Australian Open, che meraviglia... Ma non è che si gioca troppo presto?


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Australian Open, che meraviglia... Ma non è che si gioca troppo presto?

Sono trascorsi una quarantina d'anni da quando Rino Tommasi ha pronunciato una delle sue sentenze più famose: in quegli anni, l'Australian Open era la “gamba zoppa” tra i tornei del Grande Slam.

C'erano una serie di ragioni: intanto, le notevoli difficoltà per raggiungere l'Australia. Lasciando perdere gli anni pionieristici, in cui bisognava andare in nave e ci voleva anche più di un mese, a cavallo tra i “seventies” e gli “eighties” un viaggio così lungo non era alla portata di tutti.

Intendiamoci: un'icona del nostro sport come Bjorn Borg ha giocato l'Australian Open soltanto una volta, nel 1974. Al giorno d'oggi, sarebbe impensabile. C'era poi la questione calendario: dal 1977 al 1985, il torneo è stato spostato a dicembre, dunque arrivava in chiusura di stagione e non più in avvio.

Ma i tennisti, in vacanza, avevano bisogno di forti stimoli per affrontare una trasferta così impegnativa. Per intenderci, lo stesso Borg ci sarebbe andato se avesse avuto la possibilità di completare il Grande Slam.

Tuttavia, negli anni in cui dominava a Parigi e Londra, si incagliava sempre allo Us Open (mai vinto nonostante quattro finali). Nel 1978 e nel 1980 sarebbe andato in Australia anche a nuoto, ma dopo essersi incagliato a New York salutò tutti e andò in vacanza.

L'albo d'oro di quegli anni è inquientante: abbiamo visto vincitori come Mark Edmonson (all'epoca n.212 ATP, ultimo indigeno a sollevare il trofeo), Brian Teacher e Johan Kriek (due volte), nonché finalisti come John Lloyd (futuro Mr.

Evert), John Marks, John Sadri, Kim Warwick e Steve Denton. Dopo aver sentito il parere di Tommasi, in un impeto d'orgoglio, l'allora presidente di Tennis Australia Brian Tobin gli scrisse un'appassionata lettera per ricordargli la gloriosa tradizione di un torneo nato nel 1905.

Ma per convincere Rino ci voleva ben altro: ad esempio, riportare a Melbourne i campioni e magari trovare una sede più adeguata rispetto all'affascinante ma vetusto “ferro di cavallo” di Kooyong. Detto, fatto, poco prima di lasciare l'incarico a Tennis Australia, Tobin fece in tempo ad assistere all'inaugurazione di Flinders Park (oggi Melbourne Park), impianto fantastico, ultramoderno, capace di migliorarsi anno dopo anno e che oggi molti considerano il migliore.

Dopo l'edizione del 1985, gli organizzatori hanno riportato alla vecchia collocazione, restituendogli il ruolo di “apertura” della stagione. Ma oggi, a oltre 30 anni di distanza, ci si domanda se la seconda metà di gennaio sia ancora la collocazione ideale per un torneo così importante e ricco (i tennisti si spartiranno la cifra record di 71 milioni di dollari australiani).

Sebbene l'Australian Open offra spesso alcune delle migliori partite stagionali (forse perché i giocatori sono ancora freschi, o forse perché a gennaio è più sentita la "fame" di tennis), è sempre più diffusa l'opinione che il torneo sarebbe ancora migliore se iniziasse un po' più in là.

I “motori” dei giocatori, reduci dai carichi della preparazione, sono ancora un po' inceppati. Non è un caso che diversi tennisti non abbiano mai reso troppo in Australia. Nel 2009, anno del suo unico successo australiano, Rafa Nadal si espresse negativamente.

“In effetti è un po' troppo presto: il mio stile di gioco ha bisogno di un po' di tempo in più per trovare il ritmo”. Non é esattamente la ragione che ha spinto a creare l'ATP Cup, ma il maxi-torneo a squadre di un paio di settimane fa ha certamente aiutato.

Non era mai capitato che i primi due del ranking ATP giocassero ben sei singolari (più diversi doppi) prima dell'esordio in Australia. È una buona premessa, ma forse non basta. Tra l'altro, i risultati dei tornei pre-Melbourne lasciano il tempo che trovano: Roger Federer e Novak Djokovic hanno vinto dodici delle ultime quattordici edizioni ed è capitato spesso che il loro esordio stagionale fosse direttamente a Melbourne.

Curioso. Interpellato dal New York Times, Brad Gilbert (che ha accompagnato Andre Agassi nei suoi quattro successi Down Under), ha detto che diversi top-players preferiscono prendersi un po' di riposo perché i match al meglio dei cinque set sono molto impegnativi, dunque meglio centellinare le energie.

Diversa la situazione tra le donne, con tante top-10 impegnate (anche) fino a un paio di giorni prima. Per intenderci, la n.1 del mondo Ashleigh Barty ha giocato e vinto il torneo di Adelaide, terminato 48 ore prima del suo esordio contro Lesia Tsurenko (che infatti non è stato semplice).

La sensazione che il torneo dovrebbe iniziare più tardi è abbastanza diffusa. Dominic Thiem sostiene che giocare a pieno ritmo dopo 5-6 settimane di offseason non è facile, mentre il giovane Felix Auger Aliassime è ancora più esplicito.

“Forse è vero che i meno giovani sono più freschi, ma per me è importante mettere partite nelle gambe. Sono un po' arrugginito e preferirei giocare più partite per trovare la giusta fiducia”.

Basterebbe poco: secondo Gilbert, l'ideale sarebbe spostarlo di un paio di settimane, magari istituendo un Masters 1000 e un paio di ATP 500 a gennaio. “Sarebbe perfetto, ma un cambio del genere creerebbe una miriade di problemi logistici.

Ci sono voluti 40 anni per aggiungere una settimana in più tra Roland Garros e Wimbledon”. È proprio la logistica il problema principale: nonostante a gennaio faccia un caldo maledetto, in Australia è periodo di vacanze ed è più facile reclutare personale e volontari.

In realtà, qualche discussione c'è stata. Craig Tiley, attuale presidente di Tennis Australia e direttore del torneo, ha detto che si è parlato di spostare il torneo addirittura a marzo. “Ma vista la nostra straordinaria crescita, la qualità del gioco e l'assenza di una ragione convincente per cambiare, la mossa non è stata mai seriamente contemplata”.

Di sicuro, uno spostamento a marzo potrebbe creare qualche problema alla commercialità del prodotto. Al netto delle ragioni che ne hanno portato alla nascita, l'ATP Cup ha dato una mano a rinforzare lo status quo: “Prima potevi avere una brutta giornata in un torneo e recarti a Melbourne senza sapere le tue condizioni, mentre l'ATP Cup garatisce almeno tre partite contro ottimi giocatori”.

Ma ci sono due problemi: intanto l'ATP Cup – per ovvie ragioni strutturali – non può ospitare tutti i giocatori, inoltre c'è il dubbio che possa “stancare” un po' troppo. In effetti, dopo aver guidato la Serbia alla vittoria, Novak Djokovic ha rinunciato al torneo di Adelaide e ha giocato un primo turno così così a Melbourne, cedendo un set a Jan Lennard Struff.

“Sono curioso di vedere se ci saranno ripercussioni” ha detto Brad Gilbert. Forse il buon senso suggerirebbe altro, considerando che gli altre set Slam sono racchiusi in tre mesi e mezzo, mentre l'Australian Open è un'oasi un po' isolata, ma se nemmeno gli incendi che hanno bruciato l'Australia hanno spinto a un rinvio del torneo, il buon senso può essere messo da parte: l'Australian Open si giocherà sempre a gennaio, almeno fino a quando stazionerà a Melbourne.

L'attuale accordo è valido fino al 2036 grazie al maxi investimento dello stato del Victoria. Cosa succederà dopo, non ci è dato saperlo: neanche Nostradamus si avventurerebbe in previsioni così a lungo termine.