A ottobre le dicevano: “Non giocherai più”. E invece Cici Bellis...


by   |  LETTURE 2021
A ottobre le dicevano: “Non giocherai più”. E invece Cici Bellis...

Un suo illustre connazionale, il filosofo del 19esimo secolo Henry David Thoreau, scrisse che il presente è il luogo d'incontro tra due eternità: passato e futuro. Per Catherine Cartan Bellis, detta “Cici”, quel momento è arrivato in queste ore, sui campi di Melbourne Park.

Non crediamo che sia una consumatrice d'alcol, dunque è curioso che il luogo esatto della rinascita sia stato un campo (la 1573 Arena) sponsorizzato da un'azienda di liquori cinese, che ha versato tanti bei soldini per far comparire il suo nome in ogni angolo dell'Australian Open.

L'americana ha battuto la testa di serie n.20, riprendendosi quella popolarità da cui era stata travolta nel 2014, quando fu la più giovane a passare un turno a Flushing Meadows. Aveva 15 anni e nemmeno il colosso ESPN era pronto al suo exploit contro Dominika Cibulkova, al punto che spedirono una troupe al volo per riprendere la fasi finali della partita, con tanto di intervista realizzata da Pam Shriver.

Ma Cici è una giocatrice vera: non si fermò a quell'exploit, tanto da crescere in modo lineare fino a diventare numero 35 WTA, nel 2017. Poi è stata vittima di un gravissimo infortunio al braccio e al gomito destro, che l'ha tenuta fuori dai campi per quasi due anni.

Un'eternità, specie quando hai sei ancora una teenager. La mazzata psicologica è arrivata lo scorso autunno, quando un medico le ha detto che non avrebbe più giocato a tennis. A quel punto, si è trovata davanti a un bivio: mollare o tenere duro.

Anzi, decidere se usare il tennis come punto di connessione tra passato e futuro. Ha deciso che ci avrebbe provato: forte di una risonanza magnetica e il semaforo verde di altri tre medici, ha ripreso la sua amata racchetta in mano.

Si è presentata a Melbourne con il ranking protetto, ma pochissimo tennis nelle gambe. Davanti ai 3.000 curiosi della 1573 Arena, l'americana si è trovata di fronte una Karolina Muchova in giornata no, innervosita dalle condizioni di gioco un po' strambe di questi giorni: freddo misto a caldo, pioggia e soprattutto vento.

Da parte sua, l'atteggiamento e le gambette-motorino della Bellis hanno mostrato tutta la sua voglia di tennis, il suo travolgente entusiasmo, il desiderio di riappropriarsi qualcosa che sente suo. E allora è arrivato un 6-4 6-4 che l'ha spinta al terzo turno contro Elise Mertens, ma soprattutto le ha restituito il suo ruolo nel tennis.

Il futuro è tutto da scrivere, mentre il passato si può finalmente raccontare. In verità, lo aveva già fatto su Behind the Racquet, il sito inventato da Noah Rubin, in cui i giocatori hanno uno spazio per raccontare le loro vite, le difficoltà incontrate lungo un percorso che ha uno sbocco meraviglioso ma remoto, una sorta di miraggio in cui si infilano appena duecento aspiranti sulle migliaia che ci provano.

“Ho iniziato a sentire dolore nell'aprile 2017 – dice la Bellis – però ho continuato a giocare per tutto l'anno, fino a quado il fastidio è diventato insopportabile”. Errori di gioventù: le fu diagnosticata una semplice tendinite, “addormentata” da cinque mesi di antidolorifici.

Nonostante la serie di sconfitte con cui ha chiuso la stagione, il riposo invernale le ha dato l'illusione di essersi ripresa. E comunque quell'anno fu nominata “Newcomer of the Year” dalla WTA. Nel 2018 è ripartita come se niente fosse, fino all'inevitabile: si trovava a Dubai quando ha sentito una sorta di “crack” al gomito, accompagnato a un dolore lungo tutto il braccio.

Neanche questo è bastato per spedirla ai box. Ha continuato a giocare per un altro mese, prima di guardare in faccia la realtà: il gomito era strappato in tre punti diversi ed era necessario operarlo. Sei mesi dopo, quando ha ripreso ad allenarsi, ha capito che le cose non si erano sistemate.

Ci sono voluti altri due interventi per guarirla, almeno clinicamente. Mica roba da poco: le hanno tagliato un osso a metà, accorciandolo e integrandolo con una placca (poi rimossa perché era troppo grande e aveva infiammato tutta l'area).

Ha avuto la bravura di tenere duro e la fortuna di essere circondata dalle persone giuste, a partire da Tom Gutteridge, coach che non l'ha mai abbandonata. Ci sono voluti 20 mesi affinché tornasse a giocare un match ufficiale, lo scorso novembre a Houston.

Prima di scendere in campo, neanche la musica a palla nelle orecchie le ha tolto tensione, ma quando ha iniziato a colpire si è magicamente ripresa. Ha battuto Alexa Glatch (nostra avversaria in una remota finale di Fed Cup), e si è qualificata per il main draw.

Già che c'era, ha vinto un paio di partite e si è arresa soltanto a Kirsten Flipkens. “Credo che l'infortunio l'abbia fatta maturare molto – dice Gutteridge – si è tolta di dosso inutili pressioni ed è in grado di godersi ogni momento, che sia buono o cattivo”.

L'approccio al 2020 è stato ideale: prima dell'exploit contro la Muchova, aveva giocato una partita impeccabile contro Tatjana Maria: 6-0 6-2, commettendo appena cinque errori gratuiti. Comunque vada sabato, adesso Cici può sorridere perché il tennis è di nuovo la parte più importante della sua giornata, dopo che per un annetto era stato sostituito dalle lezioni online presso l'Indiana University East, servizio fornito dalla WTA e utilizzato da sempre più giocatrici.

Lo studio è sempre stato un suo pallino: nel 2016, insoddisfatta dei risultati nel circuito, si era iscritta alla Stanford University e non era più sicura di diventare professionista. L'anno dopo, il suo coach di allora (Anibal Aranda, un paraguaiano che risiede negli Stati Uniti), trovò la chiave per farla rendere: ha applicato al tennis le teorie di Pep Guardiola: schemi rigidi fino all'area avversaria, poi libertà assoluta una volta entrati.

Ecco, la Bellis doveva seguire ogni indicazione quando aveva i piedi fuori dal campo, poi avrebbe potuto liberare il suo istinto. Idee che l'hanno spinta a ridosso delle top-30, con scalpi eccellenti. Ma lo studio è rimasto un pallino: oggi è iscritta a economia e ha svolto alla grande i primi due anni: i libri le sono serviti a non abbattersi quando la riabilitazione si bloccava e la costringeva a operarsi nuovamente, ogni volta che riprovava a giocare.

Adesso sembra tutto finito, anche se lo scenario del tennis femminile è decisamente cambiato. Il tennis ha trovato due nuove stelline in Naomi Osaka e Bianca Andreescu (pure lei soggetta a parecchi infortuni), mentre la migliore amica di Cici – la coetanea Marketa Vondrousova – ha giocato una finale Slam al Roland Garros, prima di bloccarsi anche lei per qualche mese.

Le due si sono potute riabbracciare a Melbourne: la ceca è già fuori, mentre Cici è ancora in gara e rivive le emozioni di qualche anno fa, quando era la più giovane tra le top-100 WTA. “Ma non ho mai provato invidia per Marketa, anzi, l'ho sempre sostenuta.

Ci siamo sentite quasi ogni giorno, e comunque almeno due volte a settimana, durante il mio infortunio. Abbiamo in programma di giocare il doppio insieme nel 2020 e sarà molto divertente”. Sono state di parola a Melbourne, perdendo in tre set contro le forti Mertens-Sabalenka.

Per lei è stata una buona occasione per studiare la belga, sua prossima avversaria in singolare. Come accade a ogni essere umano, i problemi di salute hanno cambiato le prospettive della Bellis. È davvero maturata, ha una prospettiva diversa su ogni cosa.

“Sono davvero felice – diceva un paio di mesi fa – non che prima non la fossi, ma adesso sono pronta per ricominciare da zero”. Lo zero se lo è già tolto di torno, il resto è tutto da disegnare.