President Gaudenzi: “Big Three? Magari arriveranno cose ancora più grandi”



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President Gaudenzi: “Big Three? Magari arriveranno cose ancora più grandi”

Tennis World Italia ha seguito con grande attenzione l'ascesa di Andrea Gaudenzi ai vertici ATP. Quando si diffuse la notizia della sua candidatura, abbiamo ripercorso la sua vita e la sua carriera mostrandovi perché sarebbe stato un presidente ideale.

E poi, a cose fatte, vi abbiamo raccontato il Gaudenzi inedito, dimenticato, dalle origini della sua famiglia fino all'esordio nel tennis professionistico. Salito in carica il 1 gennaio, c'era grande attesa per le sue prime parole da presidente (per la prima volta, il ruolo è stato separato da quello di amministratore delegato, affidato a Massimo Calvelli).

Il faentino non poteva che scegliere i canali ufficiali ATP per le prime frasi, prudenti ma interessanti. Hanno infiocchettato un video di 4 minuti con le parole più significative (anche se per i nostalgici hanno più valore le immagini d'archivio del Gaudenzi giocatore, difficili da reperire perché risalenti a quando internet era agli albori), mentre sul sito ATP c'è l'intervista completa.

“Il nuovo incarico significa molto per me – ha detto il 46enne faentino – ho iniziato a giocare quando avevo tre anni e sono rimasto professionista fino a 30, poi ho avuto diversi impieghi nel mondo degli affari.

Per me significa restituire al tennis quello che ho imparato nel corso degli anni, sia da giocatore che da uomo d'affari. Sono onorato ed emozionato”. Quando gli hanno chiesto se avrebbe mai immaginato di guidare l'ATP, ha ammesso di non averci mai pensato durante l'attività.

“Però sono sempre stato abbastanza consapevole del futuro grazie ai miei genitori. Nonostante sia stato campione del mondo a 17 anni (nel 1990 vinse Roland Garros e Us Open junior, ndr), mi hanno sempre spinto a continuare a studiare, prima le superiori e poi l'università, perchè si spera che la vita sia lunga e che ci sia una carriera dopo il tennis.

Però ho sempre saputo che non mi sarebbe piaciuto fare l'allenatore, e che mi sarei dedicato a qualcos'altro”. Come è noto, la carriera di Gaudenzi ha preso la fisionomia corretta quando si è trasferito in Austria alla corte di Ronnie Leitgeb e Thomas Muster (che pochi giorni fa ha ufficializzato l'incarico con Dominic Thiem), laddove ha imparato la regola di base: lavorare duro per raggiungere un obiettivo e avere la giusta disciplina per lavorare giorno dopo giorno, sempre in funzione del traguardo.

“Apprezzare i sacrifici che portano alla gioia per il raggiungimento dell'obiettivo è certamente una buona scuola di vita, che ho applicato anche nella mia carriera successiva”. Ma se il Gaudenzi giocatore è ricordato più o meno da tutti, soltanto di recente abbiamo sviscerato la sua vita post-tennis.

Pochissimi giocatori di livello sono stati in grado di mettere insieme così tante esperienze importanti. Gli è tornata utile la passione per la tecnologia, avuta sin da piccolo. Negli anni 90, con la diffusione dei computer, si portava dietro il suo portatile e si dilettava con la programmazione.

“Sono sempre stato curioso – continua Gaudenzi – anche se studiavo legge, la mia passione erano gli affari e la tecnologia”. Dopo una parentesi come commentatore tecnico su Eurosport, ha intrapreso una carriera decennale nel marketing sportivo, lavorando con grandi aziende.

Tuttavia, il suo desiderio è sempre stato quello di fare l'imprenditore. “Mi piaceva l'idea di avere un impatto sulle cose che facevo giorno dopo giorno: avere un'idea e presentarla agli investitori.

Si tratta di un processo impegnativo, ma è sempre stato il mio sogno. È finita che sono riuscito a farlo tre volte negli ultimi quindici anni, in settori diversi: giochi, servizi finanziari e musica”. Esperienze che gli torneranno utili al momento di maneggiare il prodotto tennis, inteso come intrattenimento.

Si è detto decine di volte che i giovani d'oggi sono ben diversi rispetto a quelli di 20-30 anni fa: perennemente connessi, hanno una soglia d'attenzione decisamente più bassa. Per quanto il tennis vada bene e faccia registrare ottimi numeri, sia nel pubblico in loco che negli spettatori TV, è importante che sappia restare al passo coi tempi, possibilmente senza perdere il legame con la tradizione.

“Avendo un importante background nel settore della tecnologia, mi aspetto di considerare quest'area come il fulcro delle opportunità di crescita per il futuro. Non vedo l'ora di condividere parte di questa esperienza, portare certe conoscenze e – si spera – avere un impatto”.

Pur essendo orgogliosamente italiano (lo ha dimostrato nel corso degli anni, con l'attaccamento mostrato alla nazionale in Coppa Davis), la sua mentalità e il lavoro lo hanno portato spesso all'estero, fino alla decisione di trasferirsi a Londra.

Risiede nella capitale britannica dal 2016 e i suoi tre figli frequentano la scuola a Londra. “La adoro perché è una città multiculturale”. Insomma, continuerà a fare base laddove c'è la sede principale dell'ATP (e non così distante da quella di ATP Media, società per cui ha lavorato negli ultimi anni) anche se non ha reciso il legame con l'Italia.

Non solo per gli impegni di lavoro, ma anche perché è atteso per l'inaugurazione del campo a lui intitolato presso il TC Zavaglia di Ravenna, laddove aveva giocato da ragazzino. Tra gli impegni più complessi, forse il più delicato, ci sarà quello di mettere d'accordo le esigenze contrapposte di giocatori e tornei.

Il sindacato è composto al 50% dai giocatori, al 50% dai tornei. In caso di scontri, sarà Gaudenzi a spezzare l'equilibrio. Gli hanno chiesto se questo tipo di struttura sia un vantaggio per il nostro sport.

“Sul lungo termine sì, a patto che ci siano le giuste regole e la giusta governance, ma soprattutto se abbiamo le persone giuste. Per la crescita dello sport abbiamo bisogno sia dei giocatori che dei tornei. Ma abbiamo bisogno anche dei tornei del Grande Slam e degli altri organi di governo come ITF e WTA, perché alla fine il tennis è uno sport unico.

E il consumatore lo vede come tale. Credo che il prodotto finale sia il gioco del tennis. Partiamo da un'ottima base, perché il tennis è un prodotto molto divertente. Dobbiamo solo perfezionare e migliorare alcune cose, lavorando a stretto contatto con gli altri tornei e gli altri organi di governo”.

Parole importanti, che delineano un'intenzione ben precisa: evitare di fare la guerra agli altri, ma collaborare per raggiungere un obiettivo comune. Non ne ha parlato, ma è probabile che alludesse all'assurda contrapposizione tra le Davis Cup Finals e l'ATP Cup, due manifestazioni con importanti similitudini a sole sei settimane di distanza.

A parte questo, si è detto particolarmente lieto dell'attuale stato di salute del tennis. Sul piano tecnico ci sono tre dei migliori giocatori di sempre ancora in attività, mentre i media hanno garantito una distribuzione senza precedenti.

È interessante leggere la visione di Gaudenzi sull'argomento. “Anche se la trasmissione lineare in TV rimane cruciale, oggi c'è il digital che raggiunge un pubblico più giovane. Si tratta di una grande opportunità, anche con i social network.

Ci troviamo in una buona posizione, ma il meglio deve ancora venire e c'è molto da fare per cogliere le opportunità che arriveranno in futuro”. Da grande appassionato di tecnologia, vorrebbe migliorare la raccolta e la distribuzione dei dati.

A suo dire, il prodotto attuale è “ottimo” ma potrebbe essere confezionato meglio. Guarda con curiosità alla pubblicità virtuale, che consente a diversi sponsor di raggiungere pubblico diverso in mercati diversi, o semplicemente solo quelli riferimento.

“Questi sono solo alcuni elementi specifici a lungo termine, ma più in generale non vedo l'ora di lavorare con il tennis e massimizzarne il potenziale”. A proposito di innovazioni, una delle più intense si sta sviluppando proprio a Milano, con le Next Gen ATP Finals.

“Mi piacciono molto, sono favorevole all'idea di un evento di 'ricerca e sviluppo', in cui testare idee per il futuro. Dovremmo avere una mente aperta all'innovazione, ma prima di effettuare alcune modifiche dovremo esaminare i dati, perché sono fondamentali per comprendere il comportamento dei consumatori.

In particolare, le piattaforme digitali ci garantiscono molte informazioni e potremmo prendere decisioni basate sui dati e non su opinioni soggettive”. A parte le inevitabili dolci parole sulle ATP Finals a Torino (“Andrà bene perché il team è già abituato a organizzare eventi come Roma e Next Gen Finals, quindi questo mi lascia più tranquillo.

Lo stadio sarà bellissimo, e se avremo un po' di fortuna ci saranno un paio di giocatori italiani”), si è espresso positivamente sull'ATP Cup. Non poteva fare diversamente, essendo il torneo appena nato e uno degli asset principali della storia recente dell'ATP, ma tant'è.

“Adoravo giocare le competizioni a squadre, perché il tennis è uno sport piuttosto solitario. C'è il tuo team, ma fondamentalmente sei solo contro tutti. Giocare per la propria nazione un paio di settimane all'anno è speciale e ti dà un bel senso di sport di squadra”.

A chiudere, ha detto la sua su quello che sarà quando si saranno ritirati i Big Three. “Gli eventi e lo sport creeranno nuove stelle. Ovviamente Federer, Nadal e Djokovic mancheranno, ma il tennis ha sempre generato grandi rivalità.

Quando mi sono ritirato, pensavo che nessuno avrebbe potuto avvicinare i record di Sampras e sarebbe stato difficile trovare una rivalità simile a quella tra Sampras e Agassi. La storia ci ha detto che oggi ci sono tre giocatori in competizione per il record di Slam.

Per questo... chissà cosa succederà in futuro. Magari cose ancora più grandi”.