questa storia mi ha insegnato molto e mi ha reso più forte – ha detto la Haddad Maia – nella vita può capitare di non avere il controllo su tutto e ci chiediamo il perché di certe cose.

Il tennis fa parte della mia vita, è la mia più grande passione e non metterei mai a repentaglio una cosa così importante, che mi ha formato come persona e coinvolge anche la mia famiglia. Proprio il tennis mi ha insegnato valori come rispetto, onestà ed etica del lavoro.

Non vedo l'ora di tornare, sono motivata e sto lavorando duramente. Per quanto sarà difficile, sto cercando di essere positiva e di presentarmi ben preparata" Oltre ai 10 mesi di stop, la giocatrice dovrà restituire una cifra mica male: 99.720 dollari, il prize money intascato nei tornei di Bol, Ilkley e Wimbledon.

Durante il periodo di sospensione si è dedicata ai libri (studia finanza e amministrazione), ha trascorso molto tempo con la famiglia e ha anche preso lezioni di chitarra e lingue straniere (inglese e francese). “Ammetto che ci sono stati periodi di incertezza, senza sapere una data, senza sapere cosa sarebbe successo.

Ho trascorso notti insonni, ma gli amici e la famiglia mi sono stati vicini. Adesso vediamo la luce in fondo al tunnel, grazie a Dio”. In questo momento, il tennis brasiliano in gonnella non sta vivendo un gran momento: la recente sconfitta in Fed Cup contro la Germania è lo specchio di un movimento che – a parte la Haddad Maia – vede come migliori giocatrici Gabriela Ce (n.225 WTA) e Teliana Pereira (n.359).

Il grande obiettivo della Haddad Maia è migliorare la 29esima posizione raggiunta da Maria Esther Bueno, miglior classifica mai raggiunta da una brasiliana nell'era del computer. Per sua fortuna, i dati non tengono conto di quanto riuscì a fare in precedenza. In quel caso, i paragoni sarebbero stati impietosi per la Haddad Maia. Anabolizzanti o no.