Con uno Slam in tasca, Joe potrà finalmente comprarsi casa



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Con uno Slam in tasca, Joe potrà finalmente comprarsi casa

Peckham non è più un quartiere malfamato. Questo sobborgo a sud-est di Londra, circa 15.000 anime, si è scrollato di dosso la fama del passato e oggi è persino meta turistica. Ma Joe Salisbury se lo sente stretto addosso, perché è costretto ad essere ospite persino a casa sua.

Da qualche tempo, il britannico vive lì con la sorella Katie e il fidanzato di lei. Non il massimo, anche se il mestiere di tennista lo tiene spesso lontano da casa. Adesso le cose cambieranno, perché si è appena aggiudicato l'Australian Open di doppio.

Insieme a Rajeev Ram ha messo fine alla favola degli australiani Purcell-Saville, intascando la cifra-ossigeno di 380.000 dollari australiani. Magari non potrà comprarsi un attico con vista sul Tamigi, ma tra gli obiettivi del 2020 c'è l'acquisto di una casa.

Sarà il coronamento di una carriera che ha rischiato di andare a male, tra scelte di vita (a 18 anni ha scelto l'università anziché gettarsi nel professionismo) e problemi fisici, sfociati nella mononucleosi.

“Joe non esprime molto le sue emozioni, però è incredibilmente competitivo – ha detto Ram, suo compagno da un anno e mezzo – inoltre è un atleta incredibile”. Il successo di Salisbury si è sviluppato gradualmente, poi è deflagrato all'improvviso.

Nel 2010 ha accettato una borsa di studio dall'Università di Memphis, laddove ha stazionato per quattro anni, fino a prendersi una laurea in economia. Nel 2014, col pezzo di carta in mano, molti gli hanno fatto i complimenti ma nessuno pensava che avrebbe vinto uno Slam. Nutriva ancora ambizioni in singolare, ma la dura vita da professionista ha fatto emergere la mononucleosi e altre forme di affaticamento cronico.

Nel 2016 è stato costretto a fermarsi per qualche mese, vittima di allergie e intolleranze. Si è guardato dentro, realizzando di non avere più chance in singolare. Il punto di non ritorno è arrivato in estate, mentre gli occhi del mondo erano puntati sulle Olimpiadi di Rio.

Giocò un Futures in Portogallo e si arrese a una wild card locale, lo sconosciuto Thiago Cacao, all'epoca numero 1142 ATP. Era abbastanza: da lì la scelta di riciclarsi come doppista, laddove non è necessaria chissà quale resistenza atletica.

Con un problema come il suo, ridurre lo sforzo è l'ideale. Basta programmarsi in modo intelligente e il gioco è fatto. Tuttavia, non avrebbe mai pensato che il 3 febbraio 2020 sarebbe stato addirittura numero 4 del ranking di specialità.

Salisbury compirà 28 anni ad aprile: proprio per questo, lancia un messaggio di speranza ai tennisti più giovani. “Anche se non sei un fenomeno junior, o non fai un salto di qualità a 19-20 anni, hai ancora la possibilità di vivere una buona carriera.

Penso di essere ancora giovane, ma credo che la mia storia possa dare fiducia ai ragazzi. Se continui a lavorare duro, e con il giusto sostegno, puoi farcela”. A casa Salisbury, il principale sostegno è arrivato da papà Matthew e mamma Carolyn: viste le difficoltà economiche del figlio, gli hanno pagato l'attività per 2-3 anni.

Viaggi, spese varie e allenatori. “In effetti ci sono stati momenti in cui mi sono domandato se valesse la pena continuare: nei primi anni non facevo soldi a sufficienza. Anche quando sono passato al doppio: giocavo soprattutto nei Challenger e la classifica non cresceva come avrei voluto, almeno fino a quando ha colto la semifinale a Wimbledon 2018.

Però desideravo ardentemente di diventare un tennista”. Il trionfo a Melbourne è stato ancora più dolce, perché accanto a lui c'era la madre. “La sua presenza mi fa bene, mi tranquillizza – dice il britannico – e poi, beh...

mi ha anche fatto il bucato”. Prova un po' d'imbarazzo nel raccontarlo, ma se vinci uno Slam va tutto bene. Insieme a Ram, hanno approcciato il 2020 con fare bellicoso: volevano vincere uno Slam e chiudere da numeri 1 della specialità.

Il primo traguardo è già stato raggiunto, ma sono messi bene anche con il secondo, visto che attualmente sono la coppia numero 2. In realtà sono virtualmente primi, perché Cabal-Farah (che li precedono) sono stati bloccati dalla sospensione di Robert Farah, risultato positivo a un test antidoping.

Dopo un torneo impeccabile, in cui l'unico problema è stata la pallata in faccia durante i quarti contro Kontinen-Struff, nella finale di domenica scorsa è stato il migliore in campo. Non ha sbagliato una palla o giù di lì, oltre a essere il più spettacolare del duo.

Ram (che per giocare con lui ha rinunciato a difendere il titolo in doppio misto) predilige la concretezza, mentre lui si concede diverse acrobazie. Salisbury è il terzo britannico a vincere uno Slam di doppio negli ultimi quarant'anni.

Dopo i successi di Roger Taylor nei primi anni 70, si erano coperti di gloria soltanto Jamie Murray e Jonathan Marray. Di lui colpisce l'atteggiamento pacato, di chi riesce a tenere il giusto distacco emotivo da quello che accade.

Magari dentro di sé brucia, ma non lo dà a vedere. Vincendo l'Australian Open, si è assicurato – salvo infortuni o improbabili crolli – un posto alle Olimpiadi di Tokyo, in qualità di top-10 di doppio.

Secondo le regole, avrà la facoltà di scegliersi il suo compagno. E allora prende forma un'ipotesi molto affascinante: con Jamie Murray ormai consolidato con Neal Skupski, potrebbe pensare di giocare con Andy Murray, uno che sa bene cosa significa vincere le Olimpiadi.

“Se Andy fosse in forma, beh, mi piacerebbe moltissimo”. Intanto è diventato il dodicesimo britannico nell'Era Open a vincere almeno uno Slam e potrebbe complicare i piani al Comitato Olimpico del suo Paese, visto che potrebbe scippare a Jamie Murray il posto per il doppio misto a Tokyo.

Murray è uno specialista, come peraltro ha dimostrato a Melbourne (ha colto la finale insieme a Bethanie Mattek Sands), però attualmente la classifica sorride a Salisbury. C'è un testa a testa all'orizzonte.