Joao Souza non ci sta e va al CAS: “Nessuna corruzione!”



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Joao Souza non ci sta e va al CAS: “Nessuna corruzione!”

C'è ancora una flebile speranza per Joao Souza. Qualche giorno fa, un freddo comunicato della Tennis Integrity Unit ha certificato la sua radiazione. Il brasiliano, 31 anni, è ritenuto colpevole di una serie di infrazioni al Tennis Anti Corruption Program nel periodo intercorso tra il 2015 e il 2019.

I fatti sarebbero avvenuti in tornei ATP Challenger e ITF Futures giocati in Brasile, Messico, Stati Uniti e Repubblica Ceca. I capi d'accusa sono tre: 1) Non avrebbe riportato alle autorità diversi tentativi di corruzione.

2) Non avrebbe collaborato alle indagini. Anzi, le avrebbe ostacolate procedendo alla distruzione di prove. 3) Avrebbe chiesto ad altri giocatori di non impegnarsi al massimo. Il numero e la gravità delle infrazioni ha portato a una sanzione quasi massima.

Il “quasi” è dovuto alla sanzione accessoria: il massimo imponibile è 250.000 dollari, cifra imposta a Daniele Bracciali (a proposito, sia l'aretino che Potito Starace – sospeso per 10 anni – sono in attesa di udienza presso il CAS di Losanna).

Il caso Souza è stato discusso lo scorso 14 gennaio a Londra, alla presenza dell'arbitro Richard H. McLaren, lo stesso che ha giudicato Bracciali e Starace, noto per la sua severità. Il caso di Souza è molto particolare.

Proviamo a fare ordine: in aprile era stata comunicata la sua sospensione provvisoria, poi revocata un paio di giorni dopo, su richiesta dei legali del brasiliano. In virtù della ritrovata “libertà”, Souza si era recato a San Luis Potosi per un torneo Challenger.

Ha passato due turni, poi – sulla base di nuove prove – è stata reintrodotta la sanzione provvisoria. Per questo, non è sceso in campo contro Marcelo Tomas Barrios Vera. Salvo sconti, questo match mai iniziato resterà l'ultimo nella carriera di Feijao (fagiolo, ndr), ex numero 69 ATP, ricordato per aver giocato il più lungo singolare nella storia della Coppa Davis, 6 ore e 43 minuti contro l'argentino Leonardo Mayer.

Non un fenomeno, visto che il miglior risultato della sua carriera è la semifinale al torneo ATP di San Paolo 2015, persa contro Luca Vanni. Vanta anche un quarto di finale all'ATP 500 di Rio de Janeiro. Da qualche tempo era nuovamente piombato nel circuito minore, fino alle notizie della scorsa primavera.

Da allora si è rifugiato nel silenzio stampa, lasciando al suo avvocato Michel Asseff Filho l'onere di parlare con i giornalisti. Il clan Souza ha deciso di presentare ricorso presso il CAS di Losanna, ente supremo per questo tipo di casi (anche se il caso di Sara Errani ci ha fatto scoprire che ci si può rivolgere al Tribunale Federale Svizzero per contestare la forma delle decisioni del CAS).

“La nostra tesi principale sarà la negazione di qualsiasi atto di corruzione – ha detto Asseff Filho – le indagini sul mio assistito sono partite sulla base di un flusso anomalo di scommesse, ma lui non c'entrava”.

La difesa non ha negato che in una circostanza ci sia stato scarso impegno da parte del giocatore, ma assicura che c'erano altre motivazioni, per nulla legate alla corruzione. Il comunicato ufficiale menziona soltanto il lasso di tempo degli illeciti e i Paesi in cui si sarebbero verificati, ma non fornisce ulteriori dettagli.

Tuttavia, sembrerebbe che gli ultimi episodi si siano verificati lo scorso febbraio, al Challenger di Morelos, in Messico. Impegnato contro Robert Quiroz, il brasiliano si è arreso 6-4 6-0 in un match durato 51 minuti.

Il secondo set si è risolto in appena 17 minuti. L'intero match si può vedere QUI. Ad aggravare la posizione di Souza, il doppio giocato il giorno dopo. In coppia con Joao Menezes, hanno perso 7-6 6-3 contro Giraldo-Galan.

Sembra che Souza abbia confessato al suo compagno di non essersi impegnato al massimo., come confermato da alcuni messaggi sul telefonino. Contattato dalla TIU, Menezes ha messo il suo cellulare a disposizione degli inquirenti.

Leggendo il comunicato sulla squalifica, Souza è accusato di non aver collaborato alle indagini. Tesi respinta dalla difesa: “Quando gli è stato chiesto, Joao ha messo a disposizione degli investigatori il cellulare con password, oltre agli estratti conti bancari e una password di Facebook.

Insomma, tutto quello che serviva. Direi che non è l'atteggiamento di chi sta facendo qualcosa di illegale. Inoltre spingeremo sull'assenza assoluta di prove nel processo”. Fossimo in Asseff Filho, non faremmo molto affidamento sull'ultimo punto.

Daniele Bracciali è stato radiato sulla base di indizi, nonostante la piena assoluzione della giustizia ordinaria italiana (con sentenza passata in giudicato, perché la controparte ha rinunciato al ricorso).

In effetti, nei giorni del torneo di Morelos, Souza aveva scritto un post su Instagram, in cui manifestava il desiderio di riabbracciare la figlia Amora. Un paio di giorni dopo, aveva comunicato l'inizio del lavoro presso una nuova accademia a Rio de Janeiro.

Leggendo tra le righe dei suoi profili social, insomma, pare che il torneo di Morelos non fosse esattamente in cima ai suoi pensieri. Tutto questo non significa, ovviamente, che ci fosse stato illecito. Evidentemente, sulla base di indizi “gravi, precisi e concordanti”, McLaren ha deciso di radiarlo.

In effetti, Souza aveva un precedente che non gli ha dato una mano. Nel 2017, al Challenger di Leon (sempre in Messico) era stato multato di 500 dollari per scarso impegno in occasione di un doppio. Souza ha 20 giorni lavorativi di tempo per effettuare ricorso, dopodichè inizierà una lunga attesa, visti i tempi del CAS.

Come detto, Souza ha scelto di non parlare della vicenda. Non ha risposto alle richieste di Globo Esporte, anche se nei giorni scorsi aveva rilasciato una breve dichiarazione a Mogi News, giornale della sua città natale (Mogi das Cruzes), in cui diceva di immaginare una carriera da allenatore.

È forse da interpretare in questo senso la notizia del ricorso a Losanna, visto che la radiazione gli impedirebbe di svolgere qualsiasi ruolo, almeno in ambito internazionale. In compenso, il suo nome è sulla cresta dell'onda nella cronaca rosa brasiliana.

Già noto per diversi flirt nel circuito, in questi giorni è stato paparazzato con la nota ballerina Sheila Mello (41 anni, dieci più di lui): entrambi hanno confermato la frequentazione. In passato, aveva avuto una relazione con la DJ Paula Morais, da cui è nata la figlia.

A parte questo, rimane una faccenda misteriosa. Se da un lato è evidente che la corruzione sia un fenomeno particolarmente diffuso, soprattutto nei circuiti Challenger e Futures, la severità di alcune sanzioni appare francamente eccessiva, soprattutto in assenza di prove certe.

Quello del match-fixing rimane un problema di difficile soluzione. La via migliore sembra essere quella di una rigida prevenzione ed educazione dei più giovani. Ci vorrà qualche anno, ma ci sembra l'unica strada percorribile.

Fino ad allora, abituiamoci a vivere diverse situazioni come quella di “Feijao” Souza. Tanti dubbi, ancor più sospetti, ma nessuna certezza.