Australian Open, le pagelle: non solo Djokovic e Keni, ma anche i bocciati


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Australian Open, le pagelle: non solo Djokovic e Keni, ma anche i bocciati

Archiviato il primo Slam dell'anno, è tempo di valutazioni. Ecco le nostre pagelle.

NOVAK DJOKOVIC - 17 E LODE
Come il numero degli Slam già intascati. Che gli vuoi dire? A parte un set di distrazione al primo turno, è passato sopra agli avversari come un carro armato. Non ha avuto un tabellone troppo complicato, ma fino alla finale ha impedito alla concorrenza di fargli anche soltanto il solletico. Quando le difficoltà sono arrivate, è stato impeccabile. Una volta messo il naso avanti nel quarto set , non c'è più stata l'impressione che potesse perdere. Il tennis non è più la sua unica priorità, ma si conferma il miglior giocatore in circolazione. La caccia ai record è sempre più aperta. La lode è per aver guidato la Serbia alla vittoria in ATP Cup.

DOMINIC THIEM - 9
Ha sognato di vincere il suo primo Slam. Sarebbe stato paradossale riuscirci lontano dalla terra battuta, ma si è fatto prendere da un pizzico di paura ed è stato abbandonato dal rovescio lungolinea, colpo cruciale contro Djokovic. Il voto risente degli ultimi due set, ma non si può dimenticare un torneo altrimenti perfetto. Contro Nadal è stato fantastico e, più in generale, ha mostrato progressi in ogni zona del campo. Nicolas Massu ha effettuato un lavoro straordinario. Djokovic ha detto che vincerà più di uno Slam: c'è da crederci, ma prima dovrà aspettare che i fenomeni si ritirino. Però a Parigi avrà una chance.

SOFIA KENIN - 10
Chi sottovaluta il suo successo, come minimo, non ha visto con attenzione le sue partite. Rispetto all'anno scorso ha messo a posto un dritto un po' ballerino, mentre potrebbe giocare il rovescio a occhi chiusi. Non sbaglia mai una scelta tattica ed è dotata di un impressionante spirito combattivo. Alcune espressioni tradiscono la sua giovane età, ma ha la capacità di azzerare in un attimo i pensieri negativi. Nel vuoto di potere del tennis femminile, fatto di tante principesse e nessuna regina, c'è posto anche per lei. 

ROGER FEDERER - 9
I match contro Millman e Sandgren hanno certificato, una volta di più, il suo amore per il tennis. Tocca ripeterci: non ha più lo scatto e i riflessi di un tempo, ma ogni sua partita è uno spettacolo. Difficilmente vincerà altri Slam perché arriva un po' stanco ai momenti decisivi, però i colpi più belli sono quasi sempre i suoi. Il modo in cui ha cancellato i matchpoint contro Sandgren è stato quasi commovente: pur di non arrendersi, ha spallettato come uno spagnolo degli anni 80, tirando oltre un metro sopra la rete. È stato premiato, ma contro Djokovic non aveva chance. Non ne avrebbe avute neanche se avesse vinto il primo set. Godiamocelo fino a quando deciderà di andare avanti. 

GARBINE MUGURUZA - 9
Rivitalizzata dalla cura Martinez, ha probabilmente espresso il miglior tennis del torneo fino alla finale. Di nuovo aggressiva, concentrata, supportata da una condizione fisica eccezionale, si è presentata da favorita al match contro la Kenin. Al momento di scendere in campo, tuttavia, tradiva un nervosismo eccessivo. L'ha pagato nei momenti decisivi, abbandonata dal servizio. Una campionessa del suo calibro non può commettere così tanti doppi falli in una finale Slam. Tornerà tra le top-10, forse più in alto. A patto che decida di dedicarsi anima e corpo al tennis.

SERENA WILLIAMS - 4,5
L'impressione è che i treni buoni per acciuffare e superare il record di Margaret Court siano già passati. Ha perso troppe finali, mentre stavolta non ha scavallato neanche la prima settimana. Coetanea di Federer, a differenza dello svizzero ha iniziato a gestirsi bene soltanto dopo i 30 anni, e ha un fisico che necessità di estreme attenzioni. Se non riesce a travolgere le avversarie, ogni match si fa complicato. Senza fare niente di eccezionale, Qiang Wang è riuscita a batterla. Avrà ancora qualche chance, più a Wimbledon che allo Us Open, ma la parabola discendente sembra irreversibile. Mezzo punto in meno perché continua ad essere una cattiva perdente. 

RAFAEL NADAL - 7
Rimane un dubbio: se il quarto di finale contro Thiem si fosse giocato di giorno, con rimbalzi più alti, forse l'avrebbe spuntata e in finale ci sarebbe andato lui (perché difficilmente avrebbe lasciato strada a Zverev). Invece si è giocato di sera, in condizioni perfette per il bombardamento austriaco. Rimane il rimpianto per troppe occasioni sciupate, ma Thiem ha giocato meglio di lui e ha avuto più coraggio. Dei Big Three, è quello che ha più bisogno del fisico e dopo 15 anni di carriera il chilometraggio si fa sentire. I miglioramenti rimangono straordinari e gli torneranno utili nel corso dell'anno: l'Australian Open è il suo Slam meno vincente, anche se spesso in passato gli è girata male. Tornerà a vincere, al più tardi a Monte Carlo. 

ALEXANDER ZVEREV - 7,5
La sua fiaba si è stoppata in semifinale: sarebbe stato bello vederlo sollevare il trofeo e devolvere oltre 4 milioni alle persone colpite dagli incendi, ma non ha mai dato la sensazione di poter vincere. Per lui rimane un grande torneo, prima semifinale Slam al diciannovesimo tentativo. Era partito male, poi ha ritrovato il servizio ed è piaciuto il modo in cui ha disinnescato Wawrinka. Contro Thiem ha fatto il suo, ma in questo momento l'austriaco è più forte di lui. Per Sascha vale lo stesso discorso dell'austriaco: vincerà uno Slam quando la concorrenza sarà più morbida. Dopo i disastri in ATP Cup, tuttavia, può guardare con ottimismo al 2020.

DANIIL MEDVEDEV E STEFANOS TSITSIPAS - 4,5
La valutazione è severa perché da loro ci si aspettava di più. A un certo punto, il russo sembrava addirittura il secondo favorito alle spalle di Djokovic, poi si è disunito contro Wawrinka. Non gli piacciono i match troppi lunghi ed è limite, perché la storia si scrive soprattutto negli Slam. Più tecnico il problema di Tsitsipas: il suo rovescio è tanto bello da vedere, quanto fragile in difesa. Contro Raonic non è stato capace di trovare una soluzione al bombardamento: deve lavorare parecchio per trovare soluzioni sul lato sinistro, altrimenti soffrirà in eterno contro i grandi battitori. E nel tennis attuale ce ne sono parecchi. 

FABIO FOGNINI - 6,5
È inaccettabile che un giocatore della sua qualità abbia raggiunto un solo quarto di finale Slam in 46 partecipazioni (peraltro senza poterlo giocare). Si era presentato a Melbourne senza troppe ambizioni, è stato salvato dalla pioggia al primo turno contro Opelka, ha sofferto le pene dell'inferno contro Thompson, ma poi aveva trovato il suo miglior tennis. Contro Sandgren, onestamente, si poteva fare qualcosa di più. Il black-out in avvio di secondo set gli è costato caro ed è un peccato, perché nei quarti avrebbe trovato un Federer a mezzo servizio. La partnership con Barazzutti, ad ogni modo, è iniziata bene. Può essere felice della sua carriera, ma gli manca soltanto un exploit Slam. Questa era una bella occasione. 

MATTEO BERRETTINI - 6
La sufficienza è per lo spirito con cui ha lottato contro Sandgren, nonostante un fisico in disordine. La stagione è lunga e avrà tempo per riprendersi, anche se lascia perplessi la decisione di giocare sulla terra sudamericana al posto dell'indoor europeo. Per lui sarà una stagione di assestamento, ma riuscirà a restare su altissimi livelli. Ci stupiremmo se dovesse uscire dai top-15. Sarà importante ritrovare piena efficienza fisica.

JANNIK SINNER - 5
Gli hanno puntato addosso troppi occhi addossoi. Dopo la vittoria al primo turno, gli hanno addirittura riservato la sala principale per la conferenza stampa. Non è un problema di pressione, quanto piuttosto di meriti: per adesso, l'altoatesino non ha ancora dimostrato granché ad altissimi livelli. Ci arriverà, anche se sono bastati un forte vento e i cambi di ritmo di Marton Fucsovics per farlo saltare in aria. Gli avversari hannpo imparato a conoscerlo, è probabile che quest'anno arriverà qualche sconfitta inattesa. Ma il diamante, pur essendo grezzo, c'è. Diamogli tempo. 

ASHLEIGH BARTY - 7,5
Ha gestito piuttosto bene il ruolo di favorita e il peso della storia, che non vede un'australiana vincere in casa da 42 anni. Ha fatto il suo dovere fino alla semifinale, ma lì si è fatta beffare da una grande Kenin. Un punto in meno perché ha buttato via troppe occasioni: due setpoint nel primo, altrettanti nel secondo. Ci riproverà l'anno prossimo, anche se per un'australiana non sarà mai facile giocare sulla Rod Laver Arena. Deve migliorare il rovescio in topspin, perché prima o poi arriva la giocatrice in grado di leggere il suo slice. Stavolta è stata la Kenin, al prossimo torneo chi sarà?

JOHN MILLMAN - 7
8-4 nel super tie-break, contro Roger Federer. A quel punto, il Working Class Man australiano si è fatto prendere dall'umana paura di vincere. Peccato, perché aveva messo in campo coraggio e intensità, peraltro con mezzo stadio che faceva il tifo per il suo avversario, nonostante lui sia orgogliamente australiano. In fondo si era già tolto lo sfizio di battere Federer, a differenza di Tennys Sandgren (7,5). 

NICK KYRGIOS - 7
Se non si fosse complicato la vita contro Khachanov, avrebbe potuto fare l'impresa contro Nadal. Il talento non si discute, e quando si comporta in modo professionale è un piacere vederlo giocare. Viene da Canberra, città più colpita dagli incendi, e la sua sensibilità verso il disastro ambientale gli ha fatto conquistare la simpatia di tanti, non solo australiani. Anche Rafa Nadal, che non lo ama, ha detto di apprezzarlo quando si comporta così. A breve compirà 25 anni e ormai ci siamo rassegnati: sarà sempre un tennista da singolo exploit. 

NAOMI OSAKA - 3
Dov'è finita la giocatrice col tennis dirompente che vinceva due Slam di fila e saliva al numero 1 WTA? Contro la Gauff è stata disastrosa, lasciando spazio a un'avversaria che – a ben vedere – non ha fatto granché per batterla. I numeri dicono che l'addio a Sascha Bajin le è costato parecchio in termini di risultati. Ha scelto un coach capace come Wim Fissette, uno che solitamente ha un buon impatto, ma per adesso i risultati non si vedono. Non deve essere facile comunicare con lei: fino a oggi, l'unico in grado di farlo con efficacia era stato Bajin. 

CAROLINE WOZNIACKI - 10 (ALLA CARRIERA)
Non poteva scegliere luogo migliore per giocare il suo ultimo torneo. Aveva rischiato contro la Yastremska (4, grande delusione), poi si è fatta irretire dal tennis brillante di Ons Jabeur. Da quando ha scoperto di avere l'artrite reumatoide, era diventata una tennista part-time. Quando è uscito il tabellone, tutti pensavano che avrebbe chiuso contro la sua amica Serena Williams, ma il tennis non guarda in faccia a nessuno. Anziché Williams-Wozniacki, negli ottavi abbiamo avuto Jabeur-Wang. La danese mancherà perché è una gran bella persona, ma del suo tennis si potrà fare a meno. È riuscita nell'obiettivo più importante: vincere uno Slam e non essere ricordata come una delle più deboli numero 1 di sempre.

ONS JABEUR - 8
Vederla giocare è uno spettacolo. Raramente abbiamo visto una tennista così divertente, fantasiosa, coraggiosa, capace di estrarre conigli quasi su ogni punto. Grande promessa junior, ha impiegato parecchio per trovare se stessa, ma adesso può vivere un'ottima seconda parte di carriera. Ha limiti precisi che le impediranno di diventare una big, ma rimane una per cui vale la pena pagare il biglietto.

CAMILA GIORGI - 6,5
Se il fisico la lascia in pace, può ancora essere pericolosa. Ha fatto il suo dovere vincendo due partite alla portata, poi non ha saputo scardinare le difese della Kerber. Tornerà tra le top-100, salirà ancora, ma l'impressione è che rimarrà una giocatrice da exploit. Il tennis non è in cima ai suoi pensieri (basti dare un'occhiata al suo profilo Instagram), quindi è difficile pensare che possa migliorare il suo best ranking. Però qualche scalpo di prestigio arriverà.

MARIA SHARAPOVA - 3
Come le partite vinte negli ultimi dodici mesi. Si dice che in offseason si sia allenata moltissimo, con grandi ambizioni, ma alla prova del campo viene sistematicamente bocciata. I numeri dicono che al rientro dopo la squalifica non è più stata la stessa giocatrice. Ci si domanda se abbia senso andare avanti.