John Millman, un "Working Class Man" per battere Federer



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John Millman, un "Working Class Man" per battere Federer

“È un uomo semplice, con un cuore d'oro, in una terra complicata”. Era il 1985 quando Jimmy Barnes cantava “Working Class Man”, pezzo che ben descrive l'anima di John Millman, unico australiano capace di battere Roger Federer in un torneo del Grande Slam, almeno nel ventesimo secolo (nel 1999, a Parigi, Pat Rafter fece in tempo a prendersi il suo scalpo).

“Ascolto sempre questa canzone prima di scendere in campo, credo che rappresenti al meglio la quotidianità dell'australiano. Mi ci riconosco”. Parola di Millman, l'ex “zingaro del tennis” (termine tutt'altro che offensivo, coniato dal diretto interessato in una vecchia intervista), oggi diventato una sorta di “guerriero della strada” del nostro sport.

Sarà ancora lui, sul campo un po' troppo “aziendale” intitolato a Rod Laver, a cercare di battere King Roger al terzo turno dell'Australian Open. Giocherà in casa, qualcuno (o molti, chissà) farà il tifo per lui, ma contro Federer hai sempre la sensazione di giocare in trasferta.

Per questo, dopo il successo contro Hubert Hurkacz, aveva espresso il desiderio di giocare su un altro campo. “Ma immagino che Craig Tiley, direttore del torneo, non mi prenderà troppo sul serio”. C'era una ragione per cui l'ha chiesto: sul centrale c'è il pubblico patinato, elegante, ingessato, troppo tranquillo per i gusti di Millman.

“Io sono il tipico australiano che lotta, ama coinvolgere il pubblico, la gente mi segue – aveva detto – a Melbourne Park ci sono due campi in cui il pubblico si fa sentire di più: lo Show Court 3 e la Melbourne Arena”.

Ma contro Federer non puoi avere certe pretese. Sarà un match affascinante, quello tra Federer e Millman. Una sorta di Lotta di Classe applicata al tennis, il Re contro il Tennista Proletario, buono per farci un po' di retorica.

Mentre Federer incassava Slam in serie, Millman traccheggiava nei tornei minori. Alcuni episodi sono entrati nella leggenda dell'aneddotica: una volta ha giocato a Pitesti, in Romania. “E in tutta la mia permanenza, credo di non aver visto neanche un'automobile.

Al massimo, qualche carro”. Ma il top è arrivato quando era impegnato a Gimcheon, in Corea del Sud. Per evitare l'ennesima intossicazione alimentare, ordinò una pizza da asporto. Il problema è che il fattorino arrivò durante un match di doppio e non aveva certo intenzione di aspettare, così penso bene di chiedere i soldi al giocatore al servizio.

Da allora sono successe tante cose nella vita di Millman, non tutte positive. Per esempio, si è operato un paio di volte alla spalla (nel 2013 fu necessaria una ricostruzione più o meno completa), poi nel 2016 c'è stato un intervento all'inguine.

Però la grinta non gli è mai mancata, trascinata dalla canzone proletaria che risuona nelle sue cuffie prima di ogni partita. E allora è riuscito nell'impresa di uscire dagli “scarti del tour”, di cui ha fatto parte per anni, con tanto di notti passate nelle stazioni ferroviarie per risparmiare sui costi di un pernottamento.

Dai e dai, Millman è diventato un signor giocatore, numero 33 ATP (oggi è 47), con un gioiello da infilare nello scrigno dei ricordi: la vittoria su Federer allo Us Open 2018. Quella sera c'era un caldo maledetto, accompagnato da un'umidità oltre il livello di guardia.

Una concatenazione di eventi che ha liquefatto Federer, mentre lui spingeva come se niente fosse. “Ma sapete una cosa? Oggi arrivo meglio rispetto ad allora: stavo giocando un tennis nella media, avevo problemi alla schiena, mi ero ritirato da un torneo un paio di settimane prima e avevo perso al primo turno a Winston Salem.

Nel 2020, invece, ho già vinto qualche partita”. Quando parla di quel match, Federer sente ancora un brivido lungo la schiena. “Mi capitò di giocare contro un muro – ha detto lo svizzero – ma non ho mai trovato condizioni del genere.

Dopo una sconfitta mi piacerebbe sempre rigiocare contro lo stesso avversario, ma quella volta ero contento che il torneo fosse finito, volevo solo concentrarmi su altro. L'ho dimenticata in fretta”. Millman sa che nessuno gli porterà via i ricordi di quel match, ma allo stesso tempo sa che ogni partita ha una sua storia.

“Quasi nessuno pensava che potessi batterlo, invece ce l'ho fatta. È stato fantastico, ma oggi quel ricordo non conta nulla. Affrontare Federer è una delle più grandi sfide che ci siano nel tennis.

Io proverò a scendere in campo pensando solo a me stesso”. L'episodio dello Us Open è stato vendicato, almeno in parte, ad Halle. (“Dove c'è una via dedicata a lui..”. ). “Negli ultimi 12 mesi Federer ha fatto grandi cose – prosegue il 30enne di Brisbane – lui ha la grande capacità di risollevarsi in fretta e credo che sarà un altro tipo di match, penso che sarà determinato a schiacciarmi sul nascere”.

Trasmette una viva sensazione di sofferenza, il tennis di Millman. Costruito pezzo dopo pezzo, poco elegante, persino sgraziato. Trasmette tutta la fatica prodotta per raggiungere traguardi a cui, forse, non credeva neanche lui.

Il segreto di Millman sta nella capacità di vedere le cose con la giusta prospettiva. Fiero australiano, oppositore della riforma della Davis, non ha saputo tirarsi indietro quando Lleyton Hewitt lo ha convocato per Madrid e gli ha fatto fare da riserva in ATP Cup.

Quest'anno sogna di giocare le Olimpiadi di Tokyo. “Ma il tennis non è tutto – dice – devi avere la giusta prospettiva. A volte il tennis diventa troppo importante e ti fa dimenticare perché hai iniziato a giocare e perché lo ami così tanto”.

C'è da credergli, perché anche nei momenti più difficili diceva di non giocare per soldi. C'è altro nella sua testa, quando impugna una racchetta. “E può essere anche un modo per giocare meglio.

Se riesco a godermi il gioco, ricordandomi perché lo faccio, posso avere buoni risultati”. A quasi 31 anni (li compirà il 14 giugno) non possiede ancora una macchina di proprietà. Nei primi tempi guidava una vecchia Holden Astra del padre, spinta fino a 200.000 km di fatiche.

Adesso non ha una macchina di proprietà e si limita a guidare quella della sorella. “Prima era una Toyota Corolla, adesso è passata a una Mazda 3” dice l'uomo che non si è tolto il vizio di mangiarsi le unghie e che ha abitudini da “working class man”, perfette per creare una nuova strofa della sua canzone preferita.

Quando gli hanno chiesto come spenderebbe gli ultimi 10 dollari della sua vita, non ha avuto dubbi: “Mi comprerei pollo e insalata, arrotolati su pane turco, dal panificio franco-vietnamita vicino al Queensland Tennis Centre”.

Fantastico. Pur essendo un appassionato di calcio (tifa per il Liverpool, anche se la sua squadra del cuore sono i Brisbane Lions di football australiano), non crediamo che abbia mai sentito nominare Nereo Rocco. Tuttavia, crediamo che sarebbe molto divertito da una storica frase del Paròn.

Quando allenava il Padova, prima di una partita, gli dissero: “Che vinca il migliore”. “Sperem de no!” rispose Rocco. Sarà il retropensiero di John Millman prima di sfidare Federer, mentre ascolterà il pezzo che inizia così: “Working hard to make a living / Bringing shelter from the rain”.

Dovrà lavorare duro, per ripararsi dalla pioggia di colpi vincenti di Federer. Se c'è già riuscito una volta, perché non riprovarci?