“Sessismo organizzativo” a Brisbane. La rabbia delle donne: “Dateci la WTA Cup”



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“Sessismo organizzativo” a Brisbane. La rabbia delle donne: “Dateci la WTA Cup”

In un periodo in cui l'uguaglianza di genere è molto sentita, non poteva che destare polemiche la scelta degli australiani: il Queensland Tennis Centre di Brisbane ospita, in contemporanea, diversi match dell'ATP Cup e il Brisbane International al femminile, che peraltro è un WTA Premier.

Si sapeva da qualche settimana, ma quando il pettine ha accarezzato i nodi, la polemica è divampata: il campo centrale, la Pat Rafter Arena, è stata riservata ai soli match maschili, relegando le donne sui campi secondari.

E pensare che il torneo WTA vanta un signor campo di partecipazione, con la numero 1 del mondo (nonché australiana) Ashleigh Barty e ben sei top-10. Se Barty e Pliskova hanno usufruito di un bye al primo turno, diverse giocatrici di prestigio sono state relegate in scenari meno importanti, mentre il centrale era addobbato per lasciare spazio ai maschietti.

Sloane Stephens, vincitrice dello Us Open 2017, ha perso contro Liudmila Samsonova (essersela fatta sfuggire sarà uno dei grandi rimpianti del tennis italiano negli anni a venire), e ha parlato di “mancanza di rispetto” degli organizzatori, che terranno in naftalina il torneo femminile fino a tutto mercoledì.

La Stephens ha poi ipotizzato che la stessa Barty avrebbe potuto esordire su un campo secondario, ma gli organizzatori lo eviteranno: con un paio di alchimie (il tabellone a 30 giocatrici e un miniprogramma mercoledì, con appena tre singolari), la faranno esordire giovedì, quando gli uomini avranno “liberato” la Pat Rafter Arena.

La Stephens e le altre hanno giocato in condizioni estreme: nonostante lo “Stadium Court” avesse un velo d'ombra si soffocava nell'umidità, come se ci si trovasse in una specie di sauna. La n.24 WTA (che fa anche parte del WTA Players Council) ha detto che le giocatrici non sono state coinvolte nel processo decisionale e che in futuro ci vorrà più rispetto.

“Credo che organizzare l'ATP Cup nello stesso posto in cui si gioca un WTA Premier si un po' troppo impegnativo. Non credo sia fantastico giocare su un campo esterno, specie quando sei la numero 1 del mondo”.

Come detto, né Barty, né Pliskova correranno il rischio. Ma il problema rimane: “Credo che sia una questione di rispetto: non siamo neanche state prese in considerazione. L'ATP voleva questo, hanno ottenuto quello che volevano, ovvero le ragazze messe da parte.

Va sempre così. Credo che sia un peccato, noi facciamo quel che dobbiamo, ma spero che l'anno prossimo ci sia qualche aggiustamento”. In realtà, nei giorni scorsi la stessa Barty e la Osaka (i cui caratteri sono ben più accomodanti) avevano minimizzato il problema.

“Non importa su quale campo giocherò, per me sono tutti uguali” ha detto l'australiana. Tuttavia, sembra che nello spogliatoio WTA ci sia parecchio nervosismo. La Stephens non ha lasciato spazio alla diplomazia.

“Sul piano personale non sento che mi abbiano mancato di rispetto: gli affari sono affari e la loro priorità era l'ATP Cup. Penso soltanto che, in generale, alcune cose avrebbero dovuto essere fatte diversamente.

Ovviamente capisco che sia un evento importante e che forse non avevano altre opzioni – ha proseguito – ma allo stesso tempo noi stiamo giocando un torneo Premier, con diverse top-10, costrette a giocare sui campi secondari, e non è certo il massimo”.

Ed eccolo, il tema tanto caro alla Stephens e a parecchie giocatrici: anche la WTA dovrebbe prendere in considerazione una propria competizione a squadre, o magari un evento combined, come è stata per 30 anni la Hopman Cup.

La pensa così anche Samantha Stosur, che ha iniziato la stagione con un bel successo sulla Kerber, e che mercoledì sarà di nuovo in campo in un contesto secondario. “Non è stato bello” ha detto, riferendosi alla situazione.

Però spera in un compromesso già dal 2021, con la nascita della WTA Cup o il ritorno della Hopman Cup. “Credo che la situazione attuale cambi un po' lo scenario – ha detto – ho discusso con alcuni spettatori, altri sono venuti a parlarmi ed erano un po' confusi su quanto sta accadendo”.

La Stosur ha poi aggiunto di aver parlato con Craig Tiley, CEO di Tennis Australia. Il colloquio risale allo scorso Wimbledon: “So che sta lavorando per creare una WTA Cup. Tra l'altro, 6-7 anni fa la stessa WTA aveva provato a fare qualcosa del genere, ma non si era trovata una data disponibile.

Tuttavia, penso che a tutti piaccia giocare per il proprio Paese. La Hopman Cup ha sempre avuto un gran successo, quindi penso che un evento combined sarebbe bello. Le parti in causa dovrebbero riunirsi e renderlo possibile”.

In effetti, la prima edizione dell'ATP Cup ha monopolizzato l'interesse del pubblico e dei media, relegando in un angolino il circuito WTA, che pure è partito con ben tre tornei (oltre a Brisbane, si gioca a Shenzhen e Auckland, con Serena Williams e Caroline Wozniacki, impegnate anche in doppio insieme).

Per voce del suo presidente Dave Haggerty, l'ITF ha fatto sapere di avere in mente un ripristino della Hopman Cup – di cui aveva l'egida – informando che diverse città hanno manifestato interesse a ospitarla.

Rimangono i problemi “politici”: la Hopman Cup non dava punti ATP-WTA, mentre uno dei punti di forza dell'ATP Cup riguarda proprio il bottino in palio: tanti soldi e un buon numero di punti. Per questo, un eventuale ritorno della Hopman Cup è inevitabilmente slegato alla realtà australiana e a questo periodo dell'anno.

In teoria è più fattibile il varo di una WTA Cup, magari alternando i match sui campi centrali. I problemi sono due: i campi secondari di Sydney, Brisbane e Perth sono adeguati per ospitare match di questo tipo? E poi, Tennis Australia e WTA hanno voglia e risorse di investire milioni di dollari per un evento del genere? Probabilmente qualcosa sarà fatto nel 2021, anche per placare l'ira delle giocatrici, ma non sarà facile trovare una soluzione che accontenti tutti. Per venire incontro alla WTA, si farebbe uno sgarbo all'ATP. Questo è inevitabile.