Quei cinque record che non saranno mai battuti


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Quei cinque record che non saranno mai battuti

“E se lo dice Forbes...”. Quando la nota rivista economica parla di tennis, spesso i suoi articoli hanno risonanza mondiale. D'altra parte, è un'implicita ammissione di importanza concessa al nostro sport. Non c'è da sorprendersi, poiché i tennisti (ma soprattutto le tenniste) sono spesso protagonisti nelle classifiche degli sportivi più pagati al mondo, stilate proprio dalla rivista del New Jersey. E allora vale la pena menzionare l'articolo a firma di Danielle Rossingh, in cui si segnalano i cinque record tennistici che potrebbero non essere mai battuti. Ha quasi sempre ragione, anche se in un caso parte da un presupposto sbagliato, sia pure tentando di argomentare. D'altra parte, noi avremmo qualche problema nello spiegare le dinamiche della borsa di Tokyo...

I 23 SLAM DI SERENA WILLIAMS

In realtà non è un record. Da anni, da quando l'americana è piombata in un ”complesso da finali”, si parla di quanto sia sempre più difficile agguantare i 24 Major di Margaret Court. L'articolo di Forbes lo ricorda, ma sostiene che i successi dell'australiana abbiano meno valore, poiché la maggior parte sono arrivati prima che il tennis entrasse nell'epoca professionistica (li ha vinti tra il 1960 e il 1973, ma meno del 50% nell'Era Open). Inoltre, la Rossingh ricorda che 11 dei 24 Slam della Court sono arrivati all'Australian Open, quando la trasferta Down Under era quasi proibitiva e quindi il torneo era più facile. “Probabilmente non avremo mai un'altra Serena Williams” scrive la Rossingh. Giusto, o almeno probabile. Tra le giovani in attività, in effetti, non si vedono potenziali eredi. Ed è vero che le sue cifre rappresentano un record per l'Era Open. Non c'è dubbio che la caccia al 24esimo Slam sarà una delle storie più interessanti del 2020, senza dimenticare l'obiettivo olimpico. Sia Serena che Venus dovrebbero essere a Tokyo, cercando di intascare la quinta medaglia di un'eterna storia a cinque cerchi, iniziata addirittura a Sydney 2000. Sono le uniche atlete donne ad aver vinto quattro ori olimpici.

I 12 ROLAND GARROS DI RAFAEL NADAL

Soltanto dopo il ritiro, ci renderemo conto della portata dell'impresa dello spagnolo. Vincere per dodici volte lo stesso Slam è qualcosa di paranormale, disumano. Pochissimi giocatori ne hanno vinti 12 in tutto, ma intascarli nello stesso evento sembra impossibile. Rafa lo ha reso possibile con una continuità mostruosa e un tennis perfetto per la terra battuta, nonché aiutato dagli ampissimi “out” del Campo Chatrier, che esaltano ancor di più le sue straordinarie doti difensive. Ma sarebbe riduttivo limitarsi a questo: Nadal è il più grande terraiolo di sempre e approccia il 2020 da numero 1 del mondo. Non c'è dubbio che a giugno sarà tra i candidati per vincere un altro Roland Garros, anche se... abbiamo la sensazione che possa scapparci la sorpresa. Comunque vada, rimane un'impresa impossibile anche soltanto da immaginare. Per intenderci, una leggenda come Roger Federer ha domato il giardino di Wimbledon (torneo meno dispendioso sul piano psicofisico) in “appena” otto occasioni.

LE 125 VITTORIE DI FILA DI CHRIS EVERT SULLA TERRA

È un record dimenticato, ma altrettanto impressionante. Se è vero che ATP e WTA sono due sport diversi, sembrava impossibile trovare un record “rosso” non appartenente a Rafael Nadal. Per intenderci, la striscia vincente dello spagnolo (2005-2007) si è interrotta a quota 81, con la sconfitta in finale ad Amburgo contro Roger Federer. La mitica Chrissie è arrivata a 125, tra l'agosto 1973 e il maggio 1979. Erano altri tempi: tra il 1976 e il 1978, “Chrissie” ha rinunciato al Roland Garros per giocare il World Team Tennis americano. Oggi sarebbe impensabile. Li avesse giocati, magari la striscia si sarebbe interrotta prima, o sarebbe stata ancora più impressionante. È molto probabile che avrebbe intascato più di 18 Slam, cifra che la appaia a Martina Navratilova. A interrompere la serie fu Tracy Austin, in semifinale al Foro Italico.

I 53 TITOLI INDOOR DI JIMMY CONNORS

Il primato di titoli ATP di Jimbo è seriamente a rischio, visto che Roger Federer gli è sempre più vicino (109 a 103) e non ha ancora deciso (o almeno non ci ha detto) quando si ritirerà. Tuttavia, c'è un dato statistico che lo mette al riparo persino da King Roger (che indoor. probabilmente, è più forte di lui). Il motivo è semplice: negli anni 70, i tornei al coperto rappresentavano una buona fetta della stagione, mentre oggi si limitano a 5-6 settimane. A parte la fase autunnale, ridotta a 4 settimane (Masters compreso) a causa dell'avanzata asiatica, la fase post-Australian Open è ormai ridottissima, con diversi giocatori che preferiscono la terra sudamericana o magari una gita a Dubai. L'impresa di Connors rimane ragguardevole, perché si è tenuto alle spalle John McEnroe, come a dire che la “miglior risposta di sempre” (Rossingh dixit, ma non ditelo ad Agassi e Djokovic...) ha fatto meglio dello scintillante serve and volley di Super Brat. Da parte sua, “vittima” della riorganizzazione del calendario, Federer ha vinto “appena” 26 tornei indoor. Almeno in questo, dunque, Connors può dormire sonni tranquilli. Certo, nelle sue maxi-statistiche si conteggiano mini-tornei a 4 e 8 giocatori...

ISNER-MAHUT, IL MATCH Più LUNGO DI SEMPRE

Ancora oggi ci si domanda come sia stato possibile quanto accaduto dieci anni fa, a Wimbledon. Un match che non si è limitato a fare storia, ma ha anche preso a picconate i regolamenti degli Slam. Per anni, il solo Us Open ha imposto il tie-break nel quinto set. Adesso hanno deciso di fare altrettanto in Australia (con un super tie-break a 10) e allo stesso Wimbledon, laddove il tie-break è stato inserito sul 12-12. Per questo, almeno fino a quando i regolamenti resteranno tali, il punteggio-monstre di 70-68 al quinto potrebbe verificarsi soltanto al Roland Garros, ma è pressoché impossibile: sulla terra è ben più complicato che non si verifichi un break per un centinaio di turni di servizio. D'altra parte, il match più lungo a Parigi si è “limitato” a 6 ore e 33 minuti (Clement-Santoro nel 2004), oltre quattro ore e mezza in meno rispetto alle 11 ore e 5 minuti – spalmate su tre giorni – che hanno spinto Isner e Mahut nella storia, con tanto di targa commemorativa sul Campo 18. Non era il caso che un episodio isolato (perché di questo si è trattato) forzasse gli organizzatori a cambiare le regole, ma tant'è. Di sicuro, hanno blindato un record che soltanto un miracolo potrebbe abbattere. Ma in fondo, di questo miracolo, nessuno sente il bisogno.