Nicolas Kicker fa il “pentito”. Ma adesso è facile...



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Nicolas Kicker fa il “pentito”. Ma adesso è facile...

Facile parlare adesso, quando i buoi sono abbondantemente scappati. Mentre in Italia, a 20 anni dalla sua morte e con l'uscita del film “Hammamet”, l'opinione pubblica si è divisa sulla figura di Bettino Craxi (tra revisionisti e chi inchioda l'ex Presidente del Consiglio alle sue responsabilità), nel tennis – fatte le ovvie e debite proporzioni – rischia di succedere qualcosa di simile.

Tutto nasce da un filmato pubblicato dalla Tennis Integrity Unit, in cui Nicolas Kicker ammette le sue colpe per fatti già appurati e che gli sono costati una maxi-squalifica. Un video di quattro minuti e mezzo in cui il 27enne argentino, faccia da bravo ragazzo, voce rotta dall'emozione, racconta una verità parziale, magari sperando in qualche beneficio.

Il picco emotivo si raggiunge quando cita il figlio Bastian (chiamato così in onore all'ex calciatore Schweinsteiger): “Il momento peggiore è stato quando ero in vacanza con mio figlio e mi ha chiesto perché non giocassi più a tennis.

È stato difficile, ma dovevo raccontargli tutta la verità. È stata una delle peggiori conseguenze di quello che ho fatto”. Ma cosa ha fatto, esattamente, Nicolas Kicker? Semplicemente, ha accettato di vendersi alcune partite in cambio di denaro, per consentire a un gruppo criminale di trarre guadagni illeciti con le scommesse.

Nel filmato, in cui emerge l'immagine del “bravo ragazzo che si è fatto fregare”, Kicker ammette di essersi venduto la sola partita giocata a Barranquilla, in Colombia, nel settembre 2015. Perse 7-5 al terzo contro Giovanni Lapentti e il filmato è diventato virale.

Il match-fixing era evidente, tra dritti sparacchiati in rete e rovesci fuori di metri. “Il giorno di quella partita era molto nervoso – ha detto Kicker – mi ricordo che lo scommettitore mi chiese di fare certe cose e io gli rispondevo di essere molto nervoso.

Durante il match fu terribile, dovevo sbagliare di proposito, il mio atteggiamento non era naturale, guardavo continuamente l'arbitro per rendermi conto se sospettasse qualcosa. È stato terribile, l'ho vissuta molto male”.

Kicker non dice quanti soldi ha intascato per quella farsa, ma soprattutto non dice che che è stato squalificato per due match aggiustati, non uno. L'altro episodio per il quale la Tennis Integrity Unit lo ha stangato è il 6-2 6-1 incassato da Duckhee Lee a Padova, lo stesso che qualche giorno fa ha messo in piedi il teatrino del medical time out per crampi contro il nostro Giannessi.

L'episodio di Padova non viene in alcun modo menzionato nel video. E ovviamente non sapremo mai se l'ex numero 78 ATP abbia aggiustato altre partite, mai finite sotto indagine. “Quando sono stato squalificato ero numero 70 del mondo, giocavo in Davis e avevo raggiunto il terzo turno all'Australian Open.

Battevo buoni giocatori e avevo una carriera davanti. Ritenevo di poter entrare tra i top-50. C'erano le premesse per giocare tranquillamente, ma ho commesso un errore che mi ha provocato la squalifica, rovinandomi la carriera.

Per una sola partita, la sto pagando cara”. Le carte dicono altro, ma vabbè. L'unica rivelazione davvero interessante arriva quando l'originario di Merlo (quartiere della middle class di Buenos Aires) racconta l'origine della corruzione.

“Quando ero intorno al numero 200 ATP la vita era costosa, dipendevo dai miei genitori, dovevo pagare gli allenatori e non volevo più pesare sulla mia famiglia. Questa persona mi ha contattato via Facebook: mi disse che voleva farmi da sponsor, darmi una contributo mensile e una macchina per spostarmi a Buenos Aires, ma quando si è rivelato mi ha detto che si trattava di un gruppo di scommettitori.

Mi ha chiesto di vendere una partita sotto la loro guida. In quel momento non mi sono fidato, ma poi mi hanno colpito laddove ero molto vulnerabile e ho deciso di accettare”. Il modus operandi è lo identico a quello con cui si sono avvicinati a Marco Trungelliti, e che lo stesso ci ha rivelato nell'ESCLUSIVA SHOCK con Tennis World Italia.

La differenza è che Trungelliti ha fatto il suo dovere, contattando immediatamente la TIU (e sottoponendosi a uno stress fisico e mentale durato anni), mentre Kicker ha ceduto al tentativo di corruzione. Qualunque sia la ragione che lo ha spinto ad accettare, non è giustificabile.

E fa quasi sorridere il suo appello: “Se dovessi dare un messaggio ai giovani tennisti, direi che se vengono avvicinati da un gruppo di persone con cattive intenzioni, o minacciose, è il momento in cui devono saper dire di no.

Qualcuno non sa perché esiste la TIU, ma bisogna fidarsi di loro”. Vero, ma Kicker non si è fidato della TIU quando era il momento. Lo ha fatto con anni di ritardo, chissà perché. Detto che il filmato è stato realizzato lo scorso febbraio, è legittimo domandarsi perché oggi si assuma certe responsabilità dopo che aveva negato tutto e aveva dato dello “spione” a Trungelliti in un'intervista rilasciata al Clarin nei giorni della squalifica.

Il nome del “Trunge” non comparve pubblicamente, ma – come ci ha raccontato il diretto interessato – tutti i giornalisti argentini andarono da lui a chiedergli spiegazioni per quello che aveva fatto (quello che doveva: una denuncia), segno che a microfoni spenti Kicker aveva fatto il suo nome.

Più in generale, pur rispettando una sentenza che gli consentirà di tornare a giocare il 24 maggio 2021, è difficile provare empatia per Kicker. Questi 4 minuti “riabilitativi” non cancellano il suo atteggiamento, fatto di reticenze e bugie.

La stessa TIU, nel comunicato della squalifica, parlava di “mancanza di collaborazione alle indagini”. In sintesi, aveva negato tutto. E anche pubblicamente aveva detto cose non rispondenti al vero. Qualche settimana dopo il match di Barranquilla, intervistato da La Naciòn, gli fu fatta una domanda sul flusso anomalo di scommesse sulla partita (pare che siano circolati circa 700.000 dollari, cifra spropositata per il primo turno di un Challenger) e sui commenti circolati online.

Rispose quasi snobbando chi aveva espresso dubbi. "Purtroppo succede. Nel tennis non sai chi vince, fino all'ultimo punto. A Barranquilla è successo che l'altro si è acceso e ho perso. Quando è terminata la partita ho acceso il telefono e c'erano una montagna di messaggi su Twitter, persino di un amico mi chiedeva cosa fosse successo.

L'ho presa bene, mi sono messo a ridere. Cose di questo genere succedono sempre su internet. Anche se non è facile farsi venire il sangue marcio, io ci provo. Certe cose non si capiscono: l'ATP lotta contro le scommesse, ma i tornei sono sponsorizzati dalle agenzie di scommesse.

Bisogna conviverci, ma il tennis è così. Molto difficile" Il peggio sarebbe arrivato nei giorni della squalifica, in cui si era professato innocente. Parlando con il “Clarin” disse che un suo collega (Trungelliti) aveva spiattellato informazioni “false” agli investigatori TIU (invece era tutto vero: vale sempre la pena ricordarlo).

A un certo punto, si paragonò a Diego Armando Maradona e alla sua famosa squalifica durante il mondiale di USA '94, quando risultò positivo all'efedrina dopo la partita contro la Grecia. A distanza di oltre 25 anni, abbiamo ragioni per pensare che Maradona fu “incastrato”.

Niente a che vedere con questo caso, eppure Kicker ebbe a dire: “Mi sono sentito come Maradona nel 1994. Mi hanno tagliato le gambe, perché sono nato giocando a tennis e amo giocare a tennis. Adesso non mi resta che andare avanti ed essere forte.

Tutto il mondo sa che tipo di persona sono, per questo sono tranquillo. La persona che mi ha accusato è un tennista argentino, ma andrò al TAS ad esporre il caso, dimostrando la mia innocenza”. Non solo si professò innocente, ma accusò Trungelliti di averlo incolpato.

Come ci ha spiegato il suo connazionale, Trungelliti semplicemente denunciò la persona che aveva tentato di corromperlo (visti i metodi, potrebbe anche essere la stessa che aveva avvicinato Kicker), rivelando agli investigatori che gli aveva fatto i nomi di alcuni tennisti.

Da lì partirono indagini autonome, sfociate nelle squalifiche a Kicker, Federico Coria e Patricio Heras. La squalifica esatta di Kicker era di 6 anni e 25.000 dollari di multa, ma i primi tre sono stati sospesi. Nei giorni della squalifica si diffuse la notizia che un'eventuale “buona condotta” gli averebbe garantito un ulteriore sconto di un anno, o magari un anno e mezzo.

Qui nasce il mistero: cosa c'è dietro la decisione di Kicker di esporsi al pubblico ludibrio? Lo scorso giugno aveva corso una mezza maratona (è grande appassionato di running) e circolò voce che avesse effettivamente presentato ricorso a Losanna, con sentenza del TAS attesa a breve.

Sono passati sette mesi e non ci sono tracce. E allora possiamo avventurarci in mille congetture: magari lo hanno convinto a ritirare il ricorso in cambio di un sconticino, magari è ancora in attesa di sentenza, o forse il ricorso non è mai stato depositato.

Di certo è difficile pensare che Nicolas Kicker abbia girato questo filmato totalmente “gratis” (è il terzo di questo tipo: in passato, soltanto David Savic e Oliver Anderson fecero qualcosa del genere: al primo servì a derubricare una radiazione in squalifica di 5 anni, mentre il secondo ha smesso di giocare: adesso fa il maestro).

È legittimo ipotizzare che abbia avuto un tornaconto, ma di questo – nei 4 minuti e 27 secondi impacchettati dalla TIU – non c'è traccia. Soltanto col tempo, forse, sapremo.