Clima: anche Greta Thunberg invita Roger Federer a “svegliarsi”



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Clima: anche Greta Thunberg invita Roger Federer a “svegliarsi”

#RogerWakeUpNow. Sembra incredibile, vista la popolarità del personaggio, ma l'hashtag “Roger, svegliati ora” è una delle tendenze del momento su Twitter. La storia era passata sotto silenzio fino a un paio di giorni fa, quando è emersa la notizia che dodici attivisti svizzeri sono finiti a processo per un fatto avvenuto nel novembre 2018.

A dare impulso alla notizia i retweet di Greta Thunberg, la famosissima ambientalista svedese. Sempre utilizzando Twitter, la Thunberg ha condiviso alcuni contenuti con i suoi quasi 4 milioni di followers. Ma cosa è successo? E cosa c'entra Roger Federer? Facile.

Dal 2016, l'istituto di credito Credit Suisse, una delle banche più famose al mondo, avrebbe effettuato pesanti investimenti sull'industria fossile (carbone e petrolio), in aperto contrasto con le linee guida degli ambientalisti, e senza alcun rispetto per una questione climatica sempre più delicata.

Secondo Global Climate Strike, 57 miliardi di dollari. Il fatto è che dal 2009 Roger Federer è il principale testimonial di Credit Suisse, per il quale ha effettuato numerose campagne e spot pubblicitari. Basta fare un salto su Youtube per trovare parecchi video patinati, in cui presta la sua immagine per il noto istituto di credito.

Con il loro hashtag, gli ambientalisti chiedono a Federer una presa di coscienza, e poi di posizione, contro le politiche di Credit Suisse. Gli chiedono di non prestare più il suo volto fino a quando gli investimenti andranno sul fossile.

Per adesso, il tennista non ha commentato. C'è da credere che sarà costretto nella prima conferenza stampa in Australia, quando i giornalisti gli sottoporranno la questione. La causa scatenante della protesta (assolutamente pacifica: è bene sottolinearlo) è un episodio avvenuto nel novembre 2018 a Losanna: un gruppo di dodici ambientalisti (sette uomini e cinque donne) hanno fatto “irruzione” presso una filiale di Credit Suisse.

Ma non era una rapina: al posto dei passamontagna avevano completi da tennis e le loro “armi” erano racchette e palline. Una volta entrati, hanno steso una rete sul corridoio e iniziato a giocare a tennis per dissociarsi dalle politiche anti-ecologiche di Credit Suisse, srotolando uno striscione che faceva riferimento agli investimenti a beneficio delle industrie di gas, carbone e petrolio.

La faccenda avrebbe potuto finire lì, invece la banca ha presentato una denuncia perché non poteva “tollerare comportamenti illegali che minacciano impiegati e clienti”. I dodici non rischiano di finire dietro le sbarre, ma una multa (neanche troppo salata) di 21.600 franchi.

Il processo è iniziato martedì e lunedì prossimo, a partire dalle ore 16, è prevista la sentenza. In Svizzera la giustizia è molto rapida, come dimostra il caso di Yves Allegro, processato e condannato il mese scorso per "coercizione sessuale"

È chiaro che si tratta di un processo soprattutto mediatico. Qualunque sia la decisione del giudice Philippe Colelough, gli attivisti hanno già ottenuto ciò che volevano: grande visibilità e il coinvolgimento (sia pure indiretto) di una star planetaria come Roger Federer.

L'udienza è stata particolarmente accesa: gli attivisti sono assistiti dalla bellezza di tredici (!) avvocati, i quali chiedono piena assoluzione. In aula c'erano soltanto loro: erano assenti sia il PM che gli avvocati di Credit Suisse.

L'udienza (a porte aperte, c'erano circa 100 persone a seguirla) è stata dunque un monologo degli avvocati difensori, i quali hanno tirato fuori questioni legali (la denuncia di Credit Suisse non sarebbe stata valida, perché firmata da impiegati che non ne avrebbero avuto autorizzazione), ma scegliendo anche la discorsi di natura emozionale: “Proteggi i giovani” ha detto Christian Bettex, mentre Antonella Cereghetti ha mostrato le immagini delle proteste ambientali avvenute a Losanna negli anni 70.

“I genitori hanno fallito, adesso i loro figli stanno combattendo per la stessa causa”. Gli attivisti hanno le idee chiare: coinvolgendo un personaggio importante come Federer, si sono garantiti una pubblicità ben più vasta che protestando “semplicemente” con una banca (che – va detto – versa ogni anno 7 milioni di franchi nelle tasche del tennista).

Cora Tamte, 21 anni, una delle attiviste più vivaci, ha detto: “La prossima settimana Federer giocherà un'esibizione benefica per gli incendi in Australia, ma allo stesso tempo prende denaro da Credit Suisse, la banca svizzera più dannosa per il clima.

Mi sembra che ci sia una contraddizione”. Una sua compagna ha aggiunto: “Federer è un modello per tantissime persone in questo Paese, e ha un impatto enorme sul pensiero e le abitudini della gente. Per questo, se non rilascia commenti sul fatto che uno dei suoi sponsor principali è dannoso per il clima, non possiamo aspettarci che la popolazione sia consapevole del problema”.

Uno dei dodici attivisti a processo, parlando con l'agenzia Reuters, ha detto che le manifestazioni in strada e il voto non sono sufficienti: “Dobbiamo disturbare un po', in modo che la gente smetta di comportarsi come nulla stesse accadendo”.

Sia pur lentamente, Credit Suisse sta iniziando a muoversi in questa direzione. Lo scorso dicembre hanno fatto sapere che avrebbero smesso di finanziare lo sviluppo di nuove centrali elettriche a carbone, anche se gli attivisti non la ritengono un'azione sufficiente.

“La lotta al riscaldamento globale è importante – ha fatto sapere la banca – e Credit Suisse rispetta la libertà di espressione come un diritto democratico fondamentale. Tuttavia, per proteggere i suoi clienti, dipendenti e filiali, non tollera attacchi illeciti, indipendentemente dagli autori e dalle loro motivazioni”.

Sarà interessante vedere la presa di posizione di Federer: per adesso, tramite la sua fondazione, non ha risposto a chi gli chiedeva un parere, ma è evidente che prima o poi dovrà esprimersi. Tra l'altro è sempre stato attento agli aspetti umanitari.

La sua fondazione lavora molto seriamente e di recente ha raggiunto la straordinaria cifra di un milione di bambini scolarizzati in Africa, a partire dal Sudafrica, luogo d'origine di mamma Lynette. Se davvero dovesse lasciare Credit Suisse, il suo tenore di vita non cambierà di una virgola nonostante mancati introiti ed eventuali penali: di recente, Forbes ha detto che nel 2020 diventerà il primo atleta a superare il miliardo di dollari di guadagni.

Una cifra mostruosa. Nel frattempo, oltre ad aver dato spazio agli attivisti nel suo profilo Twitter, Greta Thunberg parteciperà a uno sciopero generale venerdì 17, definito Klimastreik. Indovinate un po' in che città si terrà? Esatto, a Losanna.