Cecchinato, una crisi da vivere come un'opportunità



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Cecchinato, una crisi da vivere come un'opportunità

“Mi sento molto triste, ma domani è un altro giorno e dovrò avere la forza di interrompere la caduta. La stagione è lunga e bisogna andare avanti”. 20 mesi dopo la storica semifinale al Roland Garros, Marco Cecchinato è stato costretto a pronunciare queste parole dopo l'ennesima sconfitta al primo turno, la 31esima (in 44 tornei ATP) dopo la cavalcata parigina del 2018.

Il KO contro Roberto Carballes Baena sancirà l'uscita dai top-100 ATP. Le proiezioni attuali lo vedono al numero 110: potrà esserci qualche aggiustamento, ma poco importa. Per la prima volta dal 5 marzo 2018, la classifica di “Ceck” sarà a tre cifre.

Una crisi spaventosa, almeno sul piano numerico, che sembra non conoscere fine. “È un momento difficile, perché so di non essere al mio miglior livello – racconta Cecchinato – non ero distante dai top-10 e adesso è dura, ma non sono preoccupato.

Bisogna continuare a lavorare per migliorare, non perdere il mio livello e tornare tra i primi cento. Conosco il livello che posso raggiungere, ho iniziato l'anno giocando bene in Australia, e nel 2019 ho giocato buone partite.

Da aprile non avrò molti punti da difendere, quindi c'è da restare positivo. Mi trovo in buona forma fisica, mi sto allenando bene e spero che i risultati ritornino”. Parole confortanti, improntate all'ottimismo.

D'altra parte, Cecchinato non ha mai difettato di autostima. Nel momento migliore della sua carriera, quando tutto filava per il verso giusto, la sua presenza agonistica era un fattore. Ha personalità, il ragazzo di Palermo.

E allora ci si domanda come sia possibile l'improvviso calo, un filotto di risultati negativi senza logica. In un'intervista realizzata un mese fa con il Corriere dello Sport, aveva dato qualche risposta: “Ho commesso 2-3 errori, ma li ho già analizzati con il mio team – diceva, senza entrare nello specifico, salvo poi aggiungere – per rimanere ad alto livello bisogna lavorare duro, pensavo che bastasse fare come in passato.

Invece i migliori cambiano, aggiungono e lavorano sulla parte fisica”. Implicita ammissione di colpevolezza, di essersi un po' “fermato”, di aver creduto che andasse bene così. Ma il tennis di alto livello non perdona.

Una persona di grande serietà come Renzo Furlan ammise che bastò dedicare al tennis “appena” il 95% della propria esistenza per avere un calo da cui non si è più ripreso. Aveva 27 anni, l'età attuale di Cecchinato.

Per sua fortuna, il siciliano gioca in un'epoca in cui le carriere si sono allungate. Basti pensare a Paolo Lorenzi. “Comunque non sono diventato numero 16 ATP per caso – diceva – ho ancora 9-10 anni di carriera davanti”.

Quando gli hanno chiesto di cosa ha bisogno per tornare il “Ceck” che mandava giù vittorie come sorsi d'acqua, ha rievocato, quasi visualizzato, quello che riusciva a fare nella primavera-estate 2018, quando artigliava semifinali ATP persino sull'erba.

“Il mio gioco deve essere imprevedibile: in quel periodo giocavo la smorzata, facevo servizio e volèe... Sul finire del 2019 mi costava essere aggressivo, ma nella preparazione invernale, svolta a Marbella con il mio staff, mi sono focalizzato sull'essere aggressivo”.

A proposito di staff, dopo il Roland Garros 2019 ha messo fine alla fantastica collaborazione con Simone Vagnozzi. Non era terminata benissimo. Qualche giorno dopo, ha annunciato che a capo del progetto tecnico ci sarebbe stato Uros Vico, insieme all'inseparabile preparatore atletico Umberto Ferrara.

È ancora convinto della scelta, avendo confermato il team per il 2020, sia pure con un paio di aggiunte: in alcuni tornei sarà seguito anche dal fisioterapista Nicola Santobianchi, e ha intrapreso una collaborazione con Danilo Pizzorno, guru della videoanalisi che vanta grande esperienza.

I pezzi del puzzle sembrano al loro posto, ma allora come mai Cecchinato uscirà dai primi 100? La risposta arriva da lui, indirettamente: “Il 2019 è stato un anno difficile, soprattutto sul piano mentale – diceva a gennaio – non ho mai giocato male, però ho perso alcune partite equilibrate contro gente forte come Schwartzman e Chardy, poi nel tennis la fiducia è troppo importante.

Se la perdi, non entri in campo tranquillo”. Insomma, è un problema di testa, quella benedetta “confidence” di cui i tennisti sembrano non poter fare a meno. Per recuperarla, ha ripreso a giocare i tornei Challenger.

Due apparizioni sono andate malissimo (Genova e Lima), mentre si sono viste buone cose a Szczecin e – soprattutto – un paio di settimane fa a Punta del Este. Sembra inevitabile che i Challenger torneranno a far parte della sua programmazione, anche se le dinamiche del circuito ATP gli offrono ancora qualche chance.

Grazie alle entry list pubblicate con sei settimane d'anticipo, sarà in tabellone a Rio de Janeiro (addirittura un ATP 500) e a Santiago. Inoltre ha ottime possibilità di entrare nel main draw a Indian Wells, laddove è il secondo tra gli alternates.

Poi, beh, si vedrà. Se il tennis italiano sta vivendo un periodo felice (al netto delle difficoltà di inizio 2020), buona parte del merito è anche sua: l'hanno riconosciuto tutti, da Berrettini in giù, che la sua semifinale a Parigi è stata una sorta di spartiacque, l'inizio di una nuova era.

Adesso a “Ceck” spetta il compito più difficile: lavorare duro per evitare che quell'exploit rimanga l'unico della sua carriera, evitare di essere ricordato come un “One Hit Wonder”.

In effetti, a parte quel risultato, in tutte le altre partecipazioni Slam ha perso al primo turno. E sono undici. Non è un gran momento per Cecchinato, anche nelle passioni sportive: pur avendo pubblicato sul suo profilo Instagram un video dei tifosi del Palermo, rimane un acceso tifoso milanista.

Il suo sogno proibito è di poter giocare a San Siro con la maglia rossonera, e nutriva grandi speranze per il ritorno di Zlatan Ibrahimovic. Per adesso i risultati sono così così, con la beffa di domenica scorsa nel derby contro l'Inter.

Una partita che ricorda un po' la recente parabola di Cecchinato. Lui è convinto di poter dare ancora l'assalto al suo best ranking. Oggi è presto per pensarci, ma adesso dovrà fare sua una grande verità: le grandi occasioni della nostra vita nascono sotto forma di problemi o difficoltà.

L'uscita dai top-100 è una grande, grande occasione per ritrovare il sorriso che soltanto un anno e mezzo fa gli garantiva contratti e copertine.