Australia nella morsa del fumo: l'Australian Open è davvero a rischio?


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Australia nella morsa del fumo: l'Australian Open è davvero a rischio?

L'Australia brucia. Il caldo torrido e la siccità dell'estate australe hanno provocato una serie di incendi che stanno tenendo in apprensione tutto il mondo. Da settembre ci sono state 24 vittime umane, mentre non si conta il numero degli animali scomparsi a causa del clima disumano in cui è piombato il Paese.

Mentre online circolano le commoventi immagini dei vigili del fuoco che provano a dissetare alcuni koala, qualcuno ha addirittura parlato di "Terza Guerra Mondiale". Il fatto è che a gennaio, in Australia, c'è anche il tennis.

In questi giorni si sta giocando l'ATP Cup a Perth, Sydney e Brisbane (con le prime due città più a rischio), poi la prossima settimana ci sarà l'ATP di Adelaide e inizierà il carrozzone dell'Australian Open, con quattro giorni di qualificazioni più l'evento benefico organizzato da Tennis Australia (Rally for Relief), in cui alcuni big si raduneranno presso la Rod Laver Arena per raccogliere fondi da destinare a un Paese in grande difficoltà. Il mondo del tennis non è rimasto indifferente a quanto sta succedendo, a partire dalla capitale amministrativa Canberra, la città più colpita dal disagio ambientale.

In queste ore avrebbe dovuto ospitare un ATP Challenger, ma Tennis Australia (TA) lo ha spostato a Bendigo. E allora ci si domanda se anche l'Australian Open sia davvero a rischio. Nel Paese ci sono un paio di focolari, il più vicino si trova a circa 200 km da Melbourne, e la contaminazione dipende soprattutto dalla direzione del vento.

Lunedì non è stata una giornata semplice: la visibilità non superava il chilometro e la qualità dell'aria si è abbassata in modo impressionante, estremo, probabilmente inaccettabile per ospitare un evento sportivo.

C'è stata un po' di pioggia che si è mischiata a fuliggine, rendendo la situazione appena più accettabile, ma le previsioni non sono delle migliori: da giovedì le temperature dovrebbero rialzarsi e favorire nuovi fenomeni come quelli – drammatici – dei giorni scorsi, nei quali si erano raggiunti i 49 gradi.

Il primi ministro Scott Morrison ha già fatto sapere che il governo metterà a disposizione due miliardi di dollari australiani nei prossimi due anni per contribuire alla ricostruzione, ma il gesto non ha migliorato più di tanto il suo indice di gradimento, specie dopo che si è concesso una vacanza alle Hawaii nei momenti più critici.

Mentre il mondo incrocia le dita per le sorti di un Paese la cui vastità territoriale è paragonabile all'intera Europa, l'ambiente del tennis si interroga sulle condizioni che troverà a Melbourne.

E se varrà la pena giocare dal 14 gennaio al 2 febbraio, oppure prendere misucre drastiche come il rinvio o addirittura la cancellazione. Per adesso, Tennis Australia respinge con forza qualsiasi timore. Secondo le ultime note, gli ufficiali di gara avranno la possibilità di interrompere gli incontri se riterranno che il fumo degli incendi rappresenti un pericolo, in una sorta di implementazione della heat-policy da anni in vigore a Melbourne.

Ma se prima ci si limitava all'algoritmo che calcolava i livelli di calore, stavolta andrà monitorata la qualità stessa dell'aria. Nei giorni scorsi, Canberra è stata la città con la peggiore qualità dell'aria al mondo, mentre a Melbourne la situazione è peggiorata di sette volte nell'arco di 48 ore.

Parlando con i principali organi d'informazione australiani, gli organizzatori hanno definito “estremamente improbabile” un rinvio del torneo, anche perché Melbourne Park ha a disposizione tre campi dotati di tetto retrattile, sui quali si potrebbe giocare tranquillamente.

Inoltre, a Melbourne Park – dato forse ancora più importante – ci sono altri otto campi indoor a disposizione, senza contare che alcuni campi all'aperto vantano una sorta di copertura sulle tribune, pensata per proteggere il pubblico dal sole, ma che in questo caso potrebbe tornare utile per preservare, almeno in parte, la qualità dell'aria per i giocatori.

Tra l'altro, proprio quest'anno sarà inaugurata una copertura sullo Show Court 3, quinto campo per importanza. Ad ogni modo, Tennis Australia non ha preso sottogamba la questione, investendo risorse aggiuntive per implementare sistemi di monitoraggio in tempo reale, peraltro con l'assunzione di un ex membro dell'Ufficio di Meteorologia, oltre ad aver consultato medici ed esperti.

Tra i vari incendi, quello che preoccupa di più è quello nella regione di East Gippsland. Proprio da lì arrivava il fumo che lunedì ha coperto Melbourne. Uno scenario potenzialmente simile si è visto a Sydney, durante Dimitrov-Albot, match valido per l'ATP Cup. Un po' di fumo è filtrato nella rinnovata Ken Rosewall Arena, con il bulgaro che ha definito “non piacevole” la situazione.

Nei giorni scorsi era a Melbourne l'americano Denis Kudla, che ne ha approfittato per allenarsi prima di andare a Bendigo: a suo dire, non era possibile respirare a fondo senza tossire. “Se le cose restassero come ieri, non credo che sarebbe troppo sicuro restarci per due-tre settimane – ha detto – si potrebbe giocare, ma a quali condizioni? Sapremmo esattamente cosa sta succedendo? Se la situazione dovesse peggiorare, non riesco a immaginare di giocare un match di 4-5 ore e non tossire come un matto dopo la partita”.

Craig Tiley, amministratore delegato di TA e direttore del torneo, ha detto che i rischi dovuti al fumo saranno trattati esattamente come il caldo estremo. Se il monitoraggio in tempo reale dovesse raggiungere livelli di guardia, e il personale medico ritenere che le partite debbano essere interrotte, gli incontri saranno sospesi in qualsiasi momento.

“Abbiamo esperti che analizzano tutti i dati disponibili, nel modo più specifico possibile per il nostro sito, e si consultano regolarmente con gli ufficiali di gara – ha detto – in caso di necessità, si rivolgono immediatamente ai medici”.

La questione è diventata cruciale quando ne ha parlato Novak Djokovic, che è anche presidente dell'ATP Player Council. A suo dire, Tennis Australia dovrebbe essere pronta a prendere in considerazione azioni drastiche.

“Probabilmente sarebbe l'ultima opzione, quella estrema – ha detto Nole – ma se le condizioni ambientali influenzano la salute dei giocatori, certe misure dovrebbero essere prese in considerazione”.

Djokovic ha anche incontrato Tiley, il quale conferma di essere fiducioso per un regolare svolgimento del torneo, senza ritardi. “Il fumo si è rivelato problematico a intermittenza, in alcune aree – ha detto il n.1 di Tennis Australia – la situazione peggiore si è verificata a Canberra e, dopo aver consultato medici ed esperti meteo, abbiamo deciso di spostare l'evento a Bendigo.

Da parte nostra abbiamo riservato notevoli risorse extra all'analisi, al monitoraggio e alla logistica per tutelare la sicurezza di atleti, staff e pubblico. Non abbiamo piani di spostamento”. Come detto, mercoledì 15 gennaio ci sarà un'esibizione benefica che sarà il coronamento della mobilitazione di questi giorni.

Il primo è stato Nick Kyrgios, originario di Canberra, che si è mostrato sensibilissimo offrendo una donazione per ogni ace. Diversi giocatori e giocatrici lo hanno imitato, altri hanno effettuato offerte di decine di migliaia di dollari, altri ancora si sono inventati sistemi alternativi (Simona Halep ha detto che effettuerà una donazione ogni volta che farà arrabbiare il suo coach, “visto che non tiro tanti ace”).

Per ogni ace effettuato nell'estate australiana, la federazione donerà 100 dollari. Chiunque può fare la sua offerte e, oltre alla già citata esibizione, ci sarà anche un concerto (AO Music for Relief).

Fino a oggi è stato raccolto oltre un milione e i dati possono essere consultati qui in tempo reale. Le ultime indiscrezioni, uscite nella notte italiana, sostengono che gli organizzatori stiano prendendo in seria considerazione lo spostamento indoor del torneo.

Negli ultimi giorni, l'indice di qualità dell'aria a Melbourne ha toccato il dato record di 213, anche se nel pomeriggio di lunedì era sceso a 143. L'odore di fumo si è diffuso in case e uffici, con sintomi come tosse e irritazione di naso, gola e occhi.

Sia chiaro, stiamo parlando di vaghe indiscrezioni, tuttavia – con un po' di ingegno – 11 campi dovrebbero essere sufficienti per giocare il torneo. Certo, sarebbe un problema per gli spettatori sprovvisti di biglietti per i tre campi principali, e per le stesse TV. Ma la salute, insomma, dovrebbe venire prima di tutto. Anche del business.